Il motore al centro offre più equilibrio, ma non soltanto: ecco perché si trova anche su mezzi che non cercano le prestazioni

Quando sentiamo parlare di "motore centrale", il primo pensiero va alle auto sportive. Reazione corretta, perché nell'ottica della distribuzione dei pesi, più si riesce ad avvicinare un elemento solitamente pesante e ingombrante - come il motore - al centro del veicolo, più neutro sarà il comportamento in curva, a tutto beneficio della precisione e del divertimento alla guida.

Nella maggior parte dei casi, con "centrale" si indica il posizionamento posteriore-centrale in cui il motore si trova davanti all'asse posteriore, ma dietro il guidatore. Allo stesso modo però, anche un motore anteriore particolarmente arretrato rispetto alle ruote potrebbe definirsi centrale, anche se questa definizione non è mai utilizzata per i modelli con motore davanti.

Per i motivi descritti all'inizio, il motore centrale è solitamente appannaggio di automobili che inseguono le migliori performance e che possono ben permettersi di invadere lo spazio tra le ruote, dove a norma ci sarebbe posto per qualche passeggero in più. Eppure, non è l'unico obiettivo, tanto che in tempi passati, ma piuttosto recenti, uno sparuto gruppo di modelli tutt'altro che sportivi ha utilizzato l'architettura con motore al centro senza dover rinunciare ad un solo sedile...

BMW Isetta

Nata da un progetto italiano (quello della Iso poi Iso Rivolta) questa vetturetta prodotta su licenza non soltanto da BMW è una delle più famose microcar del Secondo Dopoguerra: caratterizzata da una porta centrale che si apriva portando con sé anche il piantone dello sterzo, Isetta aveva un'architettura particolarissima, una o due ruote posteriori e un motore monocilindrico (da 250 o 300 cc) posizionato a metà, subito dietro il divanetto, e accessibile dal lato destro della carrozzeria.

Auto, i modelli non sportivi con il motore al centro

L'auto, che ha risollevato le sorti della Casa bavarese nel periodo postbellico, ha poi avuto un'evoluzione con la più spaziosa 600 a due cilindri, ma in quel caso il motore è diventato posteriore.

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Mitsubishi Delica

Il Giappone è stato per molti anni un'autentica fucina di piccoli minivan, perlopiù con motore posteriore. Mitsubishi Delica è stato uno dei primi a proporre invece quella anteriore-centrale o direttamente centrale, mantenuta per le prime tre generazioni dal '68 al '94 circa (ma in alcuni mercati è andato oltre e su qualcuno la terza serie è ancora in produzione), prima di passare - con la quarta - a uno schema a motore e trazione anteriori.

Auto, i modelli non sportivi con il motore al centro

La sua lunghezza andava da poco più di 4 a 4,8 metri, a volte con due varianti di passo, e la gamma ha proposto anche versioni 4x4 con sospensioni rialzate che gli permettevano di muoversi con grande disinvoltura. 

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Nissan Serena

Prodotta dal '91 al 2000 nella filiale spagnola di Nissan, era l'erede del piccolo minivan Vanette, molto simile alla Mitsubishi Delica, di cui conservava il nome per le versioni commerciali. Serena ospitava tre file di passeggeri in meno di 4,5 metri e anche nel suo caso questo si doveva alla posizione del motore 4 cilindri benzina 1.6  o 2.0, che era sotto il pavimento nella zona anteriore, mentre la trazione era posteriore. Con la seconda generazione, è passata allo schema "tutto-avanti"

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Piaggio Porter

Piuttosto famoso, questo veicolo tuttofare di dimensioni ridottissime (appena 4 metri di lunghezza), ma capace di offrire un ampio vano di carico o fino a 6 posti, è in realtà frutto di un asse italo-giapponese, ossia della collaborazione tra Piaggio, che cercava un mezzo commerciale più capiente della sua apprezzata Ape, e Daihatsu, specialista in auto piccole ma tecnicamente raffinate. 

Porter, prodotto anche dalla Innocenti, montava centralmente motorie 3 cilindri da 1 litro sempre Daihatsu, a cui negli anni si sono affiancati piccoli Diesel 4 cilindri da 1,2 e 1,3 litri Lombardini. Inoltre, dai primi Anni Duemila si può avere anche con trazione integrale.

Auto, i modelli non sportivi con il motore al centro

Toyota Previa

Non è soltanto per l'architettura che questa monovolume giapponese è ricordata come una delle proposte più originali degli Anni '90: la prima generazione di Toyota Previa, prodotta tra il 1990 e il 1999, colpiva per le forme quasi avveniristiche, era dotata di una singola porta posteriore scorrevole e ospitava comodamente fino a 8 passeggeri su tre file più i bagagli, con una lunghezza inferiore ai 4,8 metri, grazie all'abitacolo molto avanzato.

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Questo si deve all'altra sua particolarità, ovvero il motore 4 cilindri benzina 2.4 o Diesel 2.2, montato al centro, sotto il pavimento, per bilanciare meglio i pesi e aumentare la tenuta di strada, ma che ottenne appunto anche di ampliare lo spazio utile. Nel corto cofano anteriore trovava spazio soltanto la ventola del raffreddamento, collegata al motore da un lungo albero di rinvio, mentre la trazione era posteriore, ma su alcuni mercati era possibile averla integrale.

Auto, i modelli non sportivi con il motore al centro

Dalla seconda generazione in poi, anche qui la Casa ha cambiato piattaforma adottando una più convenzionale soluzione con motore e trazione anteriori.