Che ci fa un’auto elettrica in un concerto di musica elettronica
Dal Viva! Festival di Locorotondo una riflessione sul ruolo della musica e dei suoni per la transizione dell'automobile
Auto elettrica = elettrodomestico. Per molti appassionati questa è un'uguaglianza matematica. E se chiedi in giro qual è il motivo, la prima risposta è “perché non fa rumore”.
In altre parole nell’immaginario collettivo dei petrolheads è l’assenza del suono IL PROBLEMA, perché sancirebbe la fine dell’anima automobilistica, o meglio, di quella motoristica. Mentre l'autonomia limitata della batteria, il prezzo elevato o i problemi di ricarica sembrerebbero passare in secondo piano.
Ora per quanto questa visione nichilista del “silenzio” sia condivisa solo da una parte di chi le automobili le potrebbe comprare, quella del suono dell’elettrico è diventata a tutti gli effetti una priorità di ricerca e sviluppo di molte case automobilistiche.
L’ultimo brand in ordine di tempo che ha annunciato una collaborazione d’autore è stata la Renault guidata da Luca de Meo. La Casa francese ha coinvolto un pioniere delle musica elettronica del calibro di Jean-Michel Jarre per sviluppare le sonorità dei nuovi modelli elettrici e come se non bastasse proprio negli ultimi giorni ha sponsorizzato un festival di musica (elettronica), il Viva! di Locorotondo in Puglia.
La mongolfiere panoramica del Viva! Festival
Il prototipo della H1st Vision esposto a Locorotondo
Chi vi scrive al festival di cui sopra c’è stato. Ha ascoltato la musica, ha guardato le auto e poi ha osservato le persone che ascoltavano a loro volta la musica chiedendosi chi di loro guidasse un’auto elettrica. Risposta (ovvia): probabilmente nessuno.
Ma è proprio in questo nessuno che si nasconde la sfida forse più grande di questa transizione della mobilità per l'industria dell'auto: tornare ad emozionare le persone attraverso una macchina (elettrica) in un mondo in cui non ci sorprendiamo più di nulla, pretendiamo molto e ci lamentiamo se siamo costretti a rinunciare a qualcosa. Rumore del motore in primis che, se associato alla passione lo chiamiamo “sound”, se aggregato nel traffico di una città diventa "inquinamento acustico".
La creazione di un suono per le auto elettriche è la metafora perfetta dei tempi che corrono. Ci piace il silenzio, ma vogliamo sentire il motore. Siamo contrari all’inquinamento, ma vogliamo continuare a muoverci con la nostra macchina. Ci proclamiamo preoccupati per i cambiamenti climatici, ma non siamo disposti a cambiare le nostre abitudini...
Siamo fatti così. Però siamo anche esseri emozionali e dunque la musica e il suono - così come lo stile - incidono sulle nostre percezioni. E le percezioni possono influenzare le convinzioni. Ecco perché favorire una percezione positiva dell’auto elettrica attraverso il suono sta diventando strategico tanto quanto sviluppare le tecnologie per migliorarne, ad esempio, l’autonomia.
Se, come sembra, questa transizione dipenderà anche dalla “buona musica”, prepariamoci ad ascoltarla per credere. Anche se siamo petrolheads.
Il cockpit della H1st Renault
Fotogallery: Renault al Viva Festival di Locorotondo 2023
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