Le citycar non sono scomparse, hanno cambiato forma
Le piccole auto tornano, ma non come prima: tra smart a due posti, compatte cinesi, ibride e nuove Fiat cambia l’idea stessa di città
Per anni abbiamo raccontato auto sempre più grandi, alte, pesanti, muscolose, spesso convinte di dover sembrare SUV anche quando nascevano per muoversi in città; intanto le citycar, quelle vere, sembravano destinate a sparire, schiacciate da costi, normative e margini troppo bassi.
Ora, però, qualcosa si muove di nuovo: non torna semplicemente la vecchia utilitaria, ma una famiglia più frammentata e interessante, fatta di elettriche cinesi, piccole ibride, citycar rialzate, ritorni iconici e progetti europei che cercano una nuova soglia d’ingresso all’automobile.
La città non vuole più auto grandi
Il caso più simbolico è la futura smart #2, anticipata dalla Concept #2, perché riporta il marchio esattamente nel territorio in cui era nato: due posti, ingombro minimo, uso urbano, identità immediata; non una piccola auto per tutti, ma un oggetto specializzato, quasi una risposta compatta all’eccesso contemporaneo.
In questo senso la smart non deve convincere nessuno di essere grande, familiare o avventurosa: deve tornare a essere intelligente nel senso originario del termine, con ruote agli angoli, corpo raccolto e una presenza che trasforma la funzionalità in linguaggio.
La Leapmotor T03 ha un design che esprime personalità proprio per essere semplice, logico e senza fronzoli: questo permette economie che potranno essere utili anche per la condivisione di elementi
La BYD Dolphin Surf va in una direzione diversa, perché il suo design è ricercato e le linee esprimono dinamicità anche a vettura ferma, cosa non semplice in dimensioni così compatte. Il marchio intende fornire un'immagine tecnologica più alta rispetto ad altri brand
Le cinesi cambiano il prezzo del progetto
Dall’altra parte ci sono le citycar cinesi, che non arrivano solo con prezzi aggressivi, ma con un’idea diversa di valore: Leapmotor T03, legata all'orbita Stellantis, punta su semplicità, dotazione ricca e immagine rassicurante, quasi normalizzando l’elettrica urbana senza trasformarla in oggetto nostalgico.
BYD Dolphin Surf sceglie invece una via più espressiva, con linee spigolose, taglio sportivo e tecnologia evidente; non vuole sembrare una piccola auto povera, ma una compatta elettrica completa, giovane, quasi più ambiziosa del segmento a cui appartiene. Qui il design di Wolfgang Egger riesce a rimanere a metà strada tra linee dinamiche e compatta funzionalità.
La Hyundai Inster è la via coreana all'innovazione nell'auto compatta: le soluzioni utili e tecnologiche sono tante, inserite in una forma che è elementare nei volumi e ricercata, soprattutto nei dettagli
La Toyota Aygo X è l'ultima superstite del progetto che comprendeva anche le citycar Citroen e Peugeot, ma ha cambiato completamente rotta, simulando tutte le caratteristiche di una crossover a cominciare dalle ruote alte e dai giochi cromatici a contrasto
La citycar si alza e diventa ibrida
Hyundai Inster e Toyota Aygo X raccontano un’altra trasformazione: la piccola auto urbana non resta sempre bassa, leggera e minimalista, ma assume forme più alte, protette, quasi da piccolo crossover, perché anche in città molti automobilisti cercano visibilità, praticità e sicurezza percepita.
La Toyota Aygo X è un caso particolare, perché sopravvive dove il progetto comune con Peugeot e Citroen si è dissolto; con il full hybrid diventa una piccola diversa dalle elettriche pure, meno futuribile ma molto concreta, quasi una risposta giapponese alla domanda europea di efficienza.
Già dai bozzetti della ID.1 concept si evidenzia quale sarà la strada della vettura di serie, rivolta verso un razionalismo formale che in questo periodo sta investendo un po' tutto il gruppo, dopo una fase di dettagli moltiplicati
I rumors relativi alle prossime compatte Fiat, come la quattro posti elettrica Quattrolino che ricorda la prima 600 Multipla, non fanno in realtà pensare a una citazione diretta, ma a un recupero di forme e funzionalità dalla storia del marchio, completamente riattualizzate
L’Europa cerca una nuova soglia d’ingresso
La Volkswagen ID.1 e le ipotesi Fiat sotto la 500 mostrano che anche i costruttori europei sanno di dover tornare verso il basso, ma non possono più farlo come vent’anni fa: servono piattaforme elettriche, costi sostenibili, dimensioni ridotte e un’immagine abbastanza forte da non sembrare rinuncia.
Fiat ha forse il patrimonio più delicato, perché sotto la 500 esiste una storia enorme fatta di Panda, 126, Topolino e piccole auto popolari; Quattrolino e futura Pandina indicano una direzione possibile, tra memoria affettuosa, forme rigorose e semplici, massimo sfruttamento di uno spazio interno regolare.
La piccola auto deve smettere di giustificarsi
Dunque il segmento A non tornerà identico a prima: probabilmente non accadrà. Tornerà invece diviso tra elettriche economiche, ibride intelligenti, mini-crossover urbani, icone a due posti e piccole europee ancora in cerca di equilibrio industriale.
Le recenti scelte da parte delle case europee di stringere accordi sempre più stretti con i marchi cinesi per condividere componentistica e progettazione può diventare una soluzione per ottenere qualità adeguata con riduzione dei costi. Questo può valere meno per i marchi premium, ma ad esempio anche smart è un progetto condiviso: la strada è quella, ed è internazionale.
Dal punto di vista del design, però, questa frammentazione è una buona notizia: dopo anni di auto piccole travestite da grandi, o in Europa nella progressiva eliminazione di un intero segmento, la citycar può tornare a essere orgogliosa della propria natura, non come automobile impoverita, ma come progetto in grado di dare una nuova immagine alla mobilità urbana, trasformando la semplicità in stile e la necessità in identità.
Fotogallery: smart Concept #2 (2026)
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