Se l’auto con targa estera in leasing o a noleggio è di una società straniera che non ha sede e filiali in Italia, non c'è nessuna limitazione

Anche l’auto è protagonista del decreto sicurezza numero 113/2018, appena convertito in legge dal Parlamento: in particolare, le vetture con targhe straniere che circolano in Italia. Ossia le macchine prese in leasing o a noleggio a lungo termine da una società estera (non parliamo quindi di auto di "turisti" stranieri o comunque private).

È il fenomeno della esterovestizione: l’utilizzo di targhe estere per essere invisibili agli occhi del redditometro e del fisco, non pagare le multe stradali, risparmiare su assicurazione, bollo e superbollo. Ecco perché i clienti vengono chiamati “furbetti”.

Prima e dopo il decreto sicurezza

Prima del decreto sicurezza, la Polizia per multare chi usava l’auto con targa estera, doveva dimostrare che il veicolo con targa estera fosse rimasto in Italia per più di un anno. Ora c’è il divieto di circolare in Italia con un veicolo immatricolato all’estero, a chi abbia la residenza nel Paese da oltre 60 giorni. Con le modifiche al Codice della Strada introdotte dal decreto sicurezza, c’è l’illecito se si viene colti a circolare con targa estera.

Qual è il pericolo

Se l’auto con targa estera in leasing o a noleggio è di una società straniera che non ha sede e filiali in Italia, non c'è nessuna limitazione. Con la nuova normativa viene dato il semaforo verde a noleggiare o prendere in leasing veicoli da società estera, ma senza sedi in Italia. Il rischio boomerang è di far circolare sulle nostre strade veicoli che sfuggono ai tributi, nazionali e locali, alle multe non subito contestate, ponendo anche problemi in materia di assicurazione.

Mettendo in serio pericolo il mercato nazionale. L’Aniasa (Associazione delle imprese di noleggio) è scesa in campo, sostenendo l’obbligo di reimmatricolazione con targa italiana. Il sottosegretario al ministero dell’Interno, Nicola Molteno, ha sollecitato un immediato aggiustamento legislativo.

Perché un “furbetto” insisterà?

Chi utilizza le auto con targa estera sfugge al fisco e al redditometro. Può anche infrangere il Codice della Strada a cuor leggero: le telecamere come gli autovelox funzionano in automatico, senza agenti di Polizia. Che cercheranno il proprietario dell’auto in un database centrale: la società estera. A questo punto, occorre effettuare anche la notifica all’estero, che ha un costo elevato.

Spesso il verbale non viene neppure inviato. Inoltre, il cliente italiano paga, spalmata sul canone mensile, l’assicurazione Rc auto parametrata sui valori del Paese estero. Forte il risparmio anche in termini di tassa regionale di proprietà dell’auto: il bollo. Senza parlare del superbollo.