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Alpine A110 GT, elogio alla leggerezza tra le curve. La prova

Le sportive a motore centrale posteriore che fanno della leggerezza un punto chiave sono oramai sempre meno. E guidarle diventa un'occasione

Alpine A110, elogio alla leggerezza
Foto di: Motor1 Italy

L’insostenibile leggerezza dell’essere. Provocazione certo, soprattutto se si parla di auto. In un’epoca fatta di comodi e pesanti SUV, avere tra le mani per qualche giorno un mezzo leggero che fa delle emozioni alla guida il suo credo, diventa un’occasione unica…con la speranza che non rimanga tale, per buona pace di Milan Kundera.

Alpine A110 GT. 1119 chilogrammi, 300 CV, 3,73 Chili per CV. Sta tutto qui. In questi numeri.

La storica frontiera della leggerezza

Auto così oramai, ne son rimaste davvero poche. La scheda tecnica parla chiaro: sportive a motore posteriore centrale, pensate per la gioia di chi guida. In Francia è ancora ben presente lei, la Alpine A110. La provai, anche in versione S, tra le curve dell’Estoril - in circuito - ma anche tra le strade di montagna intorno, e ne rimasi sorpreso per la sua bontà dinamica. Non estrema - anzi, forse più stradale che altro - ma coinvolgente.

Alpine A110, la prova

L'Alpine A110 GT: 1119 chilogrammi, 300 CV, 3,73 Chili per CV.

Foto di: Alpine

In Italia abbiamo avuto recentemente la bellissima Alfa Romeo 4C. Nervo scoperto per alcuni quel progetto. Mi ricordo perfettamente la presentazione ufficiale. Ero lì presente, a Balocco. E ricordo il giro dimostrativo di notte sul circuito con il tester, prima di provarla l’indomani. 900 chili circa di peso, con il suo monoscocca in fibra di carbonio, e la gabbia in alluminio. Aveva 241 CV con il suo 4 cilindri da 1742 cc. E quanto ha fatto parlare.

Alfa Romeo 4C

L'Alfa Romeo 4C

Se parliamo poi di peso, sembra quasi pleonastico volare in Inghilterra, farsi ammaliare dal verde e citare un genio come Colin Chapman e le sue Lotus (tra l’altro, recentemente, Andrea Farina ha messo alla prova la Elise in un Perché Comprarla Classic).

Lotus Elise R 2007

La Lotus Elise R del 2007

E poi, ovviamente, c’è la grande rivale attuale della Alpine A110. La Porsche con la sua 718. Che ha sì qualche chilo in più. Però, va sottolineato: Porsche è sempre Porsche. Con la sua dinamica, la sua guida, la sua cura.

Non è solo questione di peso

Tutti oggetti che fanno del piacere di guida. Il peso ne è un elemento chiave certo, ma non è l’unico. e così, ho deciso di passarci una giornata - l’unica di sole - per guidarle in alcune curve care ai miei primi anni in cui scorrazzavo tra moto e auto: le strade della Tolfa, tra Roma e Civitavecchia.

E così ti ritrovi seduto. Basso. Molto in basso. Ma percepisci di avere tutto sotto controllo. La pedaliera con la giusta inclinazione, sufficientemente lontana. Il volante con una corona cosi grande, un’impugnatura precisa e materiale in simil alcantara. 

Alpine A110, la prova

Il peso fa il suo lavoro, ma è anche una questione di ripartizione e equiibrio

Foto di: Alpine

Si certo, l’ambiente a bordo...l’infotainment un po’ datato…passa in secondo piano. E così anche la strumentazione digitale che, effettivamente, poteva essere un po’ più accattivante. La questione è semplice: la Alpine A110 è fatta per danzare tra le curve. Perché se pesa così poco è anche perché la scelta dei materiali fa la differenza. Telaio in alluminio sviluppato appositamente. Carrozzeria e sottoscocca in alluminio, e così le sospensioni - due quadrilateri ovviamente.

E poi c’è il motore centrale, mentre il serbatoio si trova davanti, ma dietro l’asse. Tutto perfettamente in equilibrio. E poi, fondo carenato e un vero diffusore. Ecco, tutto questo si trasforma in sensazioni.

