Segnatevi questo nome: Daniela Cavallo, 46 anni, nazionalità tedesca, nata a Wolfsburg, figlia di immigrati calabresi. Non vi dice nulla? Per ora, forse, perché si tratta del nuovo presidente del General and Group Works Councils del gruppo Volkswagen, cioè del consiglio di fabbrica che rappresenta oltre 662 mila lavoratori del colosso automobilistico tedesco. 

E Cavallo, anche per effetto del principio della codeterminazione aziendale, è destinata ad avere un forte impatto sul sistema automotive tedesco, europeo e globale.

Abdica il re di Wolfsburg

Per darvi un'idea del ruolo, Cavallo prende il posto di Bernd Osterloh, definito da molti "l'uomo più potente della Volkswagen". Bloomberg racconta che nei sui 16 anni a capo del sindacato, Osterloh ha organizzato roadshow personali, si è dotato di un proprio entourage con tanto di traduttore e di un ufficio stampa efficiente quanto numeroso.

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Daniela Cavallo

Del resto, la prova-Google sembra confermare questo standing da "re di Wolfsburg": 771 mila citazioni, la prima delle quali è un'intervista doppia proprio con il ceo del gruppo VW, Herbert Diess. Osterloh ha lasciato in anticipo per assumere la carica di capo del personale di Traton, l'unità dei mezzi pesanti che fa capo al gruppo e ha sede a Monaco. Si favoleggia per uno stipendio milionario (2 milioni di euro secondo la Suddeustche Zeitung).

Cavallo, che in una nota ha preannunciato di voler esercitare il suo ruolo all'insegna della "responsabilità e della continuità", prende il posto del suo predecessore anche nel Consiglio di sorveglianza (Supervisory board) di Volkswagen, cioè nell'organo che in base al sistema dualistico tedesco supervisiona le scelte e nomina quello che noi definiremmo consiglio di amministrazione e che lì si chiama Management board.

E non è tutto. La manager-sindacalista ha preso il psoto di Osterloh anche nel Comitato esecutivo, l'organo ristrettto, del Supervisory board.

Le sfide che attendono Cavallo sono particolarmente impegnative, basti pensare agli effetti della transizione energetica sull'occupazione. Un recentissimo studio dell'Ifo, il principale istituto di ricerca tedesco, commissionato dalla Vda (l'associazione della filiera automotive), ha quantificato in più di 100 mila i posti di lavoro a rischio a causa della virata verso l'elettrificazione delle Case automobilistiche in Germania nei prossimi cinque anni.

La codeterminazione made in Germany

Quella del doppio livello di gestione delle imprese è una struttura che si contrappone al sistema monistico (il solo cda) e che si giustifica con il principio di codeterminazione (Mitbestimmung). Nato in Germania dopo la Seconda guerra mondiale in risposta ai conglomerati tedeschi del carbone e dell’acciaio che avevano supportato l’ascesa di Hitler finanziariamente e industrialmente, prevede la rappresentanza obbligatoria dei lavoratori nel Consiglio di sorveglianza, i cui componenti se l'impresa ha più di 2 mila dipendenti devono essere a vario titolo "sindacalisti" per almeno la metà.

Stabilimento Volkswgen di Wolfsburg

Attraverso il Consiglio di sorveglianza i lavoratori possono ottenere informazioni, contribuire a determinare le scelte strategiche della società e anche esercitar il diritto di veto su decisioni che li toccano ancor più da vicino come localizzazioni all’estero, chiusure di impianti, fusioni e acquisizioni aziendali. In Volkswagen il Supervisory board è composto da 20 membri, comprese 6 donne, mentre tra gli 8 componenti del Management board ce ne è una sola: Hiltrud Dorothea Werner, con responsabilità sugli affari legali (cioè tanta roba se pensiamo agli strascichi del Dieselgate).

Radici italiane

Due figli, in Volkswagen dal 1994, membro del consiglio di fabbrica generale dal 2013, prima donna a capo dei Group Works Councils, Cavallo viene definita dai media tedeschi e dai corrispondenti italiani come una figura carismatica, dai toni pacati, ma decisi. Onesta ed efficace, secondo il quotidiano Handesblatt.

Daniela Cavallo
Daniela Cavallo

Il padre arrivò dall'Italia in Bassa Sassonia all'inizio degli anni Settanta tra i Gastarbeiter, o lavoratori ospiti, che emigrarono nella Germania ovest in seguito ad accordi governativi con Paesi come Italia, Turchia, Spagna, Grecia, Portogallo, Marocco e Tunisia per compensare la carenza di manodopera locale. 

"Mio papà diceva sempre che la Volkswagen è il miglior datore di lavoro della regione. Se fai un apprendistato nello stabilimento, avrai un futuro sicuro. Ed è quello che ho fatto", ha sottolineato Cavallo nella più nota delle sue dichiarazioni pubbliche.

Donne al volante

Cavallo entra a far parte della cerchia, sempre più ampia, delle decision maker al femminile in un mondo, quello dell'automobile, storicamente dominato da figure maschili. Per rimanere in ambito sindacale, la vicepresidente della potente e chiacchierata organizzazione statunitense Uaw (United automobile workers) è Cindy Estrada, una professionista di origini latine. Tra le top manager ci sono Robyn Denholm, australiana, presidente di Tesla, Linda Jackson, ceo prima di Citroen e da quest'anno di Peugeot, Annette Winlker, fino al 2018 ceo di Smart e ora nel board di Renault.

E naturalmente Mary Barra, la prima donna a capo di un gruppo automobilistico, ceo della General Motors. In Italia? Antonella Bruno e Roberta Zerbi occupano posizioni di rilievo nel gruppo Stellantis, rispettivamente responsabili per l'Europa enlarged dei machi Jeep, la prima, e Alfa Romeo e Lancia, la seconda. 

Con Cavallo l'automotive al femminile sarà finalmente a cavallo? La battuta è pessima, l'augurio è sincero.