Dopo l’incidente di Uber diverse aziende hanno rallentato lo sviluppo, ma il progresso non si fermerà

Il dato di fatto, gravissimo, è che una persona ha perso la vita in seguito a un incidente con un’auto a guida autonoma di Uber. La conseguenza, immediata, è stata che diverse aziende hanno sospeso o ridotto i programmi di sviluppo dell’auto “robot”. Bene. Anzi benissimo, perché le precauzioni non sono mai troppe quando si parla della salute delle persone. Questo non significa però che hanno vinto i “luddisti”, quelli che vorrebbero che le auto continuassero a essere guidate sempre e solo dall’essere umano: la ricerca infatti riprenderà, su basi più forti di prima, anche se al momento diversi Gruppi molto importanti hanno preso una pausa di riflessione.

Toyota, Uber, Nvidia

Al momento, le aziende che hanno dichiarato un raffreddamento dello sviluppo sono prima di tutto Uber, protagonista dell’incidente da cui è scaturito tutto. Ha seguito l’esempio Toyota, ma solo negli USA e non in Giappone. Si è poi aggiunta NVIDIA, che però ha già anche specificato che la ricerca continuerà e che questo incidente, per quanto grave e da non sottovalutare, non modificherà il corso della storia; anzi, servirà da caso di studio per evitare che si ripeta. Per il momento, nessun’altra azienda ha rinunciato, almeno ufficialmente, a collaudare la propria tecnologia su strade aperte al traffico, anche se è molto interessante il punto di vista di Li Shifu, proprietario e presidente della cinese Geely, di cui fa parte Volvo (azienda molto avanti nella ricerca sulla guida autonoma), secondo cui un incidente come quello accaduto a Uber può uccidere tutta l’industria.

Sensazionalismo e realtà

Detto che un momento di riflessione in più è sempre il benvenuto, in casi come questo, è anche vero che il clamore generato dalla notizia dell’incidente ha portato a un “eccesso di zelo” da parte di qualcuno. Da parte del governatore dell’Arizona Doug Ducey, che ha vietato i test a Uber (protagonista dell’incidente), dopo averli autorizzati in prima persona due anni fa. Da parte di Toyota, che ha motivato così la decisione: “Non abbiamo dubbi sulla nostra tecnologia, ma vogliamo tutelare i nostri tecnici e collaudatori che devono essere sempre prontissimi a riprendere il controllo in caso di problemi. In questo modo vogliamo offrire loro un momento di riflessione”. Una spiegazione difficile da comprendere, alla luce del fatto che tali test continuano in Giappone: i tester di base negli USA sono tendenzialmente più distratti di quelli che lavorano in Giappone? Difficile crederlo. Più facile che Toyota, com’è legittimo che sia, abbia preferito cautelarsi “fuori casa” nell’eventualità in cui qualcosa possa andare storto, visto che negli Stati Uniti le conseguenze legali, in casi come questo, sono tra le più severe al mondo. Insomma, nessuno ha la sfera di cristallo, ma una cosa è certa: la guida autonoma arriverà. L'unica incertezza è sulle tempistiche. 

Fotogallery: Toyota Research Institute, prototipo a guida autonoma