Sergio Marchionne: una vita sulle nuvole coi piedi per terra
Quanto viaggia il supermanager?
Dove sarà in questo momento Sergio Marchionne? A Torino, Detroit, Auburn Hills o Berlino? Il nome del manager italo-canadese che fino a qualche tempo fa era quasi sconosciuto al grande pubblico è oggi sulla bocca di tutti, giornalisti, politici, banchieri, finanzieri e gente comune. L'aver rimesso in sesto la Fiat non gli è bastato e adesso l'amministratore delegato dal pullover blu - ormai famoso come l'orologio sul polsino dell'Avvocato Agnelli - vuole un supergruppo dell'auto da oltre 7 milioni di vetture all'anno e 80 miliardi di fatturato. Questa, secondo lui, è la dimensione che il Gruppo Fiat dovrà raggiungere se vorrà sopravvivere. Un obiettivo tanto ambizioso quanto difficile da realizzare, ma che l'avvocato-commercialista è fermamente determinato a perseguire.
E allora Marchionne è continuamente in viaggio o meglio in volo. Fare il conto delle sue trasferte è difficile anche per la stampa, ma chi ne segue gli spostamenti da vicino è pronto a giurare che si è recato in America per l'affare Chrysler almeno dieci volte negli ultimi due mesi, così come in Germania, a Berlino, dove è ancora aperta la partita con Opel. Calcolatrice alla mano sono circa 260 ore di volo, l'equivalente di quasi 10 giorni, con un fuso orario - tra l'Europa e l'America - di 6 ore. Un vero e proprio tour de force da jet lag a cui però Marchionne è allenato negli ultimi anni: per controllare le attività di CNH si recava negli USA una volta alla settimana, usando a volte l'aereo privato di Fiat che fa scalo a Rekyavjk per il rifornimento.
Eppure, che viaggi su un jet privato o su un aereo di linea poco importa, perché è facile immaginare che Sergio Marchionne non ami il dolce far niente e che lavori anche tra le nuvole, sebbene adori stare in compagnia tanto quanto giocare a carte. Un passatempo che ha imparato al circolo dei carabinieri di Toronto e che proprio oggi è stato al centro di un botta e risposta tra lui e il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, in occasione della cerimonia per i 195 anni dalla fondazione dell'Arma. Entrambi appassionati giocatori di scopa che spesso si sfidano, dopo un abbraccio affettuoso, hanno parlato di lavoro e poi Chiamparino ha chiesto a Marchionne: "Durante questi lunghi viaggi almeno hai avuto il tempo di allenarti a scopa?". "No - ha risposto l'AD del Lingotto - ho avuto molto altro da fare, non ho fatto in tempo". "Peccato - ha commentato il sindaco - se lo avessi fatto non perderesti sempre 2-0".
Il lavoro prima di tutto, insomma, e chi conosce Marchionne racconta di un uomo che "normalmente" dorme 4 ore a notte e lavora dal lunedì al sabato prendendosi come pausa soltanto la Domenica. Averne conferma è facile. Basta guardare come Marchionne si è mosso per concludere gli ultimi affari, Chrysler e Opel. E' un uomo che non sta con le mani in mano, ma che prende l'iniziativa. Il suo tentativo di creare una realtà che produca grandi numeri non è semplice, ma a giudicare dalla sua biografia, "Sergio" è abituato alle nuove sfide.
Emigrato in Canada da bambino, ha studiato e lavorato lì finché, dopo un'esperienza negli Stati Uniti, non è tornato in Europa presso la Sgs di Ginevra, una società finanziaria da 38mila dipendenti in tutto il mondo che fa parte dell'orbita Agnelli. Qui la sua ottima gestione non è passata inosservata all'occhio attento "dell'Avvocato", che aveva deciso di portare in Fiat manager cinquantenni e con esperienze internazionali. L'ingresso nel Lingotto lo ha riportato in patria, ma questo "personaggio" - diventato quesi un "eroe" per via dell'accordo con Chrysler e l'affare Opel - è sempre da qualche altra parte.
