Automobilisti contro il caro-carburanti. Non mancano le tensioni, ma il Governo di Parigi tira dritto

Il Governo francese non sembra intenzionato a cedere davanti alle proteste in corso da sabato mattina sulle strade e autostrade del Paese, dove migliaia di persone hanno bloccato il traffico contestando l'aumento dei carburanti. I manifestanti sono stati definiti "gilet gialli", perché hanno scelto di aderire alla protesta indossando i giubbotti gialli catarinfrangenti che per legge ogni automobilista deve tenere a bordo dell'auto. Il Ministero dell'Interno francese ha parlato di oltre 2.000 manifestazioni e circa 288.000 dimostranti nella giornata di sabato.

Nuovi rincari dal 1 gennaio

Le proteste rappresentano il culmine di un anno molto difficile per gli automobilisti in Francia, considerando che il prezzo di benzina e gasolio è aumentato del 15% e 23% rispetto a dodici mesi fa. Il Governo guidato dal Presidente Macron ha già aumentato nel 2018 le tasse sui carburanti, facendole crescere di 3,9 centesimi al litro per la benzina e di 7,6 centesimi per il diesel, ma una misura simile entrerà in vigore il 1 gennaio 2019 quando le tasse cresceranno ancora di 2,9 centesimi e 6,5 centesimi. Il Governo ha inasprito la tassazione sui carburanti nell'ambito di un'ampia politica che dovrebbe far migliorare la qualità dell'aria.

La carbon tax colpisce i combustibili fossili

Al 19 novembre un litro di benzina costa in Francia 1,554 euro contro gli 1,533 euro del diesel, ma la settimana scorsa i prezzi medi erano superiori a 1,56 euro e 1,54 euro. In Italia un litro di “verde” costa in media 1,662 euro, contro gli 1,579 euro del gasolio. Il primo ministro Edouard Philippe ha detto di sentirsi vicino ai francesi, stando al resoconto del sito internet TGcom, ma la strada è tracciata e sulla carbon tax non si torna indietro. L'obiettivo della Francia è aumentare il costo dei combustibili fossili per il riscaldamento ed i trasporti, nella speranza che questo possa favorire il passaggio ai gas naturali e all'elettrico.