Facel Vega, la francese che sfidò Bentley e Rolls Royce
In dieci anni prova a riscattare la Francia nel panorama delle vetture di lusso, puntando su elevata qualità ma compiendo errori
Lo scopo della Facel Vega è quello di ritagliarsi un posto nell’Olimpo dell’automobilismo e di convincere il mondo che a Parigi e dintorni non sono capaci di costruire solo la 2CV. In un periodo in cui ci si sta riprendendo a fatica dai traumi di guerra, fatto ancora di ristrettezze economiche, questa piccola ma coraggiosa casa punta tutto su lusso e prestazioni elevate.
L’ambizione del suo fondatore è quella di sfidare marchi come Bentley e Rolls Royce. Ripercorriamo quindi la sua breve ma significativa storia
In principio sono aerei e scocche
Fino ai primi anni cinquanta, in Francia, sono attivi alcuni costruttori di alto rango. Parliamo di marchi come Delahye, Delage, Hotckiss e, impossibile non citarla, Bugatti. Sempre negli anni cinquanta il signor Jean Daninos, con la sua Facel, già attiva nella produzione di componenti per l’industria aeronautica, entra in questo business realizzando carrozzerie per alcuni di questi brand esclusivi.
Lo stato francese, nel primo dopoguerra, impone delle pesanti tasse sulle auto di grossa cubatura. Alcuni nomi importanti dell’automobilismo d’oltralpe, vendendo principalmente sul mercato interno, sono costretti a cambiare radicalmente settore, oppure a chiudere. La Francia si appresta quindi a produrre principalmente auto di massa. Inoltre la soluzione della carrozzeria portante permette ai costruttori di farsi tutto in casa, senza più dover appaltare parte del lavoro ad aziende esterne.
Monsieur Daninos, a corto di commesse, non accetta tutto ciò e decide di produrre auto in proprio. La Facel cambia ragione sociale in Facel Vega.
Da Facel a Facel Vega
Nel 1954 la casa di Parigi fa il suo debutto con la FV, una sontuosa e comoda coupè, spinta da un V8 Chrysler da 4,5 litri e 180 CV, abbinabile ad un cambio automatico a tre marce, sempre Chrysler, oppure ad un manuale a quattro marce, di produzione francese.
La vettura presenta altre componenti meccaniche, come le sospensioni, realizzate con componenti di provenienza estera ma Daninos mostra di voler fare a tutti i costi un’auto il più francese possibile.
La stampa parla molto bene della FV, in particolar modo sulle prestazioni, ma ne critica i freni, a tamburo, e lo sterzo, troppo impegnativo da usare. Nonostante questi difetti ci sono le premesse per un roseo futuro.
L’ottimismo degli esordi
La FV viene migliorata con un aumento della cilindrata a 4,8 litri e una potenza di 200 CV, poi ancora modificata a 5,4 litri e 250 CV.
Lo stesso anno viene presentata l’ammiraglia Excellence, una voluminosa berlina di rappresentanza che non teme il confronto con le rivali inglesi. Le sue portiere si aprono a libro, cioè senza montante centrale, ma ciò compromette la rigidità torsionale della vettura e crea problemi alla chiusura dell’abitacolo. Jean Daninos non si scoraggia e prosegue con l’ampliamento della gamma.
Un’attività in fermento
Fa il suo ingresso sulle scene la HK, evoluzione diretta della FV. Stavolta il V8 americano è salito a 5,8 litri e a 325 CV, permettendo all’auto di toccare i 200 km/h. Più avanti il propulsore passa a 6,4 litri e 350 CV. La HK diventa il modello di maggior successo della casa.
Nel 1962 la HK cede il posto alla Facel Vega II, con lo stesso pianale ma motore, lo stesso otto cilindri Chrysler, portato a 6,3 litri e potenza in base al cambio, 355 CV con l’automatico e 390 CV col manuale. Anche la velocità massima varia, compresa tra i 225 e i 247 km/h.
La Facellia e il declino
La casa francese decide di fare il grande passo: con un modello più piccolo e dal prezzo più abbordabile decide di progettare un motore tutto suo, un quattro cilindri da 1,6 litri e 115 cv, la cui costruzione viene affidata alla stessa azienda francese che fornisce i cambi manuali.
Nasce così la Facellia, in configurazione coupè 2 + 2 e spider. Il nuovo propulsore dà gravi problemi di surriscaldamento fin da subito. Dopo le costose riparazioni, svolte in garanzia, ai primi esemplari la Facel Vega corre ai ripari adottando sul modello un quattro cilindri 1,8 litri Volvo e, più tardi, il sei cilindri della Austin Healey 3000.
Ormai, in seguito ai sopracitati guai tecnici, le finanze dell’azienda sono seriamente compromesse e così Jean Daninos decide di interrompere la sua esperienza da costruttore nel 1964.
Una clientela importante
Fin da subito le lussuose auto allestite a Parigi prendono la strada per l’export.
La Facel Vega conquista fin dall’inizio degli acquirenti di tutto rispetto. Gente non solo danarosa ma anche famosa. Basti pensare all’attore Dean Martin, all’artista Pablo Picasso, ai piloti Maurice Trintigant e Stirling Moss, allo stilista Christian Dior, alla casa reale saudita e al batterista dei Beatles Ringo Starr.
Su una FV, in un terribile incidente, trovarono la morte lo scrittore Albert Camus, come passeggero, e il suo editore Michel Gallimard, al posto di guida.
Oggi le Facel Vega sono auto molto ambite dai grandi collezionisti, fanno spesso bella mostra di sé alle aste milionarie e ai concorsi d’eleganza, suscitando curiosità e ammirazione negli spettatori.
Fotogallery: Facel Vega
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