Quando gli stipendi aumentano meno dei prezzi delle auto
Dal 2011 al 2023 la forbice fra redditi e costi della vita si è allargata sempre di più: i numeri e i perché
Avere un tetto sopra la testa o comprare un’auto nuova? Sembra il gioco della torre, ma non lo è. Perché quasi tutti gli automobilisti non hanno dubbi su chi buttare giù: l’acquisto della tanto sognata vettura. Una (non) scelta che diventa inevitabile quando gli stipendi aumentano meno dei costi della vita e dei veicoli.
Lo denunciano in tanti, sia appassionati, sia addetti ai lavori. Adesso, però, diamo i numeri: dal 2011 al 2023 i redditi in Italia sono cresciuti del 22%; i prezzi delle auto sono saliti invece del 58%.
In mezzo alle due voci troviamo +25% di costi nel cosiddetto “paniere Istat” (la media di beni e servizi), +28% di bar e ristoranti, +30% dei trasporti e +35% di cibi e bevande. Sopra il +58% delle vetture si piazza poi il +63% di case e bollette.
Quanto sono aumentati i costi della vita e prezzi delle auto dal 2011 al 2023
Non solo prezzi
La crisi delle vendite è quindi un problema di prezzi? No. O meglio: non solo. “Anche perché – spiega Andrea Cardinali, direttore generale dell’associazione Unrae, che pubblica i dati – il mix di oggi è diverso da quello di 13 anni fa. Si è rarefatta l’offerta delle vetture di bassa gamma e c’è stato uno shift nei gusti dei clienti”.
La vera grana è “l’erosione del potere di acquisto. Una famiglia media – continua Cardinali – non rinuncia a casa, trasporti e alimenti, i cui costi sono pure cresciuti, ma rinuncia all’auto nuova o ne rinvia l’acquisto”.
“Le normative sulla sicurezza e l’infotainment dicono che il valore dell’auto non è uguale a quello del 2011. Lo stesso non può dirsi per cibi e utenze”.
E poi “ci sono stati aumenti fra le materie prime, come l’acciaio, e anche la logistica internazionale”.
È un Paese per vecchi... veicoli
Così “il mercato langue e il parco circolante cresce e invecchia: negli ultimi 15 anni l’età media è aumentata”. Oggi una vettura in Italia rimane in strada per oltre 12 anni, col risultato che si viaggia su vetture meno sicure e più inquinanti.
E, quando non si può comprare un’auto appena uscita dalla fabbrica, si ricorre all’usato: nei primi 9 mesi dell’anno il mercato ha registrato quasi il +8%, mentre le vetture nuove chiuderanno il 2024 in perdita dello 0,2%.
Ritorno al futuro
Come risolvere? Unrae propone la sua ricetta:
- piano pluriennale al 2025-27 dotato di un fondo consistente
- politica su infrastrutture come le colonnine di ricarica per auto elettriche
- contributi a ricerca e sviluppo
- strategia sul riciclo dei componenti
- revisione della fiscalità per le auto aziendali
Michele Crisci, presidente dell’associazione Unrae
“Non abbiamo bisogno di tornare indietro per cambiare il futuro”, aggiunge il presidente Michele Crisi a proposito delle proposte per rivedere lo stop alle vendite di auto a benzina e diesel in Europa dal 2035.
“Abbiamo bisogno di strategie, poche ma fatte bene, per avere una direzione dove andare. Auspichiamo un ‘Ritorno al futuro’ – è la citazione della celebre saga cinematografica – nel senso di rifocalizzarci sul domani scegliendo la strada da percorrere, unica e condivisa per riportare l’Italia al livello che merita”.
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