Nominare Livigno, specialmente di questi tempi, non fa venire in mente unicamente montagne, neve e buon cibo ma anche - forse soprattutto - "zona extra doganale". Niente IVA e, parlando di carburanti, niente accise, con la conseguenza di prezzi decisamente più bassi rispetto al resto d'Italia.

Prezzi che però, secondo un'istruttoria dell'Antitrust, sarebbero stati concordati tra le varie stazioni di servizio presenti sul territorio, formando così una sorta di cartello. Come si legge nella nota dell'Antitrust "sussistono evidenze di una chiara e persistente parità dei prezzi alla pompa praticati e per cui, in molti casi, sussistono evidenze documentali (emerse nell’ambito di un procedimento di natura penale) di una esplicita concertazione di prezzo".

Le indagini

Tutto è partito da una segnalazione del 10 dicembre 2021 fatta al Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza da da parte della Tenenza della Guardia di Finanza di Bormio. Secondo le forze dell'ordine le 13 stazioni di servizio presenti nella zona extra doganale di Livigno (gestite da 12 operatori) avrebbero sì mantenuto prezzi concorrenziali rispetto al resto d'Italia (non dovendo pagare IVA e accise, ma solo cosiddetti diritti speciali, pari a 0,25 euro per ogni litro di benzina e 0,155 euro per ogni litro di gasolio), ma mettendosi d'accordo per mantenere l’identicità dei prezzi di benzina e gasolio.

Una abitudine ben radicata secondo l'Antitrust che, esaminando lo storico dei prezzi praticati dai vari distributori dal 2014 a oggi (basandosi suli dati dell'Osservaprezzi Carburanti del Ministero dello Sviluppo Economico) ha sottolineato "l’assenza di qualunque differenziazione tra i prezzi dei distributori".

Bisogna sottolineare come si tratti ancora di un'istruttoria e che le parti in causa devono ancora produrre l'eventuale documentazione per spiegare quanto rilevato dall'Antitrust.