Nel Anni '70 gli incidenti stradali mortali in Germania erano 20.000 all’anno (e in buona parte dei Paesi europei non era molto diverso). Un valore enorme se si considera che nel 2021 si è scesi a circa 2.600.

Il merito va alla costante ricerca della sicurezza da parte delle Case, che è iniziata proprio in quegli anni. Da questo punto di vista, uno dei programmi più importanti è stato quello di Mercedes che nel 1972 presentò la Experimental Safety Vehicle 13, meglio conosciuta come ESF 13.

La sicurezza del "futuro"

La ESF 13 faceva parte di una serie di concept car Mercedes equipaggiate con tecnologie di sicurezza all’avanguardia per il loro tempo. Dopo quello presentato alla fiera “Transpo 72” di Washington DC, infatti, seguirono altri prototipi, come la ESF 22 del 1973 e altri più recenti, come la ESF 2009 e la ESF 2019.

Mercedes ESF 13 (1972)

Il concept utilizzava come base una 250 (W114) e diverse componenti della 350 SL (R107). Visivamente anticipava lo stile della W123 del 1976, mentre le numerose soluzioni in materia di sicurezza influirono in modo pesante sulle proporzioni dell’auto.

Mercedes ESF 13 (1972)
Mercedes ESF 13 (1972)

La ESF 13 era, infatti, lunga 5,24 metri (55 cm in più della W 114 di partenza) ed era più pesante di 705 kg, per un totale di 2,1 tonnellate. Buona parte della lunghezza extra era dovuta ad un paraurti anteriori dotato di un sistema idraulico per assorbire gli urti che misurava 42 cm. Ma ovviamente c’era tanto altro a bordo della Mercedes.

Ha anticipato i tempi

In generale, tutti i sistemi dell’auto furono pensati per proteggere gli occupanti fino a 80 km/h. Per questo motivo, oltre al dispositivo idraulico anteriore, il motore V6 fu installato in una posizione più arretrata per evitare di essere esposto all’impatto (e quindi rischiare di “invadere” l’abitacolo).

Mercedes ESF 13 (1972)
Mercedes ESF 13 (1972)

Inoltre, i punti spigolosi della carrozzeria (così come i montanti interni e i pannelli delle portiere) furono ricoperti con una schiuma in poliuretano per salvaguardare pedoni e ciclisti. A bordo si trovavano gli airbag per il guidatore e il passeggero anteriore (non certo comuni all’epoca) e altri due installati sui poggiatesta dei sedili per proteggere i passeggeri posteriori.

In aggiunta, erano presenti cinque cinture di sicurezza con pretensionatori, alzavetro elettrici (per evitare le maniglie, un possibile pericolo in caso di urto laterale), lavafari anteriori e un sottile tergilunotto verticale (per migliorare la visibilità posteriore).

Il dispositivo di sicurezza più importante, però, era l’ABS,che divenne di serie solo nel 1978 sulla Classe S W116.

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