Tra le curve è piacere di guida

Bastano poche curve e capisci. Subito. Già da come freni. Pedale duro, come deve essere, carico e mordente come a volerti dare un po’ di resistenza, mentre senti l’auto piatta, bassa, con il beccheggio, il trasferimento di carico longitudinale, che è funzionale; non è un trasferimento di massa inerte pesante. Si guida di fioretto…che l’ho sempre preferito alla sciabola.

Sembra che hai un perno all’anteriore. E’ un compasso. Prendi, Inserisci in curva a una velocità che dici “dai non è vero”, e lei ti segue, senza fare un fiato. Non ci sono inerzie, c’è solo un ritorno di sensazioni tra le mani. Capisci quello che sta succedendo sotto, con le ruote anteriori. E allora alla curva successiva vuoi inserire solo più velocemente. Ripartizione dei pesi 46:54. Giusta così. Davanti carica in inserimento, ma dietro comunque ben ancorata.  

Alpine A110, la prova

Alpine A110, l'abitacolo

Foto Di: Alpine
Alpine A110, la prova

Alpine A110, la prova tra le strade di montagna

Questo perché il peso fa la differenza alla base, influisce in ogni comportamento...è una condizione si, ma anche una conseguenza di scelte, anche tecniche,  relative alla costante ricerca di un giusto equilibrio. E’ quella composizione che ti fa sentire al meglio la macchina tra le mani.  

E allora, moduli l’acceleratore, che ha anche una bella escursione, ma senti vibrare il carico, la potenza sotto il piede, con questo involucro così leggero, scarichi quei 300 cv e quei a terra che per un’auto così sono perfetti. E senti il richiamo dei giri da dietro la schiena. Il motore centrale è goduria anche per questo. Lo senti scalciare mentre fa lo 0-100 in 4 secondi e poco più.  

Turbo, con quel ricordo di un tempo andato visto che un piccolo lag, quando affondi, ce l’ha. E allora anticipi quel colpetto, Ma non richiami la marcia. In uscita lasci quell’istante....lo assapori...tanto, hai fatto una percorrenza cosi veloce che era una danza, che quasi ti ricordano le moto due tempi, in un’epoca di cavalleria spropositata ma su quintali e quintali di massa.  

Alpine A110, la prova

Alpine A110, la linea di questa generazione ricorda fortemente l'originale 

Foto di: Alpine

Cambi anche mappatura. Sport, per sentirla ancora più reattiva, pronta, come una lince, ma con una cambiata che ora puoi gestire meglio. Certo, un manuale è un manuale, ma il Getrag a doppia frizione 7 rapporti quando arriva su, in zona rossa, cambia marcia. Ed è così ottimizzato che ogni tanto ti capita di cambiare in simultanea.  E sapete cosa, sentire la cambiata, con il paddle dietro, con quegli innesti cosi veloci...poesia. 

Puoi mettere anche in track certo, e qui i controlli di stabilità sono disattivati. Senza filtri. Solo sensazione sotto il sedere e tra le mani. Ed è qui che tutto poi si realizza: è qui che la dinamica di guida la avverti proprio bene.

L’insostenibile leggerezza al mondo d’oggi

Guidare auto del genere, significa instaurare un rapporto che coinvolge tutti i sensi. Che parte sempre da quel principio di base: puoi trovare la sportività, la prestazione, il piacere di guida con mille strade, ma per oggetti così, la chiave rimane il peso.  

Jean Redele lo aveva capito subito quando decise di creare in 12 mesi 12 la Alpine. Noi in Italia avevamo - e abbiamo - una sigla iconica: GTA, Gran Turismo Allegerita. Magari sulla Giulia Sprint se si parla di Alfa Romeo.

Oppure, per rendere ancora più universale questo messaggio, “Aggiungendo potenza andrai più veloce in rettilineo, togliendo peso andrai più forte ovunque” di sir Colin Chapman. 

Una “insostenibile leggerezza” per le emozioni che ti travolgono al volante, ma – lato oscuro della luna – per un prezzo che rende, anche giustamente, questi oggetti elitari, ma al contempo quindi, anche cosi preziosi, in un epoca fatta di comodi e pesanti SUV. 

Fotogallery: Alpine A110, la prova