Una curiosità sull’origine del radiatore delle sportive francesi

Se un uovo è riuscito a conquistare il record per “like” ricevuti su una foto pubblicata su Instagram, quanto potrebbe stupirci che sempre lui sia alla base del design dei radiatori dei modelli firmati Bugatti, una delle Case auto più famose ed esclusive del pianeta? Ecco la sua storia, in tema col periodo e da raccontare ad amici e parenti durante il pranzo di Pasqua.

Nel segno del padre

Carlo Bugatti, papà di Ettore (il fondatore della Casa che porta il suo nome) era un artista specializzato nella lavorazione del legno e negli anni creò molti mobili differenti, tutti uniti da forme arrotondate e dolci, fatte di ellissi e cerchi. Nella mente dell’artista quella ovale rappresentava la forma geometrica ideale, superiore a tutte le altre.

E si sa, tale padre e tale figlio non è solo una frase fatta, così Ettore per le sue prime auto sceglie proprio l’ovale per dare forma alle mascherine dei radiatori, dapprima come opzione (il cliente poteva scegliere anche una griglia squadrata e poi, a partire dal 1912 con la Type 13, come unica scelta possibile.

Bugatti Chiron

Cambio per respirare meglio

La forma a uovo dura poco più di una decina di anni e dopo alcune variazioni sul tema arrivate dopo la Prima Guerra Mondiale su Type 22, Type 23, Type 28 e Type 30, nel 1924 la mitica Type 35 adotta una nuova griglia con fondo completamente piatto.

Non sappiamo quanto Ettore Bugatti soffrì o meno per il cambiamento, ma sappiamo perché optò per abbandonare la a lui tanto cara forma a uovo: aerodinamica e approvvigionamento d’aria al motore. Da uovo si passa così al ferro di cavallo, arrivato fino ai giorni nostri con la Veyron prima e la Chiron poi.

Un disegno che rispecchiava comunque un’altra passione di Ettore, grande amante dei cavalli tanto da far modificare le porte della sua fabbrica per poter attraversare i vari ambienti in sella ai suoi purosangue. Ma, bisogna ricordare, tutto nacque da un semplice uovo.

Fotogallery: Bugatti La Voiture Noire