Negli anni passati, BMW ha proposto diverse versioni ad alte prestazioni della Serie 1 con motori e messa a punto tali da meritare di entrare nella grande famiglia delle "M", ma nessuna di queste è mai stata siglata "M1". La ragione? Quella sigla appartiene a un modello talmente iconico e particolare che, anche a distanza di oltre 40 anni, la Casa non osa riproporla su una vettura nuova.

Pur essendo nata per correre, la M1, infatti, ha dato il via alla futura dinastia delle BMW M, portando in strada il lavoro del reparto Motorsport e in questo caso anche il primo motore 6 cilindri plurivalvole non da competizione.

Concepita a Sant'Agata, disegnata a Torino

Il progetto della M1 prese spunto da una delle concept car a sua volta più famose della storia BMW, la Turbo, realizzata in occasione delle Olimpiadi del 1972 e caratterizzata da un'architettura a motore posteriore. La prima idea era svilupparla facendone una berlinetta da omologare in Gr. 5 per sfidare Porsche nel campionato FIA GT, ma in definitiva si optò per riprogettare l'auto da zero affidandosi ad aziende esterne.

Per il telaio l'incarico fu assegnato a Lamborghini, che a sua volta chiamò l'ingegnere Gian Paolo Dallara, ai tempi già messosi in proprio ma ancora legato all'azienda di Sant'Agata Bolognese per cui aveva contribuito a creare i primi modelli, inclusa la Miura. La scelta cadde su una struttura a traliccio tubolare con l'aggiunta di pannelli di rinforzo in lamiera, sospensioni a quadrilateri e freni a disco su tutte le ruote.

BMW M1 1978 trasparenza
BMW M1 1978 trasparenza

Per la carrozzeria BMW di rivolse all'Italdesign di Giorgetto Giugiaro, che definì linee più leggere e meno fantasiose di quelle della Turbo concept, ma di grande fascino, con fari anteriori a scomparsa e un robusto cofano posteriore in un unico pezzo che copriva sia il motore sia il piccolo vano bagagli subito dietro di esso.

BMW M1 1978 posto guida
BMW M1 1978 posto guida

Questa carrozzeria in fibra di vetro era anche realizzata in Italia, come del resto il telaio e come sarebbe dovuto essere anche per l'assemblaggio finale, che la Casa aveva inizialmente deciso di affidare alla stessa Lamborghini la quale però non poté eseguirlo (anche se le linee erano già state allestite) per problemi economici. Dunque, la fase conclusiva della produzione venne assegnata alla carrozzeria tedesca Baur.

BMW M1 1978, tre quarti ambientata
BMW M1 1978, tre quarti ambientata

Il primo "M" stradale

Il motore S32B35 derivava dal 6 cilindri M49 utilizzato a lungo su berline e sportive stradali, da cui erano già state derivate varianti da corsa anche se in questo caso il reparto Motorsport mise in atto un nuovo sviluppo.

Ripartendo dall'unità di base da 3 litri, aumentò la cilindrata a 3,5 litri e soprattutto, sviluppò una nuova testata con doppio albero a camme e 4 valvole per cilindro, per poi completare il tutto con un sistema di iniezione meccanica Kugelfischer.

BMW M1 1978 vano motore e bagagli
BMW M1 1978 vano motore e bagagli

Così configurato, il motore sprigionava 277 CV a 6.500 giri e una coppia massima di 330 Nm circa 1.000 giri più in basso. La trazione era posteriore, con cambio manuale a 5 marce ZF, differenziale autobloccante e cerchi da 16" con pneumatici anteriori 205/55 e posteriori 255/55. Il peso inferiore ai 1.300 kg consentiva alla M1 di superare i 260 km/h e accelerare da 0 a 100 km/h in poco più di 5,5 secondi.

BMW M1 tre quarti posteriore dinamica

Sempre più preziosa

Come già accennato, il progetto nacque per fini agonistici, dunque la produzione si limitò al quantitativo necessario per ottenere l'omologazione della versione da corsa. Il minimo era 400 unità, anche se secondo alcune fonti le stradali effettivamente costruite dal 1978 al 1981 furono un po' più di 450, secondo altre quasi 500.

La particolarità della M1 e il suo ruolo di capostipite della dinastia M (la prima M5 arrivò nel 1985, preceduta dalla M535i che montava però un motore di diversa provenienza) ne ha fatto un'instant classic che negli anni ha sempre tenuto discretamente il valore sul mercato collezionistico, tornando periodicamente in auge come è accaduto nel 2008 quando BMW ne ha voluto celebrare i 30 anni realizzando in suo onore una concept della serie "Hommage".

Oggi un esemplare in buone condizioni è valutato sui 500.000 euro, tuttavia può anche arrivare oltre i 700.000 euro). Un anno fa, un esemplare del 1981 con meno di 3.000 km è stato messo in vendita a poco meno di 800.000 euro.

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