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Storia della manutenzione dell'auto: com'è cambiata in 100 anni

L'evoluzione delle auto è passata dalle soluzioni tecniche e industriali, ma anche da come è cambiato il "car care" nell'ultimo secolo

100 anni storia manutenzione foto cover
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Foto di: Motor1.com

I momenti chiave della storia dell'automobile non hanno riguardato solo le soluzioni tecniche dei veicoli veri e propri, o le innovazioni industriali che sono state pensate per la loro costruzione. L'evoluzione e il perfezionamento delle automobili, infatti, sono passati anche attraverso il settore della manutenzione e della cura dell'auto.

Si tratta di un viaggio nel tempo che abbiamo potuto ripercorrere visitando il MAUTO di Torino, il Museo Nazionale dell'Automobile, per ricordare come le invenzioni nate per migliorare i veicoli abbiano poi fatto nascere le idee per mantenerli efficienti nel tempo.

Nasce l'idea di "auto-mobile"

Nei primi anni in cui si cercavano soluzioni per far muovere un veicolo, già prima dell’Ottocento, l’attenzione si concentrò sul vapore come fonte di energia: una forza allora conosciuta grazie alle prime applicazioni industriali, capace di trasformare l’acqua in pressione e movimento. L’idea era quella di sfruttare l’espansione del vapore per azionare meccanismi che potessero sostituire la trazione animale, spingendo un veicolo su strada in modo indipendente.

Il carro a vapore di Nicolas-Joseph Cugnot
Foto di: Wikimedia

Tra i primi tentativi concreti si ricorda il carro a vapore di Nicolas-Joseph Cugnot, costruito nel 1769 per uso militare. Si trattava di un veicolo pesante, a tre ruote, in grado di raggiungere una velocità di circa 4 km/h, anche se solo per pochi minuti prima che fosse necessario ricostituire la pressione del vapore. Nonostante le sue evidenti limitazioni tecniche, quel prototipo rappresentò una svolta storica: per la prima volta un mezzo riusciva a muoversi su strada senza fare affidamento su cavalli, uomini o vento. È per questo che viene spesso considerato l’atto di nascita del concetto di “auto-mobile”, cioè di veicolo semovente spinto da una fonte energetica artificiale.

L'auto elettrica era più veloce di quelle a benzina

In questa fase iniziale della storia dell’automobile, accanto agli esperimenti con il motore a vapore e, successivamente, con quello a combustione interna, vennero effettuati anche tentativi con il motore elettrico. Si tratta di una parte della storia spesso poco conosciuta, ma che talvolta viene ricordata quando si parla delle auto elettriche moderne, per sottolineare come l’idea di alimentare un veicolo con l’elettricità non sia recente.

Jamais Contente
Foto di: Wikimedia

Un episodio emblematico di questa fase pionieristica è legato a una vettura passata alla storia per un primato significativo: fu la prima auto capace di superare la soglia dei 100 km/h. Si chiamava Jamais Contente (“incontentabile”) e fu costruita a cavallo tra il XIX e il XX secolo, nel 1899. Rappresentava un’avanguardia tecnica e simbolica: dimostrava che l’elettricità poteva essere sfruttata per ottenere prestazioni di rilievo, molto in anticipo rispetto alle soluzioni perseguite oggi per la mobilità del futuro.

Il primo motore a combustione è italiano

In anticipo rispetto ai primi esperimenti automobilistici più noti, nel 1856, venne brevettato quello che è generalmente riconosciuto come il primo motore endotermico, cioè un motore capace di trasformare l’energia chimica contenuta in un combustibile in energia meccanica attraverso un processo di combustione interna.

Questo traguardo fu raggiunto da due italiani, Eugenio Barsanti e Felice Matteucci, che svilupparono il loro motore non per applicazioni mobili, ma per usi stazionari, come ad esempio l’alimentazione di macchinari industriali. Sebbene il loro progetto non trovò un’immediata applicazione nei veicoli, rappresentò una tappa fondamentale nella storia della tecnologia motoristica, ponendo le basi teoriche e pratiche per lo sviluppo dei successivi motori a combustione interna destinati alla trazione su strada.

La prima auto della storia è tedesca

Il percorso verso la nascita dell’automobile moderna passò attraverso altre due tappe importanti, in Germania. La prima fu nel 1876, quando l’ingegnere Nikolaus Otto perfezionò il motore a quattro tempi, che avrebbe influenzato in modo decisivo l’intera evoluzione dei motori a combustione interna. Il cosiddetto "ciclo Otto", ancora oggi alla base del funzionamento di molti motori termici, consentiva un rendimento più efficiente e una maggiore regolarità rispetto ai modelli precedenti.

