Biodiesel, l’Italia è pronta per l’uso su larga scala
ASSITOL e filiera industriale confermano la maturità del settore: tecnologie e produzione permettono l’impiego diffuso anche in purezza
L'Italia è pronta a utilizzare il biodiesel su larga scala anche in forma pura. A sostenerlo è l’intera filiera industriale dei biocarburanti riunita da ASSITOL ovvero l’insieme di tutte le imprese che operano nel settore, dai produttori di materie prime agli operatori energetici fino alle aziende che sviluppano tecnologie per l’impiego nei motori.
Il messaggio è emerso durante il convegno “Il biodiesel riaccende i motori”, organizzato in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026, dove istituzioni e operatori del settore hanno evidenziato come le tecnologie sviluppate nel Paese consentano ormai di impiegare questo biocarburante in modo diffuso e sicuro nel parco circolante.
Tecnologia matura e filiera nazionale
Il biodiesel non è una novità, ma oggi ha raggiunto una maturità industriale che ne amplia le possibilità di utilizzo. L’Italia si posiziona tra i principali produttori europei, con circa 800.000 tonnellate annue e una filiera tecnologicamente avanzata.
“Ha una storia molto italiana, che parte negli anni ’80 e arriva fino ad oggi, con un percorso di costante evoluzione verso la neutralità tecnologica”, ha dichiarato Andrea Carrassi, direttore generale di ASSITOL.
Determinante è il contributo dell’ingegneria italiana, che ha sviluppato sistemi di conversione capaci di adattare i motori diesel esistenti all’utilizzo del biodiesel puro (B100). Un passaggio reso possibile anche dal Decreto 245/2025 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che disciplina l’omologazione e l’installazione dei kit retrofit.
“Per verificare che le nuove tecnologie siano utilizzabili sui veicoli, sono fondamentali le prove sul motore, dalla potenza alla sicurezza fino al rispetto dei limiti di emissione”, ha spiegato Carlo Manzo, rappresentante del Ministero.
Benefici ambientali e sfida normativa
I vantaggi del biodiesel riguardano sia l’ambiente sia la gestione energetica. Può ridurre fino al 90% le emissioni di CO2 rispetto ai carburanti fossili, è biodegradabile e consente di abbattere significativamente il particolato, uno degli inquinanti più critici nelle città. Inoltre, le sue proprietà contribuiscono a preservare i motori nel tempo. “È da decenni presente sul mercato su larga scala, è sicuro ed affidabile”, ha ricordato Carrassi, sottolineando anche la presenza di una rete distributiva già pronta.
Nonostante il quadro favorevole, resta aperta la questione del trattamento fiscale, ritenuto fondamentale per permettere al biodiesel di competere con altri carburanti.
Marina Barbanti, direttrice di Unem, ha evidenziato come “il carbon neutral non si conquista con una sola tecnologia”, sottolineando la necessità di un approccio che valorizzi tutte le soluzioni disponibili. In un contesto segnato da tensioni internazionali e costi energetici elevati, il biodiesel si propone così come una risposta immediata per rafforzare l’indipendenza energetica e accelerare la decarbonizzazione dei trasporti.
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