Donne e auto: con l’AI cresce il rischio di stereotipi
Al Pink Mobility Day di Milano, esperti e manager hanno parlato dell’impatto dell’AI nella mobilità
L’intelligenza artificiale è sempre più diffusa nella vita quotidiana e nei luoghi di lavoro, ma la sua espansione solleva anche nuove questioni legate all’equità e all’inclusione. Tra i rischi più discussi c’è quello che algoritmi e modelli decisionali possano replicare o addirittura amplificare stereotipi già presenti nella società, con possibili ricadute anche nel settore della mobilità e dell’automotive.
Il tema è stato al centro della quinta edizione del Pink Mobility Day, evento dedicato al rapporto tra innovazione, lavoro e mobilità organizzato a Milano da LabSumo, società italiana che si occupa di consulenza e formazione sui nuovi modelli di lavoro, insieme all’associazione dei fleet e mobility manager Best Mobility e al network Bt Lounge, con il patrocinio di diverse organizzazioni del settore auto e dei viaggi aziendali.
L’AI entra nella mobilità e nel lavoro
I dati presentati durante l’evento mostrano quanto l’intelligenza artificiale sia ormai entrata nelle abitudini degli italiani e nelle strategie delle aziende. Secondo le analisi condivise nel corso dell’incontro, quasi il 70% degli italiani con più di 55 anni utilizza strumenti basati sull’AI per informarsi e approfondire temi di interesse, mentre circa la metà dei laureati li impiega per migliorare le proprie performance nello studio o nell’attività professionale.
Anche nelle imprese l’adozione sta accelerando. Le rilevazioni dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano indicano che il 71% delle grandi aziende italiane ha già avviato almeno una sperimentazione legata all’intelligenza artificiale. Inoltre oltre la metà delle grandi organizzazioni ha acquistato licenze di strumenti di AI generativa per la produttività individuale, un livello di diffusione superiore a quello registrato in altri grandi Paesi europei come Francia, Germania e Regno Unito.
Il rischio stereotipi per donne e auto
Il filo conduttore dell’edizione 2026 del Pink Mobility Day è stato il concetto di “discriminazione artificiale”, cioè il pericolo che sistemi basati su dati e algoritmi possano riflettere squilibri già presenti nella società e nelle organizzazioni. In settori come quello dell’auto, dove la presenza femminile nei ruoli tecnici e manageriali è stata storicamente più limitata, questo rischio viene osservato con particolare attenzione.
Gli esperti intervenuti hanno sottolineato come l’intelligenza artificiale non sia uno strumento neutrale: i sistemi apprendono dai dati disponibili e, se questi contengono distorsioni o stereotipi, possono riproporli nei processi decisionali aziendali, dalla selezione del personale alla valutazione delle competenze. La sfida per le imprese non riguarda quindi soltanto l’adozione delle nuove tecnologie, ma anche la loro gestione responsabile.
Perché l’innovazione sia davvero un fattore di progresso, hanno evidenziato i partecipanti, è necessario sviluppare modelli più trasparenti e strategie capaci di integrare obiettivi di equità e inclusione, mettendo le persone al centro della trasformazione digitale.
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