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Il settore auto è poco ambito dalle donne per due ragioni

Ecco cosa è emerso durante la quarta edizione del Pink Motor Day, che quest'anno parla anche di categorie protette

Il settore auto è poco ambito dalle donne per due ragioni
Foto di: Shutterstock

Conciliare il lavoro con la vita privata è ancora troppo difficile e le opportunità di crescita professionale per le donne sono scarse. Per questo ancora oggi le impiegate nel settore auto sono poche.

A confermarlo è l'analisi presentata nel corso della quarta edizione del Pink Motor Day, l’evento promosso a Milano da LabSumo, spin-off della casa editrice Sumo Publishing impegnato nella promozione di studi, analisi, eventi e iniziative di formazione sui temi della mobilità aziendale, con il patrocinio del Comune di Milano, delle Associazioni ANIASA e UNRAE, e del Centro Studi Valore D.

Un'edizione che è stata ampliata ai temi di diversità e inclusione, con l’obiettivo di esplorare come il settore della mobilità aziendale possa rispondere alle esigenze di tutti, garantendo pari opportunità e accesso a servizi di trasporto, business travel e noleggio.

Quali sono gli ostacoli

La maggior parte delle donne impiegate (82%) dichiara che la propria azienda sta adottando misure per incentivare la parità di genere. Nel settore auto, ad esempio, Volvo è stata premiata con il Sandy Myhre Award 2025 per il suo impegno verso questo obiettivo.

Tuttavia uno studio internazionale effettuato in 11 Paesi, tra cui l’Italia, conferma che secondo le donne l’industria delle quattro ruote è poco attrattiva. Appena il 7,7% la valuta come il miglior settore in cui lavorare: 3 punti percentuali in meno rispetto al 10% fatto registrare dal campione complessivo, composto anche da uomini.

A non piacere è:

  • la difficoltà di conciliazione di vita-lavoro (45%)
  • gli alti livelli di competizione e pressione lavorativa (44,7%)
  • le opportunità limitate di crescita professionale (42,9%)
  • la scarsa retribuzione (41,7%)

Poche aziende assumono le categorie protette

Allargando l'indagine alle categorie protette è emerso che troppo spesso gli obblighi previsti per legge (1 lavoratore disabile assunto se l’impresa ha tra i 15 e i 35 dipendenti e il 7% se l’impresa ne ha più di 50) non vengono rispettati.

Piuttosto le aziende preferiscono pagare le sanzioni e così, secondo i dati della UIL Milano e Lombardia, in Lombardia sono disponibili 23.108 posti di lavoro in categorie protette, ma i lavoratori assunti sono solo 7.200. Mancano all’appello quasi 16.000 lavoratori con disabilità che, contravvenendo agli obblighi di legge, non vengono selezionati dalle aziende.