Debutta nel 1968 al Salone di Ginevra e, per molti, dà il via a una moda che non si è ancora esaurita.

Attribuire la paternità di un’idea a qualcuno è esercizio pericoloso anche quando di mezzo c’è un brevetto; immaginatevi quale rischio si corra a farlo se, a supporto della tesi, non ci sono documenti ufficiali. E’ questo il caso della Mercedes 300 SEL 6.3, da molti considerata la mamma delle tre volumi supersportive. 6.3 indica la cilindrata del motore V8 ed è diventata talmente iconica da essere utilizzata ancora oggi, persino quando la cubatura del propulsore non è più di 6,3 litri; la S63 AMG, per esempio, sotto il cofano ha un 5.5 V8 biturbo. Il V8 della 300 SEL 6.3, invece, è un aspirato vecchia maniera da 250 CV. Una cifra oggi alla portata delle piccole sportive, ma che 50 anni fa consentiva alla tedesca di essere l’auto a 4 porte più veloce del mondo: 220 km/h di velocità di punta, 6,5 secondi per scattare da 0 a 100 km/h e 27,1 secondi per coprire il km con partenza da fermo.

Una storia romantica

Gli artefici della nascita di questa macchina sono fondamentalmente due: il primo si chiama Erich Waxenberger, il secondo Rudolf Uhlenhalt. Premessa: ciò che leggerete potrebbe essere frutto di qualche “licenza poetica” che il trascorrere del tempo ha ingigantito e infiocchettato, ma un fondamento di verità ci dev’essere; o almeno è bello pensare che sia così, visto che la versione è confermata da varie fonti.

Detto questo, ora immedesimatevi in un’azienda degli Anni Sessanta, per quanto tedesca e dunque assai rigorosa: lo spazio per l’improvvisazione, per la passione e per l’iniziativa personale è ampio. Capita così che Waxenberger, ingegnere collaudatore, decida di installare il V8 di cui sopra sotto al cofano della grande berlina W109, quella da cui poi sarebbe nata la Classe S. Insomma, un’associazione paradossale, effettuata senza l’autorizzazione dei capi.

Una follia accolta a braccia aperte

Waxenbeger, vai a sapere quanto per caso o quanto consapevolmente, passa con la “sua” W109 vicino a Rudolf Uhlenhalt, tra le altre cose capo del team di sviluppo di Mercedes e noto per avere un debole nei confronti dei grossi motori, che infatti coglie immediatamente lo strano “brontolio”, ben lontano dalle note armoniche del 6 cilindri di cui è (dovrebbe essere) dotata.

La reazione? Convocazione immediata di Erich Waxenberger nel suo ufficio, per ottenere spiegazioni. Quello che scaturisce dal loro incontro è storia.

1968, Salone di Ginevra

Abbiamo fatto riferimento sopra alle moderne 63 AMG. La 300 SEL 6.3 è cosa ben diversa e basta dare un occhio alle foto che trovate qui sotto per capire perché: il gusto classico della berlina Mercedes non viene minimamente intaccato dalle smanie di sportività.

Esternamente non c’è nulla che tradisca la presenza di tanto motore là davanti, mentre dentro è un trionfo di legno e pelle, con il volante che assume le dimensioni di un timone: il diametro è immenso e la spessore della corona minimo. Il cambio: automatico a 4 marce, fluidissimo, proprio come le sospensioni ad aria con controllo automatico del livello.

Il “maiale rosso”

L’importanza della 300 SEL 6.3 è testimoniata anche dal fatto che sulla sua base nasca la prima macchina da corsa di AMG, all’epoca piccola officina di elaborazione; si tratta della 300 SEL 6.8 AMG del 1971 (nella gallery qui sopra). La cilindrata cresce appunto fino a 6,8 litri (all’epoca sigle e cubature andavano di pari passo) e la sua filosofia è esattamente l’opposto di quella di Lotus e, in generale, dei Costruttori inglesi: la tedesca è infatti “tanta” in tutti i sensi e per ottenere le prestazioni ricorre a un “mega-motore” da 420 CV per oltre 1.600 kg di peso.

I risultati danno ragione ai tedeschi, perché il “maiale rosso”, così viene soprannominata la macchina, vince il campionato turismo nella sua categoria e chiude seconda la 24 Ore di Spa. La sua carriera però finisce presto a causa dei regolamenti delle gare turismo, che proibiscono motori superiori ai 5 litri di cilindrata a partire dal 1972.

Fotogallery: Mercedes 300 SEL 6.3, le foto storiche