Opel Manta, un fenomeno pop tedesco degli Anni '90
I colleghi di Motor1.com Germania hanno provato la Manta B 1.9 S Berlinetta: un’elegante granturismo anni ’70 da guidare con calma
In Germania, tra gli Anni ’80 e i primi ’90, la Opel Manta è diventata un autentico fenomeno di costume. Barzellette, canzoni, film e caricature hanno trasformato l’auto in un simbolo pop riconosciuto da tutti, tanto che è nata persino l’espressione “Manta-driver” per indicare lo stereotipo del giovane operaio appassionato di Manta, tuning e stile appariscente, spesso ritratto in chiave comica ma radicato in una realtà sociale concreta. Una dinamica non troppo diversa da quella italiana, che nello stesso periodo contrapponeva le sportive accessibili alle vetture di fascia alta.
Nel tempo, la cultura del tuning tedesco, molto più radicata rispetto a quella italiana dell’epoca, ha contribuito a oscurare molte caratteristiche originarie del modello: per esempio, in pochi hanno ricordato che la Manta B non aveva più i fari tondi della prima serie.
La scena dell’elaborazione, particolarmente vivace nella regione della Ruhr (un’area industriale del nord-ovest della Germania, paragonabile per ruolo storico e identità operaia alla “cintura industriale” emiliana o lombarda degli anni del boom) ha creato terreno fertile per la diffusione di versioni altamente personalizzate.
Un’auto popolare in una regione popolare
Per gli abitanti della Ruhr, i film dedicati alla Manta a inizio Anni ’90 non sono stati solo parodie: hanno dato riconoscibilità a una classe sociale spesso ignorata. La regione, un tempo caratterizzata da acciaierie, miniere e manodopera specializzata, ha ritrovato in quell’auto un simbolo familiare e quotidiano.
Non va dimenticato che la Manta è stata prodotta proprio a Bochum, nel cuore della Ruhr, dal 1970 al 1982: un vero “prodotto locale”, percepito come una manifestazione concreta del lavoro di un’intera comunità.
Opel Manta 1976
Pensata per tutti
La seconda serie, la Manta B, ha debuttato nel 1975. Ha ripreso la base tecnica della berlina Opel Ascona B, ma con un passo leggermente più lungo e una carrozzeria più affusolata e dinamica. Sono spariti i fari tondi della prima serie, sostituiti da gruppi ottici rettangolari, ed è comparso un rollbar integrato per aumentare la sicurezza.
La gamma, ampia e articolata, ha offerto due carrozzerie (la coupé a tre volumi e, dal 1978, il Combi-Coupé “CC” con portellone e coda fastback) e circa quattordici versioni, da 55 a 144 CV. A seconda dell’allestimento, la Manta poteva essere elegante, sportiva, essenziale o più accessoriata: Berlinetta, L, SR, GT/E, e così via.
È stata un’auto pensata per un pubblico vasto: bella da vedere, accessibile nell’acquisto, ma senza ambizioni da supercar.
Nonostante ciò, i numeri sono stati notevoli: 557.940 esemplari prodotti fino alla fine della produzione nel 1988. Per anni è stata la sportiva più venduta in Germania, un dato che ha aiutato a comprendere l’impatto culturale che l’auto ha avuto oltre Reno. In Italia, pur apprezzata, è rimasta una scelta più da intenditori che da grande pubblico.
Opel Manta, la fabbrica in Germania
Più granturismo che sportiva
La Manta B 1.9 S Berlinetta provata dai colleghi di Motor1.com Germania sfoggia un elegante blu zaffiro con tetto in vinile nero ed è equipaggiata con un quattro cilindri 1.9 da 90 CV e cambio manuale a quattro marce. L’interno, in perfetto stile Anni ’70, è monocromatico e sobrio: seduta bassa, volante sottile, strumentazione essenziale.
Opel Manta B (1977), la prova di Motor1.com Germania
Alla guida sono emerse subito le sue vere intenzioni: la Manta non è stata una sportiva estrema. L’assetto è stato morbido, l’erogazione progressiva, il cambio meno preciso rispetto agli standard attuali. È stata un’auto che ha invitato a viaggiare con calma, più che a cercare il limite: perfetta per una domenica autunnale sulle statali, come una piccola granturismo accessibile a molti.
La forte cultura del tuning tedesco degli Anni ’80 ha contribuito a creare un’immagine “aggressiva” che spesso non ha corrisposto alle sue reali capacità. I rarissimi esemplari da rally Manta 400 (245 unità) e le versioni curate da Irmscher hanno alimentato il mito sportivo, ma sono rimasti eccezioni.
Il mito che è rinato anche fuori dalla Germania
In Italia, la Manta non è mai diventata un simbolo sociale come in Germania, ma negli ultimi anni è stata rivalutata. Il mercato delle youngtimer e il rinnovato interesse per le coupé europee degli Anni ’70 e ’80 l’ha riportata sotto i riflettori. Gli esemplari originali o con elaborazioni d’epoca documentate sono oggi i più ricercati, mentre molte Manta pesantemente modificate negli anni non sono sopravvissute.
Oggi la natura di questa Opel appare evidente: una coupé elegante, confortevole e sincera, che ha ostentato una sportività solo estetica ma ha conquistato comunque. Un’auto che ha raccontato un frammento significativo della storia automobilistica europea e ha conservato un fascino particolare.
Resta una domanda: senza il fenomeno pop costruito attorno a lei in Germania, la Manta sarebbe oggi lo stesso oggetto di culto? Probabilmente no. Ma è proprio quell’eredità culturale, reinterpretata nel tempo, che le ha permesso di continuare a brillare nel panorama dei classici europei.
Fotogallery: Opel Manta B (1977)
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