Emissioni camion e flotte cambia la strategia europea al 2035
La revisione UE sugli standard di CO₂ introduce nuovi target per i camion e regole più stringenti per le flotte aziendali dal 2030
La revisione del regolamento europeo sulle emissioni di CO₂ dei veicoli non si limita a ritoccare i target e introdurre la famigerata categoria di omologazione M1e (le cosiddette E-Car), ma introduce strumenti pensati per rendere la transizione più gestibile per l’industria e più rapida sul mercato.
Due dei i pilastri d'intervento principali che, nei piani del legislatore europeo dovrebbero agevolare questa transizione sono: una maggiore flessibilità per i costruttori di veicoli pesanti e un’accelerazione decisa sulla decarbonizzazione delle flotte aziendali.
Più flessibilità sui camion, senza abbassare l’asticella
Per autocarri e autobus, la Commissione europea propone una modifica mirata agli standard di CO₂ con l’obiettivo di facilitare il raggiungimento dei target 2030. Il punto chiave è il meccanismo dei crediti di emissione: rispetto all’attuale regolamento, i costruttori potranno accumulare crediti già nel momento in cui le emissioni risultano inferiori al proprio obiettivo annuale, e non solo quando scendono sotto una traiettoria lineare di riduzione.
In pratica, chi investe prima in tecnologie a basse o zero emissioni viene premiato prima. Un approccio che migliora la prevedibilità industriale e, soprattutto, incentiva l’immissione anticipata sul mercato di camion e autobus elettrici o a idrogeno, senza ridurre l’ambizione complessiva del quadro normativo.
Volvo Trucks new FL Electric 14 t
Cosa cambia per camion e bus
La revisione dell’attuale regolamento (originalmente entrato in vigore nel 2019) rafforza in modo significativo gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ dei veicoli pesanti nuovi:
- Mantiene l’obiettivo 15% di riduzione delle emissioni di CO₂ entro il 2025, rispetto alla media di riferimento 2019-2020.
- Introduce obiettivi molto più ambiziosi per gli anni successivi:
• –45% entro il 2030
• –65% entro il 2035
• –90% entro il 2040
rispetto alle emissioni medie di CO₂ dei veicoli nuovi. - Viene ampliato l’ambito di applicazione: oltre ai camion pesanti di oltre 16 t, gli obiettivi si estendono anche ai camion medi, autobus urbani, pullman e rimorchi.
- Per gli autobus urbani, la norma prevede un traguardo di 100% nuovi mezzi a zero emissioni entro il 2035 (con un target intermedio 90% al 2030).
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Flotte aziendali: il vero moltiplicatore della domanda
Sul fronte delle flotte, la Commissione individua nelle grandi imprese un potente acceleratore della transizione. Non a caso: in Europa circa il 60% delle nuove immatricolazioni di auto e addirittura il 90% di quelle dei furgoni avviene tramite canali aziendali.
Dal 2030, gli Stati membri dovranno garantire che una quota minima dei nuovi veicoli aziendali immatricolati dalle grandi imprese sia a zero o basse emissioni, con un sotto-obiettivo specifico per i veicoli completamente a zero emissioni. I target varieranno da Paese a Paese, in funzione della maturità dei mercati nazionali.
La scelta di puntare sulle flotte non è casuale. I veicoli aziendali percorrono più chilometri, vengono sostituiti più rapidamente e alimentano prima il mercato dell’usato. Questo significa rendere disponibili, in tempi più brevi, veicoli a zero o basse emissioni a prezzi accessibili anche per i privati, con un impatto diretto sulla riduzione complessiva delle emissioni.
Vecchio e nuovo regolamento a confronto
| Ambito | Target 2030 | Target 2035 | Target 2040 |
| Veicoli pesanti (HDV) | –45% CO₂ | –65% CO₂ | –90% CO₂ |
| Autobus urbani | 90% zero emissioni | 100% zero emissioni | - |
| Flotte aziendali – auto | Quota minima di veicoli ZLEV* | - | - |
| Flotte aziendali – furgoni | Quota minima di veicoli ZLEV* | - | - |
*Zero or Low Emission Vehicle
Un cambio di passo strutturale
Il pacchetto introduce inoltre una linea netta sugli incentivi: niente più sostegno pubblico per veicoli aziendali che non siano a zero o basse emissioni e prodotti nell’Unione europea. Una scelta che lega la transizione ecologica alla competitività industriale, rafforzando la filiera automotive europea.
Nel complesso, la revisione del regolamento segna un cambio di passo: meno rigidità formale, più leve di mercato. Più flessibilità per i costruttori di veicoli pesanti, ma anche obblighi chiari per chi muove i volumi più importanti, cioè le flotte. Tradotto: la decarbonizzazione non resta sulla carta, ma entra nei listini e nei piani di acquisto. E lì, di solito, le cose iniziano davvero a cambiare.
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