Benz Patent-Motorwagen
Foto di: Museo Nicolis

Dieci anni più tardi, nel 1886, un altro ingegnere tedesco, Karl Benz, compì un ulteriore passo: a lui si attribuisce il merito di aver realizzato la prima automobile dotata di un motore a scoppio. Si trattava di un veicolo a tre ruote con motore a benzina, capace di muoversi autonomamente e controllato mediante un semplice sistema di guida. Quel prototipo, passato alla storia come la Benz Patent-Motorwagen, rappresentò la nascita ufficiale dell’automobile come mezzo autonomo su strada, aprendo la via a una rivoluzione nei trasporti e nella società.

Le invenzioni che hanno portato all'auto moderna

A partire dall’inizio del Novecento si entra in una fase in cui l’automobile, ormai riconosciuta come mezzo di trasporto rivoluzionario, viene rapidamente perfezionata grazie a una serie di invenzioni fondamentali che ne migliorano funzionalità, sicurezza e comfort. Tra queste, una delle più importanti fu il radiatore a nido d’ape, ideato nel 1900 e attribuito all’ingegnere tedesco Wilhelm Maybach. Questo tipo di radiatore, grazie alla sua struttura fatta di sottili canali metallici disposti come le celle di un alveare, permetteva un raffreddamento molto più efficiente del motore, risolvendo un problema critico per l'affidabilità dei veicoli dell’epoca.

Pochi anni dopo, nel 1911, un’altra innovazione cambiò radicalmente l’esperienza d’uso dell’automobile: l’invenzione del motorino di avviamento elettrico. Fu l’ingegnere americano Charles Kettering a progettarlo per la Cadillac, rendendo possibile l’avviamento del motore a scoppio semplicemente girando una chiave, eliminando così la necessità della pesante e spesso pericolosa manovella. Nello stesso periodo iniziarono anche i primi tentativi di migliorare la visibilità durante la guida in caso di pioggia. Il primo brevetto di un tergicristallo oscillante, simile per principio a quello ancora oggi in uso, è attribuito a Mary Anderson, un’inventrice statunitense. Con la sua idea, introdusse un meccanismo semplice ma geniale per mantenere pulito il parabrezza, contribuendo in modo decisivo alla sicurezza della guida.

L'automobile diventa per tutti

Si arriva così a un altro momento cruciale nella storia dell’automobile: la produzione della prima vettura costruita su larga scala, la celebre Ford Model T. Introdotto nel 1908 da Henry Ford, questo veicolo rivoluzionò non solo il modo di costruire automobili, ma anche l’intero concetto di mobilità, rendendola accessibile a una fascia molto più ampia della popolazione grazie a costi di produzione ridotti e tempi di assemblaggio ottimizzati.

Ford Model T
Foto di: Museo Nicolis

Con l’aumento esponenziale dei volumi produttivi reso possibile dalla catena di montaggio, si sviluppò in parallelo anche un intero settore dedicato alla componentistica, alla fornitura di ricambi e ai servizi di manutenzione. Mantenere in efficienza le auto nel tempo divenne una nuova necessità e nacquero così le prime reti organizzate di assistenza tecnica, i manuali d’uso per gli automobilisti e una vera e propria cultura della manutenzione periodica, che accompagnava l’idea di un’auto non più come oggetto raro, ma come bene d’uso quotidiano.

Una storia italiana nata 100 anni fa

Nel 1925, esattamente cento anni fa, nasceva in Italia un’azienda destinata a diventare un punto di riferimento nel settore della chimica per l’automotive: la Arexons. L’idea iniziale prese forma grazie a un’intuizione dei fratelli Achille, Angelo e Carlo Verri, che dopo un viaggio negli Stati Uniti notarono una pratica diffusa nelle officine americane: i meccanici utilizzavano speciali mastici per garantire la tenuta delle guarnizioni nei motori.

Da questa osservazione nacque il primo prodotto dell’azienda, un mastice pensato per migliorare la sigillatura e ridurre i problemi legati alle perdite e alle infiltrazioni nei propulsori dell’epoca. Fino ad allora, infatti, i motori richiedevano frequenti interventi, a volte ogni 1.000 o 2.000 chilometri, a causa dell’usura o della scarsa efficacia delle guarnizioni, che erano realizzate in materiali come il sughero o la carta. Inoltre, era spesso necessario intervenire su valvole e altri componenti interni per mantenerne il corretto funzionamento.

L’evoluzione tecnologica, unita all’introduzione di nuovi materiali e prodotti chimici, contribuì a migliorare notevolmente l’affidabilità e la durata dei motori. In quegli stessi anni si fece sempre più sentita l’esigenza di lubrificazione costante, non solo per i motori, ma anche per tutte le attrezzature e i meccanismi in movimento. Per rispondere a questa esigenza, Arexons introdusse nel 1938 un lubrificante solvente contro la ruggine, studiato per oliare cerniere, giunti e altri accoppiamenti meccanici che caratterizzavano i veicoli e le macchine dell’epoca.

