La Cassazione inchioda l’ente, in difesa dell’automobilista

Quando si parla di omicidio stradale, si pensa al guidatore ubriaco che uccide in auto e viene accusato di quel reato, introdotto due anni fa. In realtà, anche il proprietario della strada può essere accusato di omicidio stradale: saranno i responsabili dell’ente che cura la strada a pagarne le conseguenze. Lo ha appena detto la Cassazione con sentenza 10850/2019.

Cos'è successo

Tutto nasce una decina d’anni fa: secondo la ricostruzione operata dai giudici di merito, un automobilista aveva trovato la morte a seguito della collisione dell'auto alla velocità di 70 km/h, lungo la Strada Provinciale 46 del Pasubio, contro un albero di alto fusto, posto a 2,1 metri dal confine stradale.

È una strada che inizia a Vicenza (Veneto) e finisce a Rovereto (Trentino-Alto Adige). Dopo una lunga e intricata controversia legale, si arriva in Cassazione, che stabilisce un principio: l'obbligo di protezione è posto a carico dell'ente proprietario della strada.

Quali ostacoli

La Cassazione specifica i pericoli per il guidatore che va fuori strada: gli ostacoli fissi, laterali o centrali isolati, quali pile di ponti, fabbricati; tralicci di elettrodotti, portali della segnaletica, ovvero alberature, entro una fascia di cinque metri dal ciglio esterno della carreggiata. Un richiamo all’ordine da parte dei giudici, a tutela degli automobilisti.