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L'Ue accelera sulla revisione allo stop ai motori termici dal 2035

La piena neutralità tecnologica resta il "principio fondamentale", ha detto la Presidente Ursula von der Leyen

Il motore 2.9 V6 biturbo benzina di Alfa Romeo
Foto di: Stellantis

L'Europa si prepara "ad accelerare il lavoro sulla revisione 2035 con la piena neutralità tecnologica come principio fondamentale". Lo ha detto oggi, al termine del secondo incontro del Dialogo Strategico sul futuro dell’industria automobilistica europea, la Presidente Ursula von der Leyen.

Fra due giorni, mercoledì 5 marzo, la Commissione europea presenterà un piano per sostenere l'auto elettrica già anticipato da un documento preliminare che per ora ha suscitato molte reazioni negative.

Il coro delle voci contrarie alla decisione dell'Ue di spingere il settore auto verso l'elettrificazione al 100% è variegato e va dalla politica alle associazioni di costruttori e fornitori del mondo dell'auto. Una serie di appelli che riportiamo qui assieme a quello che è emerso dal documento preliminare della Commissione.

Le nuove misure della Ue per l'auto elettrica

La Commissione europea, come anticipa la Reuters, ha già pronto un pacchetto di misure dedicate all'auto elettrica che punta ad aiutare i costruttori europei nell’elettrificazione delle loro flotte e a rafforzare la loro competitività nei confronti dei più avanzati rivali cinesi e statunitensi. In particolare i punti principali del piano UE includono queste iniziative:

  • Più veicoli elettrici nelle flotte aziendali
    Il piano suggerisce agli Stati membri dell’UE azioni concrete per accelerare l’adozione di EV nelle flotte aziendali, che rappresentano circa il 60% delle nuove immatricolazioni in Europa.
  • Nuovi incentivi per l’acquisto di auto elettriche
    La Commissione lavorerà con i governi nazionali per individuare le migliori strategie di finanziamento per l’acquisto di auto elettriche. Questo piano di ecoincentivi europei era già stato auspicato da molte parti.
  • Esenzione dai pedaggi per i mezzi pesanti a zero emissioni
    Si propone di eliminare i costi di transito per i camion elettrici per incentivarne l’adozione.

Particolare attenzione viene posta anche alla produzione europea di batterie per auto elettriche, un tema che la Commissione considera cruciale per mantenere alto il livello di competitività del settore nei confronti della produzione cinese e statunitense. Tra le prossime azioni preparate della UE in questo ambito si segnalano:

  • Maggiore contenuto europeo
    La Commissione prevede di aumentare l’obbligo di utilizzo di materiali e componenti prodotti in Europa per le batterie delle auto elettriche vendute nel mercato UE.
  • Sostegno ai produttori di batterie
    Saranno previsti incentivi anche per aziende straniere, a condizione che collaborino con imprese europee per lo sviluppo di competenze e tecnologie.
  • Fondi per il riciclo delle batterie
    L’UE valuterà misure di finanziamento per impianti di riciclo, fondamentali per ridurre la dipendenza dalle materie prime importate.

A questo si aggiunge la volontà della Commissione di imporre nuove regole sugli investimenti stranieri, sempre nell'ottica di una maggiore protezione del settore.

Le reazioni delle associazioni di costruttori e fornitori

Anfia

Tra le prime reazioni a quanto trapelato sulla bozza della Commissione europea va riportata quella dell'italiana Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica) che chiede un piano strategico forte in grado di salvare il settore auto in Europa e in Italia.

 

L'Anfia evidenzia poi la mancanza di alcuni importanti punti dal piano preliminare della Commissione e in particolare l'assenza di:

  • il ridisegno complessivo del percorso della transizione alla decarbonizzazione della mobilità;
  • questo deve necessariamente contemplare l’adozione del principio di neutralità tecnologica invocato anche dal Rapporto Draghi;
  • deve quindi essere consentito l’utilizzo dei carburanti non di origine fossile a basso o nullo contenuto carbonico secondo il principio LCA;
  • questi vettori energetici, unitamente all’idrogeno, serviranno ad alimentare i veicoli progressivamente elettrificati quali plug-in hybrid o dotati di range extender;
  • è necessario focalizzare il piano di ricerca europeo sul tema dell’energia, anche per la mobilità, contemplando quindi nuove chimiche e sistemi costruttivi per le batterie da realizzare in Europa;
  • occorre ridurre in maniera consistente il divario del costo dell’energia della nostra filiera rispetto ai concorrenti internazionali;
  •  occorre avere il coraggio di mettere mano ad un piano decennale di rinnovo del parco circolante UE secondo i criteri di basse o nulle emissioni e contenuto locale europeo attraverso uno schema concreto e coordinato che consenta, entro il 2035, di ridurre in maniera sostanziale le emissioni di CO2, vero obiettivo della decarbonizzazione della mobilità;
  • è necessario coordinare e semplificare l’attuale bulimia regolatoria europea, che non trova riscontro negli altri continenti che competono con noi;
  • se necessario, occorre adottare misure di politica commerciale che evitino distorsioni o ritorsioni da parte di altri Paesi.

