L'aggregazione di filiera sarebbe una strategia positiva, ma le condizioni imposte sono spesso limiti "troppo grandi"

Il già frammentato tessuto italiano delle aziende che operano nel settore automotive ha subito un forte colpo, a causa della pandemia da Coronavirus, che ha creato incertezza sui mercati e problemi di approvvigionamento di certe materie prime (a cui si aggiunge la recente crisi dei chip).

In questi casi le aggregazioni e le fusioni potrebbero essere una soluzione, ma secondo uno studio congiunto di ANFIA ed EY molte delle aziende campione - che pur comprenderebbero questi processi nelle strategie aziendali - sembrerebbero restìe ad accettarlo, a causa di preoccupazioni e limiti concreti tipici della natura patronale del management italiano.

Tre "limiti" principali

Il sondaggio ANFIA-EY ha evidenziato tre impedimenti principali ad eventuali fusioni ed aggregazioni. Ve li elenchiamo qui in ordine di rilevanza:

  1. L'imprenditore e/o il manager non sono disposti a cedere le redini dell'azienda
  2. C'è la volontà di garantire la continuità occupazionale dei propri dipendenti, anche in caso di fusione (e, dunque, di eventuali "tagli" al personale)
  3. L'imprenditore, il manager e in generale le figure di spicco tendono a voler mantenere un ruolo manageriale all'interno della nuova realtà

Carenza di fatturato e investimenti

Come già detto poco sopra, la pandemia ha impattato pesantemente il fatturato 2020 del campione:

  • Il 50% delle aziende ha subito una riduzione tra il 10% e il 20%
  • Il 36% delle aziende ha subito una riduzione tra il 20% e il 40%
  • Solo il 14% delle aziende non ha subito impatti o è cresciuto nel business

Proprio questo calo improvviso ha reso più evidenti le inefficienze all'interno delle varie aziende, alle quali appunto si può rispondere o con interventi mirati a migliorare le performance, o con alleanze e aggregazioni con altre realtà del settore.

Lo stimolo ad attivarsi e reagire è stato il motivo per cui molte aziende del campione hanno fatto rientrare eventuali fusioni e aggregazioni all'interno della propria strategia, idee che però hanno dovuto subito scontrarsi coi tre limiti chiave elencati sopra.

In più, va considerata anche la preoccupazione causata dal periodo di rapido mutamento del settore, con l'arrivo di nuove tecnologie che inevitabilmente influenzeranno il modello di business di molte aziende.

Stando al sondaggio, infatti, ben il 75% del campione ha confermato che le nuove tendenze di mobilità avranno un impatto rilevante sul futuro della propria attività, ma al contempo il 67% delle imprese non reinveste più del 6% del fatturato in Ricerca e Sviluppo.

L'incertezza di questo periodo viene anche ingrandita da esempi reali di mutamenti, come ad esempio il neonato Gruppo Stellantis - ad oggi il principale produttore di autoveicoli - che sta vivendo una fase di profonda trasformazione, da due ex gruppi distinti ad unica attività operativa.