Vade retro CO2. Ecco come una fabbrica diventa 'neutral'
L'impianto Audi di Bruxelles è diventato nel 2018 il primo del gruppo con un'impronta carbonica prossima allo zero. Vedicamo in che modo
Pannelli fotovoltaici su una superficie complessiva che arriverà a 125 mila metri quadrati. Risparmio di acqua potabile pari a 100 mila metri cubi all'anno (il volume di 40 piscine olimpioniche), treni 'verdi' per consegnare le automobili e ricevere le componenti, confezionamento intelligente della componentistica con materiali riciclabili, estrema attenzione alla flora e alla fauna circostanti.
Ecco la fabbrica Audi di Bruxelles, la prima della Casa tedesca a essere dichiarata Carbon Zero. Costruito nel '49 per assemblare la Studebaker e poi diventato nel '70 di proprietà del gruppo Volkswagen, l'impianto è un serpentone lungo quasi due chilometri in zona Forest e a soli 6 chilometri dalla Grand Place, il centro nevralgico della capitale belga.
La fabbrica Audi di Bruxelles
Automobili a vagoni
La lista delle auto prodotte è in una timeline lunghissima nella sala d'ingresso: si va dalla Coccinelle, il Maggiolino per intenderci, alla Passat, alla Golf in quasi tutte le sue versioni, passando per la Porsche 356, la Seat Toledo, fino all'Audi A1 e all'attuale Audi Q8 e-tron anche in versione SQ8 (lo scorso anno ne sono state assemblate oltre 50 mila). In totale, nei 74 anni di attività la fabbrica ha 'sfornato' oltre 8 milioni di veicoli, più di 200 mila dei quali elettrici.
Audi Bruxelles è il classico impianto di assemblaggio: i motori e i moduli delle batterie, per esempio, arrivano da Györ in Ungheria, non più con i 15 Tir del passato, ma direttamente su treni alimentati a energia 'verde', con un taglio di Co2 pari a 3.800 tonnellate l'anno. Sì perche la fabbrica scorre parallela ai binari della ferrovia merci e di quella ad alta velocità che collega Bruxelles a Parigi.
Carrelli elettrici
Acqua & Sole
Un altro elemento favorevole è la vicinanza, a poche centinaia di metri, dell'impianto pubblico di riciclo delle acque grigie (Hydria), che consente un circuito chiuso per usi industriali (il consumo per auto, grazie alle innovazioni tecnologiche, è sceso da 110 a 30 litri). Non manca poi un sistema di recupero e di riutilizzo dell'acqua piovana.
Il trattamento dei rifiuti consente di riciclarne il 57%, per lo più plastica (dal settembre 2018 e fino al marzo scorso sono stati raccolti 141 metri cubi di materiale da riciclare).
L'energia necessaria a far funzionare la fabbrica arriva dai pannelli solari e dall'impianto interno di cogenerazione. E quando non basta si ricorre alla rete elettrica, ma utilizzando solo la 'corrente' prodotta da fonti rinnovabili (dal tetto della fabbrica si intravede a breve distanza un grande impianto eolico).
I pannelli solari a Bruxelles
Il risciò elettrico
A Bruxelles, grazie alla partnership tra Audi Environmental Foundation e la start-up indiana Nunam, è stato poi sviluppato il progetto e-rikshaw: in pratica un risciò elettrico, messo a punto dagli apprendisti della Casa dei quattro anelli, che consente il ri-uso come seconda vita delle batterie della Q8 e-tron. Obiettivo? Favorire le piccole iniziative imprenditoriali delle donne nel subcontinente asiatico.
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