Alle 11:36 del 14 agosto 2018 il crollo del viadotto, con 43 morti e centinaia di sfollati. Ecco com’è la situazione un anno dopo

Il 14 agosto del 2018 è una data che rimarrà per sempre tristemente nota per la tragedia del ponte Morandi, il viadotto autostradale che attraversava Genova e che alle 11:36 di un anno fa è crollato, portando con sé auto e tir che lo stavano attraversando e causando la morte di 43 persone. Un fatto senza precedenti in Italia che, al di là delle tragedie umane, ha dato il via a un’infinita serie di polemiche tra il Governo gialloverde e la Società Autostrade, responsabile della (mancata, secondo Luigi di Maio, Danilo Toninelli e altri esponenti dell’esecutivo) manutenzione del cavalcavia.

Ma com'è ora la situazione? Di seguito un'analisi delle ultime novità e dei lavori in atto per ripristinare la circolazione sull’Autostrada A10 Genova Ventimiglia, della quale il ponte Morandi era uno snodo fondamentale.

Ponte Morandi, la storia

Lungo 1.182 metri e alto 45, il ponte Morandi (o viadotto Polcevera, dal nome del torrente che attraversava) venne inaugurato nel 1967 dopo 4 anni di lavori e su progetto firmato da Riccardo Morandi, ingegnere romano. La struttura era in calcestruzzo con una campata principale di 210 metri e piloni alti 90 metri dai quali partivano stralli, anche loro in calcestruzzo.

La sua costruzione permise di connettere le autostrade A10 (Genova – Ventimiglia) e A7 (Milano – Genova) e rappresentava un punto fondamentale per la città di Genova, rappresentando un’arteria per raggiungere l'aeroporto Cristoforo Colombo, il porto di Voltri-Pra' e l’area industriale.

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La ricostruzione video del crollo del ponte Morandi

Ponte Morandi, le cause del crollo

"Il ponte è crollato perché non ce la faceva più a stare in piedi. Come una persona che muore di morte naturale. Certo, bisogna poi capire se il ponte poteva essere salvato, curato. Ed è quello che appureremo con le indagini".

Con queste parole si è espresso il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi che, assieme a tutta la Procura e alla Guardia di Finanza, sta indagando sulle cause che hanno portato al crollo del ponte Morandi.

Una “malattia” analizzata dai periti nominati dal GIP (e analizzata dal sito Ingenio.it), i cui risultati sono stati pubblicati qualche giorno fa in un documento di 72 pagine. Nell’analisi si sottolinea prima di tutto come gli unici interventi significativi siano stati fatti nel 1992 e che da allora il degrado ha provocato:

  • 19% dei cavi di acciaio completamente corrosi
  • 22% con riduzione di sezione del 75%
  • 27% con riduzione del 50%
  • 18% con riduzione di sezione del 25% 

Una situazione già di per sé grave, cui si è aggiunto l’alto grado di corrosione dei cavi di acciaio di uno degli stralli, come evidenziato da quel reperto 132, al centro delle indagini e fondamentale per capire le cause del disastro. Il sito Igenio scrive “Secondo i periti, un cavo su quattro di questa sezione è risultato completamente corroso. Mentre il 61% aveva subito una riduzione di spessore di almeno la metà. Solo il 14% dei gruppi di fili primari e il 3% di quelli secondari sono risultati per nulla o poco corrosi".

La tragedia del Ponte Morandi

Questo il punto centrale della perizia che ha naturalmente scatenato le ire di Luigi Di Maio, il quale ha nuovamente espresso la volontà di revocare le concessioni ad Autostrade per l’Italia: “È inaccettabile e bisogna avviare al più presto il procedimento di revoca delle concessioni ad Autostrade per l'Italia”.

