Il motore a scoppio? Lo abbiamo inventato prima dei tedeschi
Ad Auto e Moto d'Epoca 2025 c'è anche il capolavoro italiano firmato Barsanti e Matteucci
Il primo motore a scoppio della storia è italiano. I lettori più attenti forse ricorderanno che ne abbiamo parlato in occasione dei 170 anni di "vita" del brevetto. Adesso torna alla ribalta perché il motore Barsanti e Matteucci è esposto all'interno dell’ASI Village, nel Padiglione 25 di Auto e Moto d’Epoca 2025.
Il pubblico del più importante salone europeo dedicato al motorismo storico può così ammirare dal vivo e per la prima volta in una manifestazione fieristica la fedele ricostruzione funzionante di questo antesignano di tutti i motori a scoppio e simbolo di un primato italiano troppo a lungo rimasto in ombra.
Abbiamo fatto prima noi
Il motore nasce nel 1853 a Lucca, dalla collaborazione tra Padre Eugenio Barsanti e l’ingegnere Felice Matteucci, che depositano il progetto presso l’Accademia dei Georgofili e l’Osservatorio Ximeniano di Firenze. Il prototipo viene realizzato nella storica Fonderia Benini del capoluogo toscano quasi dieci anni prima della registrazione del brevetto del tedesco Nikolaus Otto (1876), che l’immaginario collettivo ha erroneamente consacrato come padre del motore a scoppio.
È un caso emblematico di disinformazione storica che oggi, finalmente, viene corretto grazie al lavoro meticoloso del Club Moto d’Epoca Fiorentino, federato ASI.
Nel 2022, il Club fiorentino, infatti, dà vita a un progetto di ricostruzione filologica del motore, con l’obiettivo di riportare alla luce un’invenzione chiave rimasta troppo a lungo nell’oblio. Dopo due anni di studi, ricerche d’archivio e oltre 5.000 ore di lavoro, l’impresa si compie: sabato 11 gennaio 2025, presso il Museo Galileo di Firenze, il motore viene ufficialmente rimesso in funzione.
Fotogallery: Il primo motore a scoppio della storia
Com'è fatto?
Il motore Barsanti e Matteucci è un propulsore gravi-atmosferico a tre tempi ad azione differita. Le sue fasi operative sono aspirazione, scoppio e scarico: manca la compressione, che diventerà elemento centrale nei motori successivi. La miscela aria-gas (all’epoca si utilizzava il cosiddetto gas illuminante, composto principalmente da idrogeno e metano) viene immessa nella camera di combustione alla base del cilindro verticale. Qui, una scintilla generata da un sistema di accensione coevo – il rocchetto Ruhmkorff, un trasformatore a induzione a doppio avvolgimento – provoca l’esplosione della miscela.
A differenza dei motori moderni, dove l’energia viene sfruttata nella fase di espansione, nel motore Barsanti e Matteucci è la fase discendente del pistone, successiva allo scoppio, a produrre il lavoro meccanico. Il pistone, spinto verso l’alto dall’esplosione, discende per effetto della gravità e del raffreddamento dei gas, mettendo in moto un sistema a cremagliera che trasmette l’energia a una ruota dentata collegata al volano. È questa la “differita” che caratterizza il funzionamento del motore.
Con un alesaggio da 150 mm, il pistone richiede una scintilla estremamente potente per innescare la combustione. Il rocchetto Ruhmkorff, utilizzato anche nei laboratori scientifici dell’epoca, si dimostra perfettamente adeguato allo scopo, rispettando fedelmente la tecnologia disponibile nella metà del XIX secolo.
ASI ad Auto e Moto d’Epoca 2025
La presenza dell’Automotoclub Storico Italiano ad Auto e Moto d’Epoca 2025 è, ancora una volta, centrale e trasversale. L’intero Padiglione 25 ospita l’ormai consolidato ASI Village, dove oltre venti club federati da tutta Italia danno vita a un’esposizione straordinaria per varietà e qualità. Lo stand istituzionale della Federazione diventa palcoscenico di conferenze, talk, presentazioni e celebrazioni che coniugano memoria storica, ricerca, attualità e futuro.
Vedi tutte le notizie su Auto e Moto d'Epoca Tra gli appuntamenti clou spiccano la consegna del Premio ASI per il Motorismo Storico 2025 a Miki Biasion e all’On. Giovanni Tombolato, la cerimonia del FIVA Heritage Hall of Fame in onore di Flaminio Bertoni, e la conferenza sul turismo sostenibile in chiave storica, che coinvolge istituzioni come ANCI e Città dei Motori.
Anche le due e le quattro ruote da competizione sono protagoniste: dalla Alfa Romeo 184T di Formula 1 alla Lancia Delta S4 Gruppo B, fino alle motociclette simbolo della rinascita del secondo dopoguerra, esposte nel Padiglione 32.
Come sottolinea il Presidente Alberto Scuro, ASI è oggi un punto di riferimento imprescindibile non solo per la conservazione del patrimonio motoristico, ma anche per la sua valorizzazione culturale, sociale e territoriale. E l’esposizione del motore Barsanti e Matteucci ne è la più potente dimostrazione: un ponte tra passato e futuro che riconnette l’Italia alle sue radici di innovazione.
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