In Italia le auto sono sempre più vecchie. Ed è un problema
L'età media delle auto in Italia è di 13 anni. A rischio gli obiettivi europei e (soprattutto) la sicurezza
Un parco auto che continua a crescere, ma soprattutto che continua a invecchiare, mentre l’elettrico resta ancora marginale rispetto alle ambizioni politiche europee. È questa la fotografia scattata dal Rapporto ACEA 2026, un’istantanea che mette in evidenza le criticità dell'intero settore, almeno in rapporto agli obiettivi dichiarati dall'Union Europea.
I numeri parlano chiaro: in Europa circolano sempre più veicoli, con un’età media in aumento, e l’Italia emerge come uno dei Paesi simbolo di questa tendenza, sia per anzianità del parco sia per densità di auto rispetto alla popolazione.
L'Italia è molto indietro
I dati del rapporto si riferiscono al 2024 e mettono in mostra come il numero complessivo di automobili in circolazione nell’UE abbia raggiunto quota 255.999.373 unità, in crescita dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Parallelamente, l’età media dei veicoli è salita da 12,5 a 12,7 anni, confermando un trend ormai strutturale.
Il dato italiano è ancora più significativo: con 13 anni di età media, il nostro Paese si colloca ben al di sopra delle principali economie europee, come Germania (10,6 anni) e Francia (11,5 anni), e resta lontano dalle realtà più virtuose, come il Lussemburgo, che con 8,2 anni rappresenta un’eccezione, guidata chiaramente anche da redditi più elevati.
L’Italia detiene inoltre un altro primato poco invidiabile: è il Paese con il più alto numero di auto per 1.000 abitanti nell’Unione Europea. Un indicatore che sottolinea quanto il ricambio del parco circolante sia lento e quanto il possesso dell’auto privata resti centrale, probabilmente anche a causa della poca affidabilità e poca capillarità del trasporto pubblico in diverse città.
Elettriche ancora marginali
Il capitolo dedicato alle alimentazioni evidenzia il pesante disallineamento tra obiettivi normativi e realtà. Le auto elettriche rappresentano appena il 2,3% del totale del parco circolante europeo, in lieve crescita rispetto all’1,8% del 2023, ma ancora lontanissime dai livelli necessari per incidere in modo significativo sulle emissioni e sulla qualità dell'aria nelle città. C'è anche da dire che nel 2025 e nei prossimi mesi sono attesi sul mercato diversi modelli più popolari che potrebbero dare una sensibile spinta all'aumento delle immatricolazioni di vetture a batteria.
Le ibride plug-in arretrano dall’2,1% all’1,4%, nonostante i segnali di ripresa arrivati nel corso del 2025. A dominare restano benzina e diesel, che insieme coprono l’87,6% delle auto in circolazione.
Lo scenario non cambia in modo sostanziale se si guarda agli altri veicoli: i furgoni superano i 31 milioni di unità, con solo l’1,3% elettrificato; i camion, che restano i mezzi più vecchi con un’età media di 14 anni, vedono una penetrazione elettrica dello 0,3%; gli autobus fanno segnare progressi più evidenti, ma solo in pochi Paesi del Nord Europa.
In buona sostanza, il Rapporto evidenzia come la decarbonizzazione del trasporto stradale non possa poggiare esclusivamente su target legislativi o su degli slogan. Servono condizioni abilitanti concrete: infrastrutture di ricarica, incentivi all’acquisto, politiche fiscali coerenti e un contesto che renda realmente attrattivo il rinnovo del parco. Quest'ultima è una necessità - al di là dell'aspetto legato all'inquinamento - anche a livello di sicurezza stradale, tra ADAS obbligatori e nuove procedure per i crash test.
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