Un clamoroso autogol. Non usa mezzi termini Nicola Procaccini, responsabile del dipartimento Ambiente ed Energia di Fratelli d’Italia, per definire lo stop ai motori endotermici al 2035 promosso dall’Europa, al netto della porticina che potrebbe aprirsi con la revisione del 2026.

Non solo elettrico quindi, ma anche idrogeno e biocarburanti nei piani di FdI per la mobilità in vista delle elezioni, al centro dello Speciale di Motor1.com. Secondo il partito, solo questo mix allargato di soluzioni può “coniugare le esigenze ambientali con quelle industriali e di tutela dei lavoratori della filiera”. E da rivedere subito sarebbero in quest'ottica anche gli incentivi.

Fratelli d’Italia come immagina la mobilità del futuro?

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“Un adeguato futuro della mobilità passa per maggiore equilibrio e gradualità nell’adozione di misure per combattere i cambiamenti climatici. Nel trasporto si deve andare sempre più verso fonti energetiche pulite e rinnovabili, penso anche all’utilizzo dell’idrogeno e dei biocarburanti, ma dobbiamo farlo in maniera graduale e pianificata. Non possiamo commettere l’errore di ridurci a dipendere totalmente da Paesi, come la Cina, che hanno per esempio il quasi monopolio dei materiali e dei componenti per produrre e far funzionare le macchine elettriche, dalle batterie ai microchip”.

Foto - La gigafactory Volkswagen per batterie a Salzgitter

Quali azioni volete intraprendere per minimizzare l’impatto ambientale dei trasporti? La Germania ha testato gli abbonamenti low-cost ai mezzi pubblici, mentre la Francia il maxi-incentivo per rottamare l’auto e passare alla bici elettrica. La ricetta italiana quale potrebbe essere?

“La tendenza generale deve essere incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico e promuovere politiche di mobilità urbana sostenibile. Riteniamo comunque che ci debba essere un approccio ‘tecnologicamente neutrale’, che non guardi alle tecnologie usate, ma al risultato che esse ottengono.

Tra le misure concrete da adottare pensiamo a infrastrutture dedicate alla ricarica elettrica e ai carburanti alternativi, ma anche facilitare gli investimenti in nuove tecnologie. A ciò vanno uniti altri provvedimenti, come incentivi alle aziende per immissioni di nuovi mezzi elettrici e carburanti alternativi e sostenibili, che si accompagnino a un potenziamento dell’infrastruttura di ricarica per questi mezzi”.

La filiera auto ha da sempre un ruolo centrale nel tessuto produttivo italiano. In che modo si può supportare il settore in questa delicata fase di transizione?

“Il settore auto è importante per l’economia italiana e, nell’intera filiera, occupa circa 300.000 addetti, con un fatturato pari al 6,2% del Pil italiano (fonte Istat, Anfia). In questa difficile situazione sociale ed economica occorre adottare misure capaci di coniugare esigenze ambientali con quelle industriali e di tutela dei lavoratori della filiera, prevedendo interventi coordinati per il rinnovo di tutti tipi e categorie di veicoli, tra cui incentivi per la rottamazione e l’acquisto di auto e veicoli commerciali ecocompatibili.

Jeep Compass, la linea di montaggio a Melfi

Ciò aumenterà la domanda privata e commerciale e sosterrà la ripresa economica dell’intera filiera. Necessario anche facilitare gli investimenti nelle nuove tecnologie e infrastrutture digitali”.

Ritenete valido l’attuale schema di incentivi all’acquisto delle auto o sarebbero necessari dei correttivi? E sempre a proposito di incentivi, in questo caso non monetari, a vostro avviso la politica ha fatto abbastanza fino a oggi per la diffusione delle colonnine di ricarica per i veicoli elettrici?

“I recenti incentivi all’acquisto vedono uno sbilanciamento a favore di auto elettriche ed ibride, le quali però, come dimostrano i dati, non sono tra le più richieste dagli italiani e quindi non spingono la ripresa. L’eccesso di incentivi verso l’elettrico porta poi a favorire aziende straniere, in particolare cinesi, quasi monopoliste nella produzione delle batterie e dei componenti necessarie a produrle.

Riteniamo importante programmare un riequilibrio degli incentivi a favore di tutto il parco auto. Per una diffusione più capillare delle colonnine per ricarica di veicoli elettrici, bisogna invece favorirne le installazioni private all’interno di condomini residenziali, uffici e singole abitazioni. Ma questa ed altre strategie producono risultati reali solo se sono coordinate e attuate all’interno di una pianificazione chiara e coerente rispetto agli obiettivi”.

Il nuovo motore

La Commissione Ue e l’Europarlamento puntano a fermare nel 2035 la vendita di nuove auto con motore endotermico. Qual è la vostra posizione su questa misura? Siete d’accordo che sia tempo per l’all-in sull’elettrico?

“La decisione della Commissione europea è un clamoroso autogol. Come Fratelli d’Italia riteniamo che ci debba essere un approccio ‘tecnologicamente neutrale’ anche nel disegnare il futuro della mobilità. Per esempio, se domani dovessimo avere un biocarburante a bassissime emissioni non potremmo impiegare questa tecnologia e nel frattempo avremmo perso competenze tecniche e migliaia di posti di lavoro, sacrificati sull’altare di una transizione ecologica portata avanti in maniera troppo ideologizzata.

Riteniamo invece che essa debba essere attuata conciliando la salvaguardia dell’ambiente con la crescita economia e il benessere sociale. Al momento è prematuro un completo passaggio all’elettrico, che dovrà essere graduale rispetto allo sviluppo delle tecnologie e prevedendo mezzi alimentati con altre tipologie di carburanti sostenibili per l’ambiente”.