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E se l'E-Car europea nascesse grazie all'Italia?

Umberto Palermo, ideatore della nuova Malya, racconta cosa vuol dire fare impresa nell'auto oggi, a Torino

E se l'E-Car europea nascesse grazie all'Italia?
Foto di: Motor1

Un’auto elettrica compatta, essenziale ma autentica. Linee squadrate, ruote ben visibili, paraurti veri e niente schermi giganti o design da navicella: solo ciò che serve, senza finzioni. Potrebbe essere questa la risposta italiana a un nuovo concetto di citycar elettrica europea?

Umberto Palermo, fondatore di Mole Urbana e designer del progetto, la chiama Malya: una vettura urbana che nasce per essere diversa, concreta, costruibile ovunque, eppure profondamente stilistica.

L’abbiamo intervistato per capire meglio il senso di questa proposta e che cosa significa essere oggi un imprenditore nel settore auto a Torino. Domande che fanno seguito alla notizia di ieri che il prossimo mese la Commissione Ue scriverà nuove regole per autorizzare la produzione europea di e-car.

Come nasce il concept di quest'auto?

Malya nasce da un’idea chiara: dare una risposta reale al dibattito europeo sulla mobilità sostenibile. Con Mole Urbana abbiamo sviluppato diversi quadricicli, ma qui si va oltre: Malya è una vera auto compatta, pensata per muoversi in città ma anche fuori, con caratteristiche che la avvicinano a una M1 europea.

È costruita con un sistema produttivo nuovo, senza stampi: solo taglio e piega laser. Questo consente costi più bassi, adattabilità, e soprattutto piena libertà stilistica.

Mole Urbana Malya Concept

Mole Urbana Malya Concept

Foto di: Mole Urbana

Quali sono le principali sfide, progettuali e stilistiche, nel dare forma a una city car “di carattere”?

La sfida era uscire dal mondo delle finte city car. Malya non è un giocattolo: ha ruote grandi, cofano squadrato, paraurti veri, esterni e visibili. Le ruote sono all’esterno della carrozzeria, con parafanghi sporgenti. Il parafango anteriore sporge oltre la linea del frontale.

I fari, semplici rettangoli arrotondati, sono alti e ben leggibili. Tutto è pensato con una logica funzionale: visibilità, resistenza, riconoscibilità. Senza nulla di superfluo.

Ci sono elementi progettati per evocare qualcosa, oltre la funzionalità?

Certamente. Da piccoli sogniamo due tipi di auto: la sportiva rossa e la fuoristrada avventurosa. Malya nasce da quel secondo archetipo, con un’estetica che richiama la jeep essenziale e onesta.

Ci sono dettagli che parlano quel linguaggio: cofano alto, ruote scoperte, viti a vista, interni in legno naturale. Anche la vetratura è sorprendente: molto ampia, luminosa, con linea di cintura bassa. L’auto è alta da terra, ma la visibilità è eccellente, niente a che vedere con i SUV coupé di oggi.

Mole Urbana Malya Concept

Mole Urbana Malya Concept, vista laterale

Foto di: Mole Urbana

Cosa distingue Mole Urbana rispetto ad altri marchi che operano nel settore urbano elettrico?

L’onestà. Niente rate fittizie da 39 euro. Il prezzo che verrà fissato a breve, certamente variabile in base agli allestimenti, è comunque quello reale. Abbiamo eliminato i superflui maxi-schermi, ma non l’aria condizionata. Ridotto l’elettronica, non la qualità. E Malya non è un quadriciclo travestito: è un’auto urbana vera, concreta.

Torino è ancora la capitale del car design italiano. Che significato ha progettare oggi, da qui?

Torino è la mia città, la culla del car design italiano. Ma oggi significa anche ricostruire la filiera, fare industria vera. Malya è interamente italiana, tranne le batterie: le assembliamo ma non le produciamo.

E il bello è che, senza stampi, si può produrre in modo decentralizzato: basta un laboratorio attrezzato, e si porta lavoro in territori esclusi dai distretti automotive tradizionali.

L’Italia ha ancora un ruolo guida nel design auto?

Sì, se torniamo a fare l’Italia. Nella moda, nell’arredo, nell’architettura siamo leader. Anche nell’auto possiamo esserlo, se cambiamo approccio.

Con Malya, abbiamo usato alluminio riciclato, ABS riciclato, legno stratificato. Il telaio è in acciaio inox: non serve cataforesi né verniciatura. Questo è design responsabile, accessibile, e comunque distintivo.

Ci sono innovazioni invisibili, ma decisive?

Molte: il telaio in acciaio inox, ad esempio, riduce l’impatto ambientale e semplifica la produzione. Il peso è minimo, e questo migliora consumi e autonomia. Il cruscotto è analogico, ma bello e chiaro, sembra un oggetto di alto artigianato. E se cambiano normative, possiamo modificare le forme in pochi giorni. Questo non è possibile con la produzione classica.

Mole Urbana Malya Concept

La Mole Urbana Malya Concept ha il telaio in acciaio inox

Foto di: Mole Urbana

Come nasce, in pratica, un progetto come Malya?

Con passione e in tempi brevi. I primi schizzi sono del 16 dicembre 2024. La presentazione è fissata per il 7 novembre. Non è una show car: è un veicolo vero, già montato, già funzionante, non verniciato. Pronto.

Nel panorama delle auto urbane, la Malya non vuole sembrare qualcosa che non è. Non cerca effetti speciali, non insegue mode. Semplicemente, propone un’alternativa reale e pensata. E se davvero servisse una nuova E-Car europea, onesta e concreta, forse potrebbe partire proprio da qui.

Fotogallery: Mole Urbana Malya Concept