Qualche tempo fa abbiamo dedicato un articolo alle auto dotate di porte a farfalla, una soluzione elaborata che è solitamente appannaggio di auto speciali ed esclusive, supercar o arditi prototipi. Tra di esse ne era però elencata una che non rispondeva a nessuna di queste definizioni: Toyota Sera. Lei, infatti, è stata un'auto assolutamente comune, anche se innovativa, sconosciuta da noi in quanto venduta esclusivamente in Giappone.

A proposito di questo, conoscendo la passione dei giapponesi per i nomi dall'assonanza italiana, molti di noi non avrebbero dubbi a considerare "Sera" un riferimento diretto al tramonto. Stavolta però non è così: la parola andrebbe pronunciata con l'accento finale perché è francese, per l'esattezza un verbo, la terza persona singolare del verbo essere, ovvero "sarà", che in francese diventa dunque "serà" e si riferisce proprio alla visione del futuro che l'auto interpreta.

In principio fu AXV-II

Lo spunto risale al 1987 e alla concept car AXV-II, evoluzione della prima AXV del 1985 che era in origine uno studio sul contenimento del peso e dunque dei consumi, ottenuti con nuovi materiali, tra cui resine e compositi, e con un piccolo motore turbodiesel 3 cilindri.

Toyota, dalla AXV-II (1988) alla Sera (1990)

Sulla "II", che nasceva invece sul pianale di un modello di serie, la Starlet, sono state introdotte altre soluzioni orientate al pratico, come appunto le porte a farfalla, studiate per migliorare l'entrata e l'uscita ai passeggeri, anche in spazi stretti, dove una portiera normale fatica ad aprirsi in modo adeguato.

In produzione

La AXV-II era innovativa, ma fattibile, tanto da convincere la Casa a metterla effettivamente in produzione nel 1990. E seppur fosse confinata al mercato giapponese, qualcuno dei 16.000 esemplari prodotti fino al '95 in tre serie è arrivato in Europa, come quello conservato tuttora nella sede della filiale tedesca della Casa, Toyota Germany.

Sera aveva ampie superfici vetrate e porte incernierate sia alla base del montante sia al tetto a cui bastava uno spazio di appena 43 cm per aprirsi, una soluzione che più tardi Gordon Murray avrebbe preso a modello per il progetto della McLaren F1. La ricerca dell'efficienza sulle due concept car si ritrova comunque anche nel modello di serie, dal peso di 890 kg per un lunghezza di 3,9 metri scarsi e mosso da un motore 1.5 da 110 CV dall'ottimo rendimento.

Fotogallery: Toyota, dalla AXV-II (1988) alla Sera (1990)