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Com'è nata la Volvo EX30 e perché è fatta proprio così

Katharina Sachs, designer degli esterni, torna alla scuola AgenForm di Cuneo dove ha studiato, per spiegare come è nato il piccolo SUV

Volvo EX30 e Katharina Sachs
Foto di: Volvo

La EX30 è un’auto unica per Volvo. La più piccola di sempre nella storia del marchio, una delle prime a nascere esclusivamente elettrica, è stata progettata con il duplice intento - non facile - di mantenere un prezzo accessibile ma di rispettare il DNA premium del brand.

Vettura in un certo senso a se stante, per quanto totalmente coerente con il resto della gamma, è nata dalla matita di Katharina Sachs, talentosa designer che in Volvo ricopre il ruolo di Senior Exterior Design. È stata la stessa Katharina a raccontare il percorso che ha portato disegnare la EX30 come l’abbiamo imparata a conoscere.

Chi è la designer a capo degli esterni

Katharina, ragazza tedesca di 32 anni, è venuta in Italia a 17. Nata in un piccolo villaggio vicino a Monaco, sin da piccolissima ha avuto la passione nel creare cose. La famiglia capisce presto che sa disegnare bene e le suggerisce di dedicarsi proprio al disegno. Così, si fa largo in lei una convinzione: diventare designer. Il sogno è di trovare un campo in cui una componente tecnica si unisse a una parte artistica. Il car design sembra la risposta ideale.

Katharina Sachs, responsabile degli esterni della Volvo EX30

Katharina Sachs, responsabile degli esterni della Volvo EX30

Foto di: Volvo

Katharina si iscrive così alla scuola AgenForm di Savigliano, in provincia di Cuneo, dove impara modellazione. “Non sapevo una parola di italiano - ricorda aprendosi in un sorriso solare - ma ho sostenuto il colloquio e per qualche strano motivo mi hanno accettato. È stato fantastico”.

“In Italia - prosegue - abbiamo imparato a trasformare un’idea in qualcosa di reale. Se impari a lavorare sui modelli di creta e a fare prototipi in clay, riesci a dare forme alle idee. Così le idee non si perdono. È una cosa che mi resterà per tutta la vita”.

Katharina prosegue gli studi e, nel 2017, entra nel centro stile Volvo. Lavora sulla EC40 e sulla EX40. Poi arriva il momento di dare forma alla EX30, questa volta come responsabile degli esterni.

Un lavoro di sintesi

“La EX30 è un progetto unico - spiega Katharina -. Inizialmente sapevamo solo che dovevamo fare un’auto compatta che sposasse tre pillar. Volevamo che fosse ‘personal’, ‘sustainable’ e ‘safe'. L’idea insomma era di avere un’auto sicura, sostenibile e che mettesse le persone al centro. Tutto parte dalle persone, in Volvo gli esseri umani sono sempre il pivot intorno a cui ruota un progetto”.

Katharina Sachs, responsabile degli esterni della Volvo EX30

Katharina Sachs durante il suo intervento alla scuola AgenForm

Foto di: Volvo

Ma come viene organizzato il lavoro? Nella fase iniziale, ogni designer del team sviluppa una propria idea. In questo modo si possono valutare numerose soluzioni stilistiche. Poi si inizia a scremare. Il lavoro di sintesi permette di definire dei punti fermi e di dare una prima forma all’auto.

La differenza tra stile e design

“A me personalmente piace trarre ispirazione da altri oggetti di design o dall’architettura - dice Katharina -. Abbiamo una grande responsabilità noi designer. Perché dobbiamo creare qualcosa in cui la Casa si convinca ad investire milioni di euro”. 

Sulla EX30, in particolare, si è fatta largo l’idea di avere un’auto in cui ogni elemento aveva una funzione. C’è una grande differenza tra stile e design. Lo stile ha un valore puramente estetico; il design svolge anche una funzione e una finalità. “Se una cosa non ha una finalità, allora è superflua.- dice Katharina -. E se è superflua non è neppure sostenibile. In Volvo togliamo il superfluo per arrivare all’essenza”.

Katharina Sachs, responsabile degli esterni della Volvo EX30

Katharina Sachs posa a fianco della Volvo EX30

Foto di: Volvo

Il ritorno alla modellazione

Nell’era digitale, il team guidato da Katharina ha voluto dare molta importanza alla realizzazione di modelli reali in scala 1:1. Vedere un’auto “dal vivo” dà un’idea precisa di come verrà percepita una volta in strada. “Molte case non fanno più prototipi reali - dice Katharina - ma per me è essenziale. Lavorando i modelli in clay si percepisce meglio l’anima del progetto e l’importanza dei materiali. È una cosa che non si può percepire lavorando in digitale”.

Katharina Sachs, responsabile degli esterni della Volvo EX30

La modellazione in clay resta un processo fondamentale

Foto di: Volvo

Certo, lavorare in virtuale ha molti vantaggi. Permette di cambiare le cose velocemente e di analizzare molte soluzioni diverse risparmiando tempo e denaro. Avere tante idee è importante. Anche perché non tutte quelle scartate sono sbagliate. Alcune non possono essere adottate perché l’ingegneria non è pronta o perché i fornitori non possono mettersi al passo nei tempi richiesti.

“Ma se sono idee buone - conclude Katharina -, possono trovare applicazione, in futuro, su altri modelli. Io non sono una persona che rinuncia facilmente a un’idea e difficilmente non difendo una scelta stilistica che reputo convincente. Però, so anche che è necessario trovare una mediazione con gli altri reparti”.

Fotogallery: Katharina Sachs, designer degli esterni della Volvo EX30