Stress, superlavoro, insonnia: i problemi del patron di Tesla

Immaginate, per un attimo, di avere appena compiuto 47 anni. Passare il proprio compleanno lavorando non è certo un avvenimento che fa gridare allo scandalo, ma dover prendere un potente sonnifero (l'Ambien) tutte le notti per riuscire a dormire, non è esattamente sano. Così come non fare vacanze più lunghe di tre, quattro giorni l'anno dall'ormai lontano 2001. L'intervista del New York Times ad Elon Musk, presidente a amministratore delegato di Tesla, mette in luce un uomo che vive per lavorare. E in grande sofferenza.

Il tweet incriminato

Come racconta – in lacrime – al giornale americano lo stesso Elon, l'ultimo anno di lavoro è stato “massacrante”: fra settimane lavorative di 120 ore, riunioni giorno e notte, voli, meeting nelle fabbrica di Tesla. Fino alla punta dell'iceberg: il tweet del 7 agosto con il quale Musk affermava di voler ritirare Tesla dalla borsa americana, ricomprando tutte le azioni. Il fatto è che il 47enne più “ardito” del pianeta ha voluto mettere in chiaro anche il prezzo di ogni azione, 420 dollari: significa che Tesla varrebbe qualcosa come 70 miliardi di dollari. Difficile, anche perché la società, tra aprile e giugno, ha perso qualcosa come 717 milioni di dollari.

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Indaga la SEC

Per questo tweet, Musk è indagato dalla SEC (la Consob americana): si potrebbero configurare le accuse di aggiotaggio. Ma non sono mancate frecciatine a tutto tondo anche per gli analisti, che fanno domande “stupide e noiose” e per lo speleologo che ha salvato i i ragazzi bloccati nella grotta thailandese, apostrofandolo come “pedofilo” (successivamente, sono arrivate le scuse). Un uomo sopra le righe Musk lo è sempre stato – ricordate la Tesla nello spazio? - adesso, però, sembra proprio che la situazione gli stia un po' sfuggendo di mano.

Stupefacenti ricreativi

Gli amici più stretti si dicono preoccupati, mentre alcuni membri del board hanno riferito al New York Times che Musk ha occasionalmente fatto uso di “stupefacenti ricreativi”. Anche se lui, Elon, giura di non aver scritto quel tweet sotto effetto di cannabis: “Mi sembrava solo che 420 fosse un numero migliore di 419. Ma non avevo fumato. L’erba non aiuta la produttività». Una produttività, quella di Tesla, che forse avrebbe bisogno di un altra figura apicale, che affianchi e supporti l'affaticato Elon.

Il peggio deve ancora venire

Lui, però, giura di essere perfettamente in forma per mantenere il comando e aggiunge: “Se c’è qualcuno in grado di fare un lavoro migliore, fatemi sapere. Il lavoro è loro”. Se la leadership non è in discussione, una squadra che curi i social di Elon potrebbe però fare bene, soprattutto a Tesla. Che si eviterebbe “sparate” spesso sopra le righe, delle quali è lo stesso Musk (che comunque ha detto di non avere nessun tipo di rimorso per gli ultimi tweet) a dover rendere conto. Anche e soprattutto in sede legale. Perché, come ha ricordato proprio il sudafricano naturalizzato americano, “il peggio deve ancora venire”.