Sono poi recentemente emersi nuovi dettagli grazie alla NASA. L’agenzia spaziale statunitense ha infatti inviato un inedito studio che rivela come la deformazione del ponte fosse iniziata già nel 2015. Una rivelazione resa possibile dall’analisi di foto provenienti dal satellite radar Cosmo-SkyMed. Secondo gli studiosi che hanno preso parte all’indagine, se le foto fossero state prese in considerazione per tempo si sarebbe potuta evitare la tragedia del ponte Morandi.

Accuse e difese

Naturalmente la risposta della concessionaria non si è fatta attendere: “Autostrade per l'Italia ricorda che sul Ponte Morandi nel periodo 2015/2018 (fino al 14 agosto) sono state realizzate attività di manutenzione per ben 926 giorni-cantiere, pari ad una media settimanale di 5 giorni-cantiere su 7 giorni, con un investimento di circa 9 milioni di euro. Su questo tema la perizia si limita a ricordare che sugli stralli - dopo che nel 1994 si intervenne sul sistema 11 e non, per motivazioni che dovranno essere accertate, sul sistema 10 e 9 (poi collassato) - non sono stati fatti altri interventi di manutenzione, ma risulta alla società che né nel 1994 né successivamente sia emerso alcun allarme circa lo stato di corrosione del reperto 132”.

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Il video secretato del crollo del ponte Morandi

Ultimo capitolo di un botta e risposta tra il Governo e la società controllata da Atlantia, condannata a pagare per la ricostruzione del ponte (sul progetto ci arriveremo dopo) ma senza parteciparvi direttamente. Attualmente però tutto rimane com’è e la crisi di Governo non aiuterà certo a fare chiarezza tra le parti.

E mentre le parti litigano, i parenti delle vittime, chiedono tutele e che venga costituito "un fondo di garanzia statale che anticipi i risarcimenti che saranno disposti in seguito alla condanna dei responsabili del crollo per evitare che chi ha più necessità accetti ora i risarcimenti proposti da Autostrade per l'italia impedendo la costituzione di parte civile". Una richiesta che potrebbe finire però in nulla se la crisi di Governo dovesse portare a nuove consultazioni.

Ponte Morandi, il progetto

Ma, al di là delle polemiche, la buona notizia è che giusti ieri gli ultimi pezzi del viadotto sono stati demoliti, permettendo così la riapertura di via Porro, importante arteria di collegamento della città. Intanto i lavori per costruire un nuovo viadotto autostradale sono iniziati subito dopo la demolizione completa di ciò che rimaneva del ponte Morandi. Circa 2 mesi fa infatti il porto di Genova infatti ha accolto i primi pezzi del nuovo progetto firmato dall’architetto italiano (e senatore a vita) Renzo Piano.

 

 

Un ponte lungo 1.067 metri ben diverso rispetto a quello crollato, con 18 pile in cemento armato di sezione ellittica e 19 campate. A realizzare il progetto sarà la joint venture PerGenova, costituita da Fincantieri e Salini Impreglio, che darà vita a un ponte definito “smart e sostenibile” grazie a numerose tecnologie come quelle per il controllo della struttura tramite sensori e di automazione robotica. Sistemi che verranno alimentati da pannelli fotovoltaici sistemati direttamente sulla superficie del ponte.

Qui di seguito alcuni numeri del cantiere:

  • 80.000 m3 di scavi
  • 9.000 tonnellate d’acciaio per l’armatura
  • 67.000 m3 di calcestruzzo
  • 15.000 tonnellate di acciaio

Attualmente si sta lavorando a Ponente per sistemare la seconda campata e la relativa elevazione di una nuova pila. Contestualmente, a Levante sono iniziati i lavori relativi alle pile 10 e 11. I lavori, secondo le intenzioni di Governo e costruttore, termineranno per la primavera del 2020. Tutti gli aggiornamenti si possono seguire sul sito ufficiale del cantiere PerGenova.com, dove sono attive anche 6 diverse webcam con immagini live.

Fotogallery: Il crollo del Ponte Morandi nelle immagini dei Vigili del Fuoco