Cosa ha detto John Elkann in Parlamento (e cosa significa)
Il presidente di Stellantis conferma il Piano Italia e chiede all’Europa di abbassare i costi dell’energia e di rivedere le regole sul 2035
Dopo la pace col Governo, sugellata a dicembre grazie alla presentazione del Piano Italia, Stellantis prova a ricucire con il resto della politica. È il presidente John Elkann in persona a tentare la missione, apparendo in Parlamento di fronte alle commissioni Attività produttive congiunte di Camera e Senato.
Nella Sala del Mappamondo, il rampollo di casa Agnelli ribadisce sia che il nostro Paese “ricopre un ruolo centrale” nella visione dell’azienda, sia che l’Europa – almeno secondo il gruppo – deve rivedere il passaggio all’auto elettrica nel 2035.
“I nostri stabilimenti italiani – le parole di Elkann – sono e saranno dotati di tutte le piattaforme multi-energia di Stellantis per la produzione di autovetture: STLA Small, Medium e Large, con queste ultime due già operative a Melfi e Cassino. Inoltre, ad Atessa è installata una piattaforma dedicata ai veicoli commerciali leggeri.
Questi investimenti permetteranno agli stabilimenti italiani la massima flessibilità per poter produrre la più ampia gamma di modelli Stellantis e soddisfare i clienti sia in termini di prodotto che di motorizzazioni”.
Accenni pure a Maserati e alla gigafactory per batterie a Termoli. La prima rimane “indissolubilmente legata all’Italia, a Modena e alla Motor Valley”, anche se, “come tutti i marchi legati alle esportazioni fuori dall’Europa, dovrà tenere conto di ciò che accadrà con la politica dei dazi”.
La seconda aspetta invece di conoscere il proprio destino, che verrà deciso da Acc, joint venture di cui Stellantis è socio di minoranza e la quale “sta valutando in base a mercato e fattori di competitività”.
“In attesa che Acc renda noto il suo piano, ci siamo mossi in anticipo, affiancando alla produzione di motori termici i cambi per le auto ibride”.
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Ridurre i costi dell’energia
Confermati i piani di produzione nella Penisola, Elkann stila la lista dei desideri: riduzione dei costi dell’energia – necessaria per abbassare i prezzi di listino dei veicoli prodotti e affrontare i competitor asiatici – e revisione delle regole sulla transizione in Europa dal 2035, con uno spazio riservato ai motori non solo elettrici, ma anche ibridi.
“I produttori automobilistici europei – i dettagli forniti dal numero 1 del gruppo – stanno affrontando uno svantaggio strutturale rispetto ai loro concorrenti cinesi, pari al 40% del costo manifatturiero complessivo. In particolare, i prezzi dell’energia di Paesi produttori di auto europei risultano 5 volte più alti di quelli cinesi.
Per questa ragione, l’Europa dovrebbe far scendere i prezzi dell’energia a valori competitivi globali e mantenerli a livelli costanti e prevedibili”.
Auto elettriche, ma non solo
Turno poi dell’appello a Bruxelles, affinché riveda i regolamenti sull’auto per la metà del prossimo decennio: “In Stellantis continuiamo a sostenere che l’elettrificazione sia lo strumento più efficace per raggiungere la decarbonizzazione”.
“Allo stesso tempo, per centrare gli obiettivi climatici del 2035 è necessario utilizzare l’intera gamma di tecnologie a basse e zero emissioni, sia per i nuovi veicoli che per la flotta esistente”.
Ma per ridurre le emissioni in strada serve anche una ricarica “facile, accessibile, veloce e conveniente”, che spinga gli automobilisti a passare all’elettrico.
“Cina e Stati Uniti – è la conclusione – stanno definendo una politica industriale per l’auto, con normative e risorse orientate a raggiungere i loro interessi nazionali. Noi auspichiamo che ciò possa accadere presto anche in Europa. Perché in questo mestiere definire un quadro chiaro è fondamentale per tutti gli attori: costruttori, sindacati, fornitori, concessionari e clienti”.
In ogni caso, il domani del settore non dovrà essere legato solo alla difesa, come ipotizzato nelle ultime ore.
“Non riteniamo che il futuro dell’auto sia l’industria bellica. Il futuro dell’auto è legato al fatto che l’Europa e l’Unione europea decidano in termini di politica industriale dove è importante mettere le risorse”.
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