Le grandi potenze mondiali e alcuni hedge fund a "caccia" del metallo per produrre batterie. Con rischi di sfruttamento e speculazione

Se l’auto elettrica farà boom nel mondo, quale sarà il minerale più richiesto? Probabilmente il cobalto, indispensabile per le batterie delle vetture a corrente. Ma anche il litio. Ecco perché la Cina si porta avanti col lavoro e punta ad accaparrarsi migliaia di tonnellate del metallo strategico per produrre batterie. Solo un dato per far capire quanto il Paese della Grande Muraglia sia scatenato in materia: prendiamo il caso della cinese GEM. Come riporta Il Sole 24 Ore, è una società quotata a Shenzhen, tra i primi fornitori di Contemporary Amperex Technology (CAT), colosso asiatico che in sette anni è esploso a tal punto da divenire il maggior produttore di batterie a ioni di litio del globo. Ebbene, la GEM ha stretto un accordo con la Glencore (un’importante società mineraria e di scambio merci multinazionale anglo-svizzera) per ottenere una fornitura triennale di cobalto di 52.800 tonnellate. Siamo a oltre il 50% di quanto estratto nel 2017 da tutte le miniere del mondo: mostruoso. Ancor più se si pensa che la Glencore pare sia stata corteggiata a vuoto da Tesla, Apple e Volkswagen.

Il prezzo lievita

Anche in questo caso, la legge della domanda e dell’offerta si è fatta sentire subito: il cobalto diventa così prezioso per l’auto elettrica che ora costa 80.000 dollari a tonnellata. Qualcosa di analogo per il litio. A far concorrenza alla Cina in questa sorta di moderna caccia all’oro ci sono numerosi “hedge fund”: fondi comuni di investimento che gestiscono capitali privati in modo rischioso ma (se l’obiettivo viene raggiunto) altamente remunerativo. Uno su tutti: Cobalt 27. Il cui nome la dice lunga (si chiama così perché il numero atomico nella tavola periodica degli elementi è il 27). È una lotta a due: da una parte Pechino, con 5.000 tonnellate di cobalto custodite. Dall’altra, Cobalt 27 a quota 3.000 tonnellate a Baltimora (Maryland, USA), Anversa (Belgio) e Rotterdam (Olanda). L’azionista numero uno di Cobalt 27? Pala Investments, società svizzera fondata da Vladimir Iorich, un oligarca russo ricchissimo. In quanto al litio, la cinese Ganfeng Lithium ha avviato la quotazione a Hong Kong: puntando a raccogliere addirittura un miliardo di dollari.

Quelle miniere in Congo

Dove trovare cobalto? Fra le varie zone del mondo ricche di questo minerale, c’è il Congo, in Africa Centrale: da questo Paese (di sublime bellezza) arriva il 65% di cobalto del pianeta. È qui, nella Repubblica democratica del Congo, che si sta scatenando la lotta all’accaparramento del cobalto fra Cina e diversi “hedge fund”. In un Paese in cui il clima politico era e resta instabile, con innumerevoli morti nei conflitti armati. Non tanto più nella capitale Kinshasa, quanto nelle province orientali: si combattono bande armate, milizie non governative, ex militari e gruppi tribali, con incursioni e razzie e massacri di civili. Ma, visto che il cobalto e altri minerali fanno così gola agli stranieri, il Governo del Congo pensa a tasse pesanti a carico delle società estere che estraggono nel Paese africano: iniziativa poco gradita alle società, che coi loro legali ora cercano una soluzione.

La questione etica

L’attività di accaparramento della Cina, dei fondi e delle varie società impegnati nella corsa al cobalto, è legale: tutto avviene alla luce del Sole. È una speculazione finanziaria: prendo cobalto e litio oggi; e un domani, quando l’auto elettrica farà boom, i Produttori compreranno da me a caro prezzo. Nel 2017, il prezzo del cobalto è triplicato sul 2016, per dare l’idea. Detto questo, occorrerà che le autorità vigilino con la massima attenzione sull’impiego della manodopera. Chi estrae, materialmente, il cobalto? Ci sono bambini che vengono sfruttati? L’Unicef ha calcolato che 40.000 bimbi lavorano nelle miniere di cobalto del Congo. Nelle gallerie dove avviene l’estrazione, quali sono le condizioni igienico-sanitarie? Va anche ricordato che l’esposizione elevato a polveri contenenti cobalto può causare malattie, asma e riduzione della funzione polmonare. Di recente, Amnesty ha denunciato lo sfruttamento di bimbi nelle miniere: si dovrà far luce su eventuali drammatiche realtà, in un contesto peraltro complicatissimo, perché esiste una sorta di schema a matrioska tale per cui non si riesce ad arrivare a un responsabile. Inoltre, diversi intermediari sono inseriti nella filiera dell’estrazione, prima che il cobalto arrivi all’ultima società, destinataria del minerale. Un problema che coinvolge diversi Stati dell’Africa, continente ricchissimo di minerali; fra questi, Niger, Costa d’Avorio, Tanzania e altri posti incantevoli.