Le case straniere li scelgono per la loro melodia. Tanti gli esempi curisosi, come Cappuccino, Mobilio, Asso di Fiori...

Maserati ha scelto di legarsi ai venti, ed è per questo motivo che la berlina Ghibli ne richiama uno che spira dal Sahara verso le coste libiche. Lamborghini si ispira invece ai tori e al mondo della tauromachia, mentre i veicoli commerciali Fiat riprendono il nome di monete del passato: oggi a listino troviamo ad esempio il Fiorino, il Talento e il Ducato. Ogni casa auto rispetta una sua politica in termini di denominazione: alcune preferiscono lettere (Mercedes Classe E) o i numeri (Mazda 3), ma una gran parte sceglie i riferimenti storici (Ferrari 612 Scaglietti), animali (Fiat Panda), luoghi geografici (Seat Ibiza) o termini di senso compiuto (Lancia Musa). Altre ancora si affidano più semplicemente a un nome dal suono accattivante. Questa pratica coinvolge spesso la lingua italiana, considerata melodica, le cui parole vengono spesso utilizzate in riferimento a modelli di automobile.


Ai tedeschi piace la lingua di Dante


L’abitudine è comune soprattutto fra le case tedesche e giapponesi. Nel corso degli anni Volkswagen ha lanciato per esempio l’utilitaria Lupo, la coupé Corrado e la berlina Vento, ispirandosi alla meteorologia anche per la coupé Scirocco e la berlina Bora. Ford - che ha chiamato un'auto "Figo" - ha dimostrato comunque una predilezione nei confronti della geografia: la Cortina, nata negli Anni '60; la Capri, una coupé prodotta fra il 1969 e il 1986; la Torino, una sportiva nota per la celebre apparizione nella serie tv degli anni ’70 Starsky e Hutch. Curiosità: Ford ha utilizzato il nome Puma ed anche una delle sue traduzioni in inglese, Cougar, in entrambi i casi per automobili coupé. Anche Opel si è lasciata influenzare dalla lingua italiana, scegliendo nel tempo denominazioni a noi molto familiari: oggi a listino si trova per esempio la berlina compatta Corsa, ma fino agli anno scorsi erano presenti l’utilitaria Agila e la cabriolet Tigra. Ad inizio anni ’90 risalgono invece la coupé Calibra ed il pick up Campo, mentre i termini Manta ed Omega sono utilizzati anche in lingua inglese: la prima era una coupé, la seconda una berlina. Da non dimenticare anche la coupé Monza, mentre Astra l’abbiamo esclusa in quanto non di senso compiuto


I giapponesi non si pongono limiti di fantasia


Ancor più fantasiosi e anticonvenzionali sono i nomi scelti dalle case giapponesi, che da sempre considerano le parole italiane un valore aggiunto per le rispettive automobili: Toyota, ad esempio, ha scelto Previa ispirandosi al termine previdenza e lasciando intendere la sua lungimiranza nello sviluppare una monovolume a motore centrale. Due popolari berline Toyota si chiamavano Carina e Corona, ma sono arrivate anche le Avanza, Innova, Passo, Porte, Premio e Verso. Mazda ha scelto i nomi Luce per una berlina di fascia alta, Bongo per un van e Cosmo per una sportiva, ma si è ispirata all’italiano anche per le berline Familia e Capella. Daihatsu ha utilizzato l’italiano più di qualunque altra azienda: nel corso degli anni sono arrivate le Compagno, Consorte, Domino, Materia, Mira, Sonica, Storia e Tanto. C’erano anche la Esse e persino il furgone Delta, lanciato nel 1970. Senza dimenticare la Cuore. Nissan ha optato per i nomi Cima, Fuga, Gloria, Largo, Serena Stanza. Oggi a listino sono presenti le Fuga, Murano e Versa. C’è anche la Note, che si pronuncia all’inglese ma è comunque una parola inserita nel nostro vocabolario...


Chrysler e GM scelgono l’inglese


A Suzuki spetta il merito di aver utilizzato una delle parole italiane più conosciute e popolari al mondo: nel 1991 venne infatti lanciata la sportiva Cappuccino. Hanno senso compiuto anche le parole Alto, Baleno, Cara, Cervo, Liana, Nomade, Palette e Samurai. Escudo, purtroppo per lei, viene tradita dalla vocale all’inizio. Isuzu ha utilizzato nella sua storia i nomi Como e Piazza, ma insieme ad Italdesign ha realizzato il prototipo Asso di Fiori. Honda è l’unica fra le case giapponesi ad aver sempre utilizzato poco italiano per i suoi modelli. Ci sono però alcune eccezioni: la Mobilio è quella più famosa, ma sono arrivate anche le Concerto e Domani. Mitsubishi ha scelto invece i nomi Carisma, Celeste, Diamante, Libero, Nativa, Pistacchio e Strada. Gli esempi sono minori per le case automobilistiche inglesi e d’oltreoceano: citiamo ad esempio le Austin Allegro, Marina, Maestro; le Chevrolet Beretta, Corsica ed Epica; la Chrysler Pacifica e la Rover Metro. E poi c'è Ssangyong che di recente ha scelto di celebrare l'Italia battezzando Tivoli la sua prima SUV compatta.

Nomi auto, quelli italiani "suonano" meglio