Biocarburanti, gas ricavato da biomasse e materiali a base vegetale sono soluzioni considerate sostenibili al 100% con un elemento in comune. Oggi che rappresentano alternative possibili, ma non ancora portate a livelli industriali, si ricavano in gran parte da residui, scarti e rifiuti di altre filiere, soprattutto quella alimentare.

Per ora, questo le rende ancora più interessanti, ma in vista di un passaggio completo alle energie e alle risorse rinnovabili, sorge spontanea una domanda: quanto del fabbisogno potrà essere coperto accontentandosi soltanto dei rifiuti?

Ce ne sarà abbastanza?

Il punto è che sono sempre di più i settori in cui si fa un crescente affidamento su tecnologie a base biologica. Ma queste, con l'aumento della diffusione, presto necessiteranno a loro volta di colture dedicate, e dunque di suolo, acqua ed energia.

Risorse che rischieranno di essere contese a un comparto alimentare a sua volta messo alla frusta dalla crescita della popolazione. In parole povere, potremmo dover scegliere se sottrarre spazio alla produzione di cibo per procurare le materie prime necessarie all'industria e al settore energetico.

Mercedes, materiali riciclati e

La pelle ecologica ricavata da piante cactacee è uno dei materiali innovativi utilizzati, tra le altre, da Mercedes

Agricoltura 2.0 e recupero del suolo

A offrire una parziale risposta a questo dubbio provvedono alcuni progetti per lo sviluppo agricolo nei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo che hanno proprio come scopo il recupero di aree degradate. Uno di questi è quello avviato da Eni con il governo dello stato africano del Ruanda, con cui è in corso una collaborazione articolata su più fronti per creare soluzioni sostenibili.

In ambito agricolo, il progetto prevede l'uso di strumenti avanzati, dai droni per l'analisi del terreno alle tecnologie per l'agricoltura di precisione, per creare colture di prodotti utili alla filiera industriale ed energetica ma non in competizione con quella alimentare.

I terreni aridi meno favorevoli alle colture alimentari possono essere usati per vegetali destinati ad altri usi

Produzioni bio da terreni ostili

All'atto pratico, consiste nel recuperare terreni abbandonati o difficili da coltivare e impiantarci colture di piante da cui ricavare la base per le nuove bioplastiche e i materiali ecologici che si vanno pian piano sostituendo ai derivati del petrolio anche nell'industria dell'auto. Il tutto senza minacciare o compromettere le superfici più favorevoli alla preziosa produzione di cibo.

Questo, soprattutto i paesi poveri come quelli dall'Africa Centrale, ha il pregio di portare anche nuove opportunità di lavoro e crescita economica, favorendo quindi anche il lato etico e sociale della sostenibilità intesa come principio ispiratore.

La "ricrescita" di tratti di foreste pluviali consentirà di assorbire, quindi compensare, importanti quantità di CO2

Le foreste come "bonus emissioni"

Non è tutto: c'è anche un altro aspetto della cooperazione che punta a creare benefici diretti alle attività industriali, e consiste nei progetti di riforestazione e ampliamento delle aree verdi.

Si tratta di uno stratagemma che molte aziende stanno già adottando da tempo: aumentare la presenza di alberi e piante permette ai sostenitori di queste iniziative di guadagnare dei "crediti" di CO2 assorbita dalle piante stesse che vada a compensare quelle emesse dalle proprie attività, contribuendo a raggiungere la sospirata neutralità.

Anche in questo caso, entrando nello specifico del progetto ENI in Ruanda, gioca un ruolo importante la tecnologia a base di droni, sensori, scanner e quant'altro. Si tratta infatti non soltanto di aumentare la superficie delle foreste, ma di proteggere piante e fauna da attività illegali, dal taglio abusivo al bracconaggio delle specie protette.

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