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Autostrade per l'Italia è davvero tornata allo Stato?

Con l'ok dei soci di Atlantia la quota in Autostrade per l'Italia passa a una cordata guidata dalla Cassa Depositi e Prestiti

Sciopero autostrade

Autostrade per l'Italia torna davvero in mano pubblica, cioè sotto il controllo dello Stato? La risposta è "nì". O se preferite: più sì che no. Vediamo perché.

Oggi i soci di Atlantia, la holding dei Benetton che finora la controllava, hanno deciso con una maggioranza dell'86,86% di cedere l'intera partecipazione a un consorzio costituito da Cdp Equity, Blackstone Group international partners e Macquarie European Infrastructure Fund, ponendo fine così a una questione finanziaria, con risvolti di cronaca, che durava ormai dalla tragica vicenda del Ponte Morandi.

Le primissime reazioni del modo politico, l'ex ministro Toninelli in testa, plaudono all'operazione e al ritorno di Autostrade per l'Italia (Aspi) sotto il diretto controllo dello Stato circa 22 anni dopo la privatizzazione del 1999. In realtà non è esattamente così. Intanto, quella che viene ceduta è la partecipazione di Atlantia, cioè l'88,06%. Il resto del capitale quotato in Borsa è in portafoglio ad altri investitori, come per esempio il 7% circa di un veicolo controllato da Allianz e il 5% dei cinesi di Silk Road.

Che cosa fa la Cassa Depositi e Prestiti 

Nel consorzio acquirente Cdp Equity (braccio armato della Cassa Depositi e Prestiti che con un patrimonio di 2,9 miliardi di euro si occupa di investimenti nelle aziende italiane strategiche per l’Italia) avrà il 51%, mentre i colossi Blackstone (società finanziaria che gestisce 649 miliardi di dollari) e Macquarie (banca e fondo di investimento australiano con asset amministrati per almeno 550 miliardi di dollari) controlleranno il restante 49%.

La Cassa Depositi e Prestiti non è però un ente pubblico, ma una società per azioni esclusa dal perimetro della pubblica amministrazione. Questo non vuol dire che sia sganciata dallo Stato. Anzi. È controllata oggi all'82,77% dal Dipartimento del Tesoro in seno al ministero dell'Economia, e per il resto da un gruppo di fondazioni bancarie (in origine le quote erano rispettivamente 70% e 30%).

Il risparmio postale e la spa

La Cdp, che ha da pochi giorni un nuovo amministratore delegato, Dario Scannapieco (ex Draghi-boys quando l'attuale premier era direttore generale del Tesoro e per anni vice presidente della Bei), finanzia le sue attività al servizio del Paese utilizzando la delicatissima leva del risparmio postale.

Nata nel lontanissimo 1850 a Torino la Cdp si è via via ritagliata un ruolo di cavaliere bianco in molte delle ultime vicende finanziarie del Paese. E' soggetta in ultima analisi alla direzione del ministero dell'Economia, ma è comunque una società per azioni che opera sui mercati, ha il gruppo delle fondazioni come secondo importante azionista e, nella newco che controllerà Aspi, è in compagnia di due giganti finanziari che guardano esclusivamente alla massimizzazione del profitto. 

Una curiosità? Macquarie è stata già in affari coni Benetton, vendendo nel 2007 a Gemina (quindi anche alla famiglia veneta) il 45% di Aeroporti di Roma comprato per 480 milioni e rivenduto, pare, per 1,2 miliardi di euro.

Controllato e controllore

La forma della cordata mette anche una sorta di velo di separazione al ritorno dell'identità tra controllato e controllore, visto che la proprietà delle rete autostradale è dello Stato, che la dà in gestione a società private. 

Ci sarà poi da valutare in concreto il rapporto, sempre controverso, tra investimenti e pedaggi, contando però in questo caso su un "aggancio" al pubblico che presumibilmente andrà a tutto vantaggio degli automobilisti, quantomeno in termini di sicurezza. Anche perché è vero che i soci di Cdp (e la stessa Cassa Depositi e Prestiti) puntano a un ritorno dell'investimento, senza però (si spera) le spasmodiche e spesso schizofreniche aspettative di Borsa.