Questo prodotto, concepito inizialmente per un uso generico, si è evoluto nel tempo fino a diventare un solvente multifunzione, disponibile oggi anche in versioni professionali dedicate a impieghi specifici: dalla lubrificazione delle catene di trasmissione alla protezione di serrature e componenti elettrici, a conferma di come la chimica applicata abbia accompagnato passo dopo passo la crescita dell’automobile e delle tecnologie connesse.

Il boom economico del dopoguerra

Superato il periodo drammatico delle due guerre mondiali, l’Italia entra negli anni ’50 e ’60, un’epoca di grande trasformazione e crescita economica nota come il boom economico. È in questo contesto che, proprio a Torino, la Fiat assume un ruolo centrale nella motorizzazione di massa del Paese, rendendo accessibile l’automobile a milioni di famiglie.

La nuova Fiat 500 del 1957
Foto di: Wikimedia

Simboli di questo cambiamento furono vetture come la leggendaria Fiat 500, piccola, economica e ingegnosamente progettata per soddisfare le esigenze di mobilità quotidiana di un’intera generazione. Ma quegli anni furono anche il periodo in cui si cominciava a sognare in grande: accanto alle utilitarie, il mercato offriva auto più raffinate e ambiziose, come le eleganti Lancia e le sportive Alfa Romeo, capaci di incarnare lo stile, l’ingegneria e il gusto italiani.

La crescita culturale della cura dell'auto

Parallelamente alla diffusione delle automobili, si affermava sempre più una vera e propria cultura della manutenzione, un’attitudine che si è tramandata fino ai giorni nostri. Chiunque, ancora oggi, si trova a dover scegliere il liquido più adatto per il raffreddamento del motore, trovandosi di fronte a una gamma di opzioni contraddistinte da colori diversi: rosso, blu, verde, giallo… Ogni tonalità corrisponde a specifiche formulazioni chimiche pensate per determinati tipi di motori o materiali, come quelli in alluminio.

Ma non è sempre stato così: in passato, fino agli anni ’50 e ’60, nei radiatori si usava comunemente solo acqua, una soluzione semplice ma poco efficiente. Col tempo, l’evoluzione tecnica ha portato all’introduzione di liquidi protettivi come il Rolin Fluid, con proprietà antigelo e punti di ebollizione più elevati, migliorando la durata e l’affidabilità dei motori, soprattutto nelle condizioni climatiche più impegnative.

Le innovazioni dal mondo delle competizioni

I traguardi tecnologici raggiunti dall’industria automobilistica in quegli anni non si limitavano ai modelli destinati al grande pubblico, ma si estendevano anche al mondo delle competizioni. Le auto da corsa, infatti, rappresentavano un vero e proprio laboratorio su ruote, dove ogni gara diventava un’occasione per mettere alla prova nuove soluzioni tecniche, materiali innovativi e approcci ingegneristici avanzati.

In questo contesto estremamente competitivo anche le aziende che collaboravano con i costruttori – fornitori di componenti, lubrificanti, additivi e materiali tecnici – venivano spinte a innovare. Collaborare con i team da corsa significava testare i propri prodotti ai limiti estremi, in condizioni di temperatura, pressione e stress meccanico impensabili per un’auto stradale. Questa continua ricerca portava allo sviluppo di tecnologie che, dopo essere state collaudate in pista, trovavano poi applicazione anche nella produzione di serie, contribuendo all’evoluzione complessiva dell’automobile.

<p>Il V12 Ferrari</p>

Il V12 Ferrari

Foto di: Ferrari

Un esempio significativo di questa evoluzione tecnologica si trova nelle guarnizioni siliconiche per motori. Si tratta di prodotti in forma liquida, autolivellanti, capaci di creare una tenuta efficace grazie alla formazione di accoppiamenti elastici che si adattano a superfici con spessori diversi. Queste guarnizioni liquide possono essere utilizzate in combinazione con le classiche guarnizioni motore preformate, oppure, in alcuni casi, sostituirle completamente, offrendo maggiore versatilità e affidabilità nella sigillatura dei componenti meccanici.

Un caso emblematico è quello della Ferrari, che già negli anni ’70 avviò una collaborazione con Arexons proprio per lo sviluppo di una guarnizione liquida ad alte prestazioni. Questo progetto, nato per rispondere alle esigenze tecniche estremamente elevate delle vetture del Cavallino Rampante, segnò l’inizio di una partnership che sarebbe durata per oltre trent’anni. Una dimostrazione concreta di come l’innovazione nel settore chimico potesse affiancare e sostenere anche l’ingegneria più avanzata, come quella applicata alle auto da competizione e alle supercar.

