Si infiamma la discussione sulla dinamica e le cause dell'impatto fatale avvenuto in Arizona

L’incidente dell’auto a guida autonoma di Uber a Tempe (Arizona, USA) è epocale: il primo sinistro mortale di un’auto robot totalmente self-driving. Seppure ci fosse, come prescritto dalle normative, un guidatore pronto a intervenire durante i test su strade aperte al traffico. Nulla a che vedere con alcuni incidenti che hanno visto coinvolta la Tesla Model S, che ha la guida assistita. Uber ha subito sospeso le sperimentazioni, così come Toyota, Proprio perché si tratta di un evento storico con ricadute pesanti sul settore, le polemiche sono immancabili.

Dinamica e responsabilità da accertare

Il tutto, mentre le autorità inquirenti indagano per capire come mai la Volvo XC90 utilizzata dalla Uber non abbia frenato al passaggio della donna su una strada a quattro corsie, con visibilità buona. Resta da capire se l’incidente fosse inevitabile, per via dell’improvviso attraversamento della strada da parte del pedone, come si evince dal video, e come lascia intendere la Polizia di Tempe. Qualche dubbio, inoltre, sul fatto che la sospensione dei test sia la vera soluzione.

La parola a Waymo

Premesso che tutta la tecnologia della guida autonoma sul SUV svedese era solo di Uber (i sistemi di sicurezza Volvo erano disattivati), ad accendere la miccia è stato John Krafcik, il CEO di Waymo: la società di Google che si occupa dello sviluppo dell'auto a guida autonoma. Krafcik ha dichiarato che la tecnologia della propria azienda avrebbe potuto gestire una situazione simile ed evitare l’incidente mortale di Uber a Tempe. Il numero uno di Waymo ha poi aggiunto: “Abbiamo sviluppato decine di migliaia di test fisici reali che hanno davvero messo alla prova la nostra tecnologia e ci hanno assicurato che fosse solida, capace e naturalmente molto ma molto sicura”. Si tratta di test su strade pubbliche per un totale di oltre cinque milioni di miglia; in più, cinque miliardi di miglia in simulazione al computer per testare il software. Dichiarazioni, comunque, che fanno seguito alle polemiche fra Uber e Waymo sulla guida autonoma.

Lidar difeso a spada tratta

Sul banco degli imputati ci sono finiti anche i Lidar, presenti sulla vettura a robot. Sono i Light Detection and Ranging o i Laser Imaging Detection and Ranging. Si tratta di una tecnica di rilevamento a distanza tramite sensori: determina la distanza di un oggetto utilizzando un impulso laser. La Velodyne, che produce i Lidar, ha difeso il suo prodotto: “Il Lidar è solo un sensore, non prende decisioni". La domanda è: i Lidar erano attivi al momento dell’incidente? Se lo fossero stati, avrebbero individuato il pedone prima dell'impatto, inviando correttamente l'informazione al sistema principale: l’intelligenza artificiale avrebbe dovuto interpretare il segnale e decidere se frenare. O se evitare il pedone in altro modo. Morale: stando alla Velodyne, la colpa sarebbe solo del sistema Uber, che ha male interpretato i dati o male implementato i sensori. Insomma, Uber nell’occhio del ciclone. In attesa che fornisca la propria versione e che gli inquirenti facciano luce sull’accaduto.

Fotogallery: Volvo XC90, la flotta di Uber a guida autonoma