Acea

L'Acea (Associazione dei costruttori europei di automobili) chiede come prima cosa all'Europa la flessibilità sulle regole per le emissioni di CO2 per affrontare nel modo migliore la sfida della riduzione delle emissioni. In particolare sono due le azioni richieste dall'Acea alla Ue:

  • Un'introduzione graduale con un obiettivo di riduzione del 90% nel 2025 e del 95% nel 2026.
  • Un meccanismo di conformità basato sulla media per il periodo 2025-2029.

L'Acea riprende poi le parole di Mario Draghi che in un suo report parla di "Mancanza di pianificazione da parte della UE che applica una politica climatica senza una politica industriale adeguata".

 Il direttore di Acea, Sigrid de Vries, aggiunge:

"Dobbiamo ripensare il nostro approccio normativo, puntando su incentivi mirati. L’Europa dovrebbe essere la prima scelta per la produzione di veicoli a zero emissioni, ma per farlo serve un cambio di mentalità e una riforma radicale di come regoliamo e incentiviamo il settore"

Unrae

Tra le associazioni interessate alle nuove regole europee in arrivo per l'auto c'è ovviamente anche l'Unrae (Unione nazionale rappresentati autoveicoli esteri) che per voce del presidente Michele Crisci sottolinea:

"È un dato positivo che si stia valutando l’introduzione di incentivi paneuropei, anziché affidarsi solo a misure nazionali che creano una frammentazione del mercato. Inoltre, accogliamo con favore la disponibilità della Commissione a introdurre della flessibilità nell’applicare le sanzioni per lo sforamento dei target sulle emissioni di CO2. Chiediamo che questi interventi vengano definiti con tempestività e chiarezza, per evitare il rischio di effetti irreversibili”."

I No della politica

Tra le voci da sempre contrarie alla scelta europea di dare l'addio alle auto con motore termico a partire dal 2035 c'è senza dubbio la Lega al Parlamento Europeo che solo Domenica 2 marzo ha inviato questa nota:

"Azzerare le eco-follie del tutto elettrico, eliminare la messa al bando di motori benzina e diesel dal 2035, cancellare le multe previste. Lega e Patrioti pronti a presentare un documento per fermare Ursula Von der Leyen, da sempre sostenuta da Popolari e Socialisti, nei suoi euro-deliri anti-italiani."

Poi oggi una nota della Lega, dopo l’annuncio di Ursula von der Leyen, recita: “Multe evitate, ci hanno ascoltato con grave ritardo. Adesso occorre azzerare la follia della messa al bando dei motori benzina e diesel dal 2035”.

Intanto, il Vicepremier e Ministro Matteo Salvini, insieme ai colleghi della Repubblica Ceca, della Slovacchia e della Bulgaria ha firmato una lettera ufficiale per chiedere alla Commissione Ue di non introdurre “quote” obbligatorie di auto elettriche nelle flotte aziendali. "È un intervento significativo e che conferma la storica posizione di Salvini a tutela dell’automotive e contro l’obbligo di rinunciare ai motori benzina e diesel.

Un approccio contro le forzature green che nelle ultime ore è stato sposato sia dal Ppe che da Ursula von der Leyen che fino ad ora erano sulle stesse posizioni delle sinistre - prosegue la nota -. Nel riconoscere l’opportunità di individuare strumenti ed incentivi che possano stimolare l’acquisto di auto a emissioni zero da parte delle imprese per le proprie flotte, i quattro Ministri stigmatizzano il ricorso a “mandati obbligatori” che rischiano di produrre effetti negativi specie per la filiera della logistica, con una ricaduta sul consumatore finale. L’auspicio è che anche su questo dossier la Commissione riveda l’approccio ideologico del “tutto-elettrico” per dare piena attuazione al principio della neutralità tecnologica dando spazio anche ai veicoli alimentati con carburanti alternativi".

 

In realtà in Partito Popolare Europeo è da tempo schierato contro l'addio alle auto con motore a combustione, come ribadito da un post del Gruppo PPE con la foto del parlamentare Flavio Tosi che dice:

"L'obiettivo di porre fine alla vendita delle auto a combustione entro il 2035 sembra, più che mai, del tutto irrealistico. L'imminente divieto del 2035 sui motori a combustione interna dovrebbe essere invertito per riflettere la neutralità tecnologica."

 

Transport & Environment

Di tono totalmente opposto è invece il commento di Transport & Environment, il gruppo europeo di organizzazioni non governative che si batte per una mobilità più pulita e sostenibile che spinge invece per il mantenimento del promesso addio del 2035 all'auto tradizionali.

È infatti Julia Poliscanova, Senior Director, Vehicles & Emobility Supply Chains, che parla dei tre motivi per cui il Piano Automotive dell’UE dovrebbe mantenere invariati gli obiettivi di CO2 per le auto:

- Il mercato dei veicoli elettrici è in crescita, in parte grazie agli obiettivi di CO2. Ora non è il momento di fermarsi.
- Dobbiamo concentrarci sull’elettrificazione delle flotte per aumentare la domanda.
- La vera crisi riguarda la capacità di produzione locale di batterie: è qui che serve un intervento urgente.