Lui vola negli Stati Uniti e il titolo Fiat vola in Borsa. Si reca a Detroit per seguire la bancarotta pilotata di Chrysler e dà buca a Berlino confermando però l'interesse per Opel. Un interesse che c'è ancora perché l'accordo tra la Magna e la Opel "non è vincolante" - come ha detto la Merkel - e che riguarda anche un'altra controllata di GM in Europa: la svedese Saab. Il Lingotto, infatti, sarebbe in lizza per acquisirne il controllo, così come è probabile che tra le prossime mete dell'infaticabile amministratore delegato ci saranno presto il Sud America o la Cina.
E allora Marchionne è continuamente in viaggio o meglio in volo. Fare il conto delle sue trasferte è difficile anche per la stampa, ma chi ne segue gli spostamenti da vicino è pronto a giurare che si è recato in America per l'affare Chrysler almeno dieci volte negli ultimi due mesi, così come in Germania, a Berlino, dove è ancora aperta la partita con Opel. Calcolatrice alla mano sono circa 260 ore di volo, l'equivalente di quasi 10 giorni, con un fuso orario - tra l'Europa e l'America - di 6 ore. Un vero e proprio tour de force da jet lag a cui però Marchionne è allenato negli ultimi anni: per controllare le attività di CNH si recava negli USA una volta alla settimana, usando a volte l'aereo privato di Fiat che fa scalo a Rekyavjk per il rifornimento.
Eppure, che viaggi su un jet privato o su un aereo di linea poco importa, perché è facile immaginare che Sergio Marchionne non ami il dolce far niente e che lavori anche tra le nuvole, sebbene adori stare in compagnia tanto quanto giocare a carte. Un passatempo che ha imparato al circolo dei carabinieri di Toronto e che proprio oggi è stato al centro di un botta e risposta tra lui e il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, in occasione della cerimonia per i 195 anni dalla fondazione dell'Arma. Entrambi appassionati giocatori di scopa che spesso si sfidano, dopo un abbraccio affettuoso, hanno parlato di lavoro e poi Chiamparino ha chiesto a Marchionne: "Durante questi lunghi viaggi almeno hai avuto il tempo di allenarti a scopa?". "No - ha risposto l'AD del Lingotto - ho avuto molto altro da fare, non ho fatto in tempo". "Peccato - ha commentato il sindaco - se lo avessi fatto non perderesti sempre 2-0".
Il lavoro prima di tutto, insomma, e chi conosce Marchionne racconta di un uomo che "normalmente" dorme 4 ore a notte e lavora dal lunedì al sabato prendendosi come pausa soltanto la Domenica. Averne conferma è facile. Basta guardare come Marchionne si è mosso per concludere gli ultimi affari, Chrysler e Opel. E' un uomo che non sta con le mani in mano, ma che prende l'iniziativa. Il suo tentativo di creare una realtà che produca grandi numeri non è semplice, ma a giudicare dalla sua biografia, "Sergio" è abituato alle nuove sfide.
Emigrato in Canada da bambino, ha studiato e lavorato lì finché, dopo un'esperienza negli Stati Uniti, non è tornato in Europa presso la Sgs di Ginevra, una società finanziaria da 38mila dipendenti in tutto il mondo che fa parte dell'orbita Agnelli. Qui la sua ottima gestione non è passata inosservata all'occhio attento "dell'Avvocato", che aveva deciso di portare in Fiat manager cinquantenni e con esperienze internazionali. L'ingresso nel Lingotto lo ha riportato in patria, ma questo "personaggio" - diventato quesi un "eroe" per via dell'accordo con Chrysler e l'affare Opel - è sempre da qualche altra parte.
Lui vola negli Stati Uniti e il titolo Fiat vola in Borsa. Si reca a Detroit per seguire la bancarotta pilotata di Chrysler e dà buca a Berlino confermando però l'interesse per Opel. Un interesse che c'è ancora perché l'accordo tra la Magna e la Opel "non è vincolante" - come ha detto la Merkel - e che riguarda anche un'altra controllata di GM in Europa: la svedese Saab. Il Lingotto, infatti, sarebbe in lizza per acquisirne il controllo, così come è probabile che tra le prossime mete dell'infaticabile amministratore delegato ci saranno presto il Sud America o la Cina.
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