Quand’è che Audi ha iniziato a essere davvero percepita come un marchio “premium”? Senza dubbio il periodo di massima maturazione per la Casa dei Quattro Anelli si può far risalire agli Anni ‘80 e ’90, quando sono state gettate le basi di una certa filosofia costruttiva e di uno stile destinato a diventare distintivo.

Mentre per le berline superiori il passaggio epocale è arrivato con la V8 e la 100, che presto sono evolute nelle A8 e A6, nella lunga epopea della media Audi 80, progenitrice della A4, il momento catartico è arrivato con la terza generazione, la B3, presentata a fine 1986.

Più niente spigoli

Ispirandosi ai modelli superiori, i tecnici Audi hanno disegnato un corpo vettura dall’aerodinamica più curata, necessità dettata dalla volontà di migliorare l’efficienza e abbattere consumi che, con gli strascichi della la crisi petrolifera del decennio precedente, erano un argomento ancora sentito. Il design era caratterizzato da angoli smussati e parti sporgenti, come gocciolatoi e maniglie, meglio integrati nel profilo del tetto e nelle fiancate, che hanno permesso di ottenere un valore di Cx pari a 0,29.

Audi 80 B3 1986-1992

Il corpo vettura abbandonava poi la soluzione delle due porte (lasciando quindi campo libero alle vere e proprie coupé) optando per la configurazione 3 volumi a 4 porte, con un ottimo compromesso tra forme compatte e slanciate, alleggerite da parabrezza e lunotto moto più inclinati che in passato, abitabilità interna e capacità di carico.

Audi 80 B3 1986-1992

Poche novità sotto il cofano

Quanto alla meccanica, non presentava particolari novità rispetto al modello precedente né nell’impostazione, che restava a motore longitudinale e trazione anteriore, né nell’equipaggiamento, ancora caratterizzato da freni a disco davanti e tamburo dietro e con servosterzo soltanto a richiesta.

L’offerta di motori, tutti a 4 cilindri, era generosa e prevedeva benzina 1.6, 1.8 a carburatori da 60 e 75 CV e 1.8  e 1.9, il secondo catalizzato, a iniezione meccanica con 90 e 112 CV, e diesel da 1,6 litri con e senza turbocompressore per potenze comprese tra i 54 e gli 80 CV.

Le sospensioni confermavano lo schema anteriore a ruote indipendenti di tipo MacPherson e quello posteriore ad assale torcente con barra Panhard della B2. Da subito si sono però resi disponibili alcuni modelli con trazione integrale abbinata a motori benzina, con la sola eccezione del 1.6 che ha portato con sé un diverso retrotreno dotato di freni anch’essi a disco e di un più elaborato schema a ruote indipendenti.

Audi 80 B3 1986-1992

Le evoluzioni

La nuova media Audi ha riscosso abbastanza consensi da non richiedere particolari modifiche nei primi anni di produzione, anche se i miglioramenti e gli aggiornamenti non sono mancati. I più importanti hanno riguardato i 1.8, che pian piano si sono arricchiti del catalizzatore, iniziando dal modello S a iniezione a cui segue il resto delle versioni. Il 1.9 è cresciuto a 2 litri, pur guadagnando appena un paio di CV (115) e il 1.6 D aspirato è passato a 1.9 con potenza elevata a 68 CV, mentre per il turbo non è cambiato nulla.

Nella nuova gamma catalizzata del 1990, che a seconda del mercato poteva offrire il 1.6 da 70 CV o un 1.8 da 75, ha fatto il suo esordio il primo motore plurivalvole, un 2.0 16V da poco meno di 140 CV offerto come nuovo top di gamma.

Audi 80 B3 1986-1992

Breve ma intensa

Malgrado il successo, la carriera della 80 B3 si è fermata a inizio '91, dopo appena 4 anni e poco meno di 1 milione e 300.000 unità, in favore della nuova generazione B4, ancora evoluta, ed ultima prima della ridenominazione del modello in A4. Oggi le B3 più potenti sono rare sul mercato dell’usato, così come quelle a gasolio, ma ci sono diverse 1.8, in prevalenza S, con chilometraggi sulla carta non sempre elevati e richieste che partono da poche migliaia di euro.

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