Obiettivi UE sulle emissioni: per le Case non sono realizzabili
ACEA e CLEPA scrivono a Ursula von der Leyen e chiedono più flessibilità. Gli obiettivi 2035 sono irrealizzabili, a rischio il lavoro
Gli obiettivi dell’Unione Europea di riduzione delle emissioni di CO2 dai veicoli, compreso l’azzeramento per le auto nel 2035, non sono più realizzabili nelle condizioni attuali.
È questo l’allarme lanciato dalle associazioni europee dei costruttori automobilistici (ACEA) e dei fornitori del settore (CLEPA), in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, alla vigilia dello Strategic Dialogue del 12 settembre, occasione cruciale per discutere il futuro dell’industria.
Investimenti miliardari, ma risultati limitati
Secondo i firmatari Ola Källenius, CEO di Mercedes-Benz e presidente di ACEA, e Matthias Zink, CEO Powertrain and Chassis di Schaeffler e presidente di CLEPA, l’attuale quadro normativo, basato su rigidi obiettivi di riduzione delle emissioni, non tiene conto dei profondi cambiamenti economici, industriali e geopolitici intervenuti negli ultimi anni.
Mercedes-AMG GT XX è la dimostrazione che l'elettrico è possibile ma solo a determinate condizioni
Nonostante investimenti complessivi superiori a 250 miliardi di euro e il lancio di centinaia di modelli elettrici, la penetrazione delle auto a batteria in Europa resta al di sotto delle aspettative: circa 15% del mercato per le auto, 9% per i furgoni e appena 3,5% per i camion. Una quota che non consente di centrare i target fissati: -55% di CO2 al 2030 per le auto, -50% per i van e -100% per entrambi al 2035.
Le criticità e le richieste
Il documento inviato alla von der Leyen evidenzia ostacoli concreti:
- Dipendenza quasi totale dall’Asia per la filiera delle batterie;
- Infrastrutture di ricarica insufficienti e distribuite in modo disomogeneo;
- Costi di produzione elevati, aggravati dai prezzi energetici;
- Dazi esteri penalizzanti, come il 15% imposto dagli Stati Uniti sulle esportazioni di veicoli UE.
“Ci viene chiesto di trasformarci con le mani legate dietro la schiena”,
scrivono Källenius e Zink, sottolineando come i soli obblighi normativi e le sanzioni non possano guidare la transizione.
L'industria auto UE dipende, per le elettriche, ancora troppo da fornitori orientali
Le associazioni chiedono, dunque all’UE un approccio più pragmatico, articolato su diversi punti:
- Incentivi più ambiziosi e coerenti per stimolare la domanda di veicoli a basse emissioni;
- Neutralità tecnologica, con spazio non solo agli EV ma anche a ibridi plug-in, range extender, motori termici efficienti, idrogeno e carburanti decarbonizzati;
- Revisione urgente degli standard di CO2 per camion e autobus;
- Politiche industriali per mantenere in Europa capacità produttiva e know-how tecnologico.
Uno snodo politico
Lo Strategic Dialogue del 12 settembre sarà il banco di prova per capire se Bruxelles è disposta a ricalibrare la propria strategia, bilanciando le ambizioni climatiche con la realtà industriale e sociale.
“Vogliamo far funzionare questa transizione
– conclude la lettera –
ma serve un piano politico olistico e pragmatico, non solo un sistema di obblighi che non tiene conto delle condizioni di mercato e delle sfide globali”.
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