Secondo Luigi Di Maio il passaggio all'elettrica creerà posti di lavoro, ma c'è anche chi teme invece che porterà disoccupazione.

Il dibattito è aperto: se le vetture a batteria divenissero di massa, si avrebbe più occupazione, o no?Lo spunto ce lo dà Luigi Di Maio, candidato premier per il Movimento 5 Stelle che, ai microfoni di RTL, ha detto la sua sulla misura anti-inquinamento annunciata dalla “collega” grillina Virginia Raggi, sindaco di Roma: stop ai Diesel in centro nella capitale dal 2024. Di Maio ha spiegato di essere favorevole all’auto elettrica: “Credo che noi potremmo rilanciare il lavoro in Italia, soprattutto in alcune regioni del Sud dove sono stati smantellati degli stabilimenti dell’automotive”. E ha aggiunto: “Il nostro obiettivo è un milione di auto elettriche entro il 2020, dando incentivi a chi le compra. Ma soprattutto sviluppando un nuovo modello di mobilità con auto elettriche anche in car sharing e in car pooling”. D’altronde, un anticipo ve l’aveva fornito OmniAuto.it nel 2013, quando Beppe Grillo, fondatore del M5S, aveva proposto il suo piano per l’auto. Ma, dopo le dichiarazioni di Di Maio, si apre il dibattito fra chi si dice convinto che le vetture elettrico possano creare occupazione, e chi invece ritiene che causino solo disoccupazione.

Elettrico uguale posti di lavoro in più

Oltre a Di Maio, fra coloro che fanno l’equazione “elettrico uguale posti di lavoro in più” c’è Cei-Cives, l’organizzazione per la formazione della mobilità elettrica di cui fa parte il comitato elettrotecnico italiano. Ovviamente, con il patrocinio delle maggiori industrie e associazioni che puntano sulle vetture a corrente: vedi Enel e l’associazione confindustriale Elettricità Futura. La tesi, come riporta il Sole 24 Ore, è semplice: “Economie consistenti vi sarebbero se venisse sviluppato anche in Italia un nuovo settore industriale” che comprenda anche le attrezzature per la ricarica, i servizi, i business collaterali complementari (noleggi, sharing). Numeri precisi li dà “Alimentare il futuro dell’Europa“, lo studio commissionato dall’European Climate Foundation e realizzato dalla società di consulenza Cambridge Econometrics: “Le auto elettriche possono contribuire a rivitalizzare la crescita dell’Europa, creare 206.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030 e ridurre l’inquinamento atmosferico”. Questo, chiaramente, è il punto di vista di alcune parti interessate: Case automobilistiche e associazioni industriali anzitutto. Per chi volesse approfondire altri aspetti sulla macchina elettrica, potete scaricare il file PDF.

Elettrico uguale posti di lavoro in meno

Di tutt’altro avviso Giorgio Boiani, vicepresidente di AsConAuto (Associazione nazionale Consorzi concessionari Auto), che già in passato ha presentato studi interessanti sul settore automotive: “Il successo delle vetture elettriche potrebbe mettere a rischio in Italia il lavoro di 100.000 aziende, che si dovranno reinventare e dovranno diversificare la propria attività. Considerando cinque addetti ognuna, siamo a un potenziale di 500.000 posti di lavoro a rischio”. Il motivo? “Si parla di 2.700 nuovi punti di rifornimento per le elettriche: avvio di un ambizioso progetto per sostenere la diffusione dell'auto a batteria nel mercato italiano. Ma quanti posti di lavoro potranno essere a rischio nei 22.900 distributori di benzina presenti in Italia?”. E, nelle 100.000 imprese, sono incluse non solo le stazioni di servizio, ma anche le officine e i centri di assistenza. “Difficile che riescano ad allargare le proprie attività anche all'assistenza delle elettriche”, specie per i costi delle apparecchiature necessarie a riparare i veicoli “verdi”. Insomma, l’Italia per Boiani non è strutturalmente pronta a questo cambiamento, considerando che nel nostro Paese circolano ancora 5 milioni di Euro 0.

Invece Daimler…

Posizione un po’ più sfumata per la Daimler (Mercedes). Secondo il colosso tedesco, di fronte a un eventuale calo della domanda di auto diesel e al passaggio alle auto elettriche, Mercedes si troverebbe “di fronte al rischio che i volumi e il tipo di componenti richiesti dalla produzione siano diversi rispetto al passato", sta scritto nel report annuale dell’azienda. Risultato: “Un utilizzo insufficiente delle capacità produttive per alcuni fornitori. Se le aziende della filiera non sono in grado di coprire i loro costi fissi, si rischia che possano richiedere pagamenti compensativi”. Alla fine, l’espansione della capacità necessaria negli stabilimenti dei fornitori potrebbe anche richiedere una partecipazione che inciderà sui costi", ha concluso Stoccarda. Che, però, punta forte sull’elettrificazione: entro il 2022, ben 50 modelli tra elettriche, ibride plug-in e “mild hybrid”. Il primo modello della serie EQ è in rampa di lancio (lo si vedrà a Ginevra). E le Smart saranno solo elettriche al 100%.