Suscita curiosità l’ascesa nel settore automotive dell’imprenditore orientale Li Shifu

È Li Shifu il personaggio del momento nel settore automotive. L’imprenditore cinese, proprietario fra l’altro di Geely, è appena divenuto primo azionista di Daimler (Mercedes), scucendo 9,2 miliardi di dollari (7,5 miliardi di euro) per rastrellare il 9,7% delle azioni del colosso tedesco con un’operazione di rara abilità. Una mossa che avrebbe fatto seguito al no ad una trattativa sfumata con FCA: secondo l’agenzia Bloomberg, Geely e Fiat-Chrysler avrebbero parlato di una possibile fusione, ma le trattative preliminari si sarebbero interrotte a metà 2017 per differenze sulla valutazione. A novembre 2017, Daimler avrebbe respinto un’offerta della Geely, riporta l’autorevole Automotive News, che voleva rilevare il 5% delle azioni e suggellare una collaborazione sulle batterie per auto elettriche, con l’obiettivo di joint venture in Cina per i modelli a zero emissioni. Al che, Li Shifu si sarebbe mosso in altro modo.

Un raid?

Lo stesso Automotive News parla di “raid” e di “hostile move”, traducibili in una mossa che ha colto di sorpresa Daimler. Anche perché le azioni della Casa teutonica sono costosissime. Comunque, Daimler ha detto di “conoscere e apprezzare Li Shufu come un imprenditore cinese particolarmente preparato con una chiara visione per il futuro”, un interlocutore ”col quale sarà possibile discutere in maniera costruttiva sui cambiamenti nel settore”. La stessa Daimler sottolinea di avere già “un portafoglio e una vasta presenza in Cina e con BAIC Motor un partner forte sul posto”.

Una montagna di denaro

A proposito delle risorse immense di Li Shifu, il governo di Berlino (anche Angela Merkel sarà stata colta di sorpresa dalla scalata cinese e non ha rilasciato commenti a caldo) ora parla di una stretta nei controlli sulla trasparenza degli investimenti. Stando al sito cinese qq.com, i fondi per l’operazione sarebbero arrivati dallo Stato della Cina, dal Partito, come avvenne nel 2010 per l’acquisizione della Volvo da parte di Geely. Yang Xueliang, vicepresidente Geely, smentisce, parlando di “caccia alle ombre” e di chiacchiere “senza fondamento”. Non è escluso che si vada per vie legali.

Un gradino dopo l’altro

Va detto che, con Geely, Volvo è rinata, dopo che era stata ad un millimetro dal baratro: la Casa svedese mira all’elettrificazione della gamma, sta azzeccando un modello dopo l’altro anche grazie all’ibrido e percorre interessanti strade per consentire ai clienti di entrare in possesso dei veicoli: vedi il noleggio a lungo termine tipo abbonamento. Un imprenditore lungimirante, che ha puntato sui valori per i quali Volvo è divenuta celebre: tecnologia e sicurezza anzitutto. Senza contare le acquisizioni di Lotus, dei leggendari taxi neri londinesi, della Proton malese e della start up Terrafugia (vuol fare auto volanti). E ancora, Volvo Trucks, Cao Cao (il più grande fornitore cinese di car sharing, che gestisce una flotta di 16.000 veicoli elettrici sul pianeta), più i SUV elettrici ultra-connessi di Lynk & Co. Con un fatturato di 42,7 miliardi di dollari nel 2017, quale sarà la prossima mossa della Zheijang Geely Holding?