Con il Car Care l'auto diventa uno status symbol

Negli anni successivi il benessere economico continuò a crescere in modo costante. Le utilitarie avevano già permesso la motorizzazione di massa, rendendo l’auto accessibile a un pubblico sempre più ampio, mentre le vetture di fascia alta avevano accompagnato – e spesso rappresentato simbolicamente – il miglioramento dello stile di vita degli italiani. In parallelo a questo sviluppo, si affermava anche un nuovo modo di vivere l’automobile: non solo come mezzo di trasporto, ma come oggetto da curare, valorizzare e preservare nel tempo.

Proprio l’estetica, il look dell’auto, è probabilmente l’aspetto che da sempre regala le maggiori soddisfazioni agli automobilisti. È a partire dagli anni ’80 che si diffonde in Italia il concetto di “car care” – un termine inglese che indica l’insieme dei prodotti e delle pratiche dedicate alla cura dell’auto in ogni suo dettaglio.

Marchi come Arexons iniziarono a proporre vere e proprie linee dedicate a questa esigenza, offrendo soluzioni specifiche per ogni area della vettura. A partire dall’esterno, ad esempio, con le cere protettive per la carrozzeria: prodotti formulati per creare un sottile velo trasparente capace di proteggere la vernice dagli agenti atmosferici, dallo sporco, ma anche dall’azione prolungata dei raggi UV, contribuendo a mantenere nel tempo brillantezza e colore.

L’auto assume sempre più il ruolo di status symbol, diventando un’estensione dell’identità del proprietario: un vero e proprio biglietto da visita, da curare con attenzione in ogni dettaglio. Non sorprende quindi che nei garage degli appassionati e degli automobilisti più attenti si trovino oggi prodotti altamente specializzati, pensati per valorizzare ogni area della vettura. Come i polish per eliminare righe e piccoli graffi sulla carrozzeria, oppure i trattamenti basati su nanotecnologie ceramiche, capaci di creare sottili strati protettivi che facilitano l’asciugatura dopo il lavaggio e difendono la vernice nel tempo.

Foto di: Pirelli

L’attenzione si estende anche agli pneumatici, che possono essere lucidati con appositi prodotti, e alle superfici esterne dell’auto, ora pulibili anche senza acqua, grazie a formulazioni compatibili con materiali come metallo, gomma e plastica. Per contrastare l’opacizzazione dei gruppi ottici, sono stati sviluppati prodotti in pasta specifici, pensati per ripristinarne la trasparenza nelle fasi iniziali del deterioramento.

E non viene trascurato neppure l’abitacolo, che oggi può essere mantenuto pulito e protetto con detergenti multi-superficie, capaci di agire su cristalli, plastiche e materiali sintetici senza richiedere risciacquo, e dotati di proprietà antistatiche per rallentare l’accumulo della polvere. Nei moderni prodotti per i cruscotti, inoltre, si sta progressivamente sostituendo il GPL con l’azoto per garantire un’erogazione più uniforme, affiancata da nuove formule chimiche in grado di pulire, igienizzare e contribuire a rallentare l’invecchiamento dei materiali interni dell’auto. Una dimostrazione di come il “car care” sia ormai diventato un settore ad alta specializzazione, capace di evolversi in sintonia con l’automobile moderna.

La modernità degli anni Duemila

Con l’ingresso nel nuovo millennio, il settore automobilistico ha assistito a un’importante evoluzione, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo dei motori diesel. Prima si è affermata la tecnologia dell’iniezione diretta, che ha rappresentato un passo avanti significativo nell’efficienza e nelle prestazioni, e successivamente si è diffuso il sistema common rail, una soluzione innovativa che nasce proprio dalle idee e dal lavoro dei tecnici del gruppo Fiat, per poi essere adottata praticamente da tutte le case automobilistiche nel mondo.

<p>Motore Common rail</p>

Motore Common rail

Negli stessi anni, sul mercato hanno fatto la loro comparsa le prime automobili ibride di origine giapponese, segnando l’inizio di una nuova era di elettrificazione nel settore automotive. Questo percorso ha aperto la strada alle moderne vetture ibride plug-in e soprattutto alle auto completamente elettriche, un tema di grande attualità che oggi si trova al centro del dibattito e dell’innovazione tecnologica nell’industria automobilistica contemporanea.

È sempre affascinante compiere un viaggio nel passato, ripercorrendo le tappe fondamentali dell’evoluzione dell’automobile. Proprio partendo da alcune date significative, in questo video ho voluto raccontarvi il mio primo incontro con la storia dell’automobile, avvenuto qualche anno fa durante la visita a un museo dedicato a questo straordinario mezzo. Ho voluto portarvi idealmente con me in quell’esperienza, con la speranza che anche voi possiate, in futuro, visitare di persona quel luogo o altri simili, per approfondire e scoprire con entusiasmo gli aspetti della storia dell’auto che vi appassionano maggiormente.