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La riscossa dei saloni dell'auto inizia a Parigi

Serge Gachot, Direttore del Mondial de l'Auto, commenta il successo della 90esima edizione che riabilita un format che si dava per spacciato

Salone di Parigi 2024, le foto live
Foto di: Motor1.com

Chi c’è stato lo sa: il Mondial de l’Auto di Parigi ha riportato alla vita il concetto di salone dell’auto “alla vecchia maniera”. Una riabilitazione conquistata sul campo grazie ai contenuti, alla strategia organizzativa e ovviamente al contesto di mercato complesso che ha favorito la partecipazione di molti costruttori.

Nell’istante in cui stiamo pubblicando questo articolo i tornelli della fiera stanno ancora girando, dunque è presto per parlare di numeri, ma l’entusiasmo di addetti ai lavori e l’affluenza infrasettimanale è tangibile. Tant’è che il direttore del Mondial de l'Auto, Serge Gachot, fatica a trattenere la soddisfazione.

Direttore, dunque non era vero che i Saloni sono morti?

"Non sono morti affatto, ma è stato difficile. Non si possono fare saloni con 5 o 6 marchi. Pechino e Shanghai funzionano bene sul più grande mercato mondiale dell’auto. In Giappone ci sono molti visitatori ma è un evento regionale. Detroit è difficile ancora. Oggi non c’è molto altro. Noi siamo stati supportati dall’industria nazionale...".

Si riferisce a Renault?

"Sì il Gruppo Renault e Luca De Meo che ha annunciato la presenza di 5 marchi, con un anno di anticipo. Questo ci ha aiutato. Poi abbiamo fatto un buon lavoro, collaborando con le case automobilistiche con l’obiettivo di garantire il ritorno dell’investimento. E contenendo i costi. Parigi costa 185 euro al metro quadro, lo stesso prezzo di due anni fa. Ma la cosa più importante è il ROI".

<p>Il direttore del Mondial de l'Auto, Serge Gachot; il CEO di Stellantis, Carlos Tavares, e il presidente francese, Emmanuel Macron.</p>

Il direttore del Mondial de l'Auto, Serge Gachot; il CEO di Stellantis, Carlos Tavares, e il presidente francese, Emmanuel Macron.

Che dipende innanzitutto dal pubblico...

"Il nostro concept è la festa dell’automobile, la libertà del movimento. La gente vuole questo. Io ho cercato di ascoltare le persone e le aziende, mi hanno detto che bisogna fare un salone dell’auto non della mobilità: bisogna essere centrati sulle auto.

L’80% dei francesi adora le auto, che hanno fatto progressi enormi in termini anche di riduzione delle emissioni. Siamo un’industria virtuosa non abbiamo bisogno di nasconderci.

Essere a Parigi ovviamente aiuta. Nel primo giorno di apertura al pubblico abbiamo avuto 50 mila persone: è una grande festa con persone che vengono e pagano. Non sono qui per caso".

<p>GAC al Salone di Parigi 2024</p>

Quanto ha influito la presenza dei nuovi brand cinesi?

"Nel 2022 i marchi cinesi erano il 50% delle presenze, 9 su 18. Oggi sono 8 su 50, meno del 20%. E' ovvio che le altre aziende avevano l’esigenza di difendere il territorio rispetto ai cinesi. Poi ci sono le novità. Quando ci sono novità da presentare si viene più facilmente in un Salone dell’Auto.

E poi c’è la complessa situazione politica europea: ho sentito per la prima volta amministratori delegati e manager che volevano parlare più di temi corporate che di prodotto, come dello stop al 2035 o dei dazi. Ci sono state tantissime riunioni, pubbliche e private. L’industria è stata qui per parlarsi, per confrontarsi. E questo è importante anche se magari non sono tutti d’accordo.

Aggiungo un aspetto positivo poco tangibile: la motivazione delle persone. I concessionari sono motivati, i dipendenti, la filiera... Non si può misurare in numeri, ma l'atmosfera è importante".

Come giudica l’assenza dei marchi di lusso, quelli che producono supercar? Ferrari per la prima volta nella storia ha presentato una “hypercar” (la F80 - ndr) fuori da un Salone.

"E’ un fenomeno che viene da lontano. La loro scelta di fare cose esclusive organizzate da soli o in ecosistemi differenti non è una novità. Bisogna recuperarli perchè nel dna di un Salone c’è la passione e si vendono anche le supercar: il mercato parigino è ricco.

Nel 2022 avevamo uno spazio per piccoli costruttori francesi. Devaillet ha immatricolato 22 auto. C’era una Delage da 2 milioni di euro. Basta che passa una persona che magari prima non conosceva il marchio… Io credo che se quest’anno avremo successo aiuteremo le aziende a cambiare idea.

Io comunque devo far vedere le auto speciali al pubblico e per questo abbiamo portato auto da corsa con un distributore locale e i simulatori di guida. Abbiamo Bentley con la nuova Continental GT, Rolls-Royce, Aston Martin, la Lamborghini di uno YouTuber come POG. Il problema è che i dealer ufficiali volevano partecipare, ma i brand gliel'hanno vietato...".

Secondo lei questo Mondial cambierà il futuro dei Saloni?

"Ora in Europa abbiamo un appuntamento annuale, un anno in Francia e un anno in Germania, a Monaco.

A Parigi non possiamo tornare su 1 milione di visitatori con una sola settimana di evento, ma vogliamo crescere. Abbiamo fatto riunire nuovamente il mondo dell’auto. Abbiamo portato 5 mila giornalisti e prevediamo un minimo di 500 mila visitatori…

L’importante è ascoltare le aziende, misurare i risultati e fare. Io sono stato Direttore in Toyota e Lexus. Ero cliente dei saloni e conosco tutte le problematiche e le esigenze. 

E poi contrariamente a quello che si dice, nell'era del digitale, il digitale non è tutto. In quell'ambito siamo al 5% delle vendite. Le persone vogliono vedere, provare e toccare. Tutti abbiamo bisogno di ritrovarci".

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