GPL tra Euro 7 e bioGPL: quale futuro c’è?
Risponde Dario Stefano, presidente del Gruppo GPL per autotrazione di Assogasliquidi-Federchimica
Il GPL non è morto e non vuole andare in pensione. Mentre l’Europa discute di elettrificazione totale e molte Case rivedono i piani iniziali, in Italia oltre 140.000 automobilisti l’anno continuano a scegliere questa alimentazione.
A dirlo è Dario Stefano, presidente del Gruppo GPL per autotrazione di Assogasliquidi-Federchimica, che ho intervistato per capire quale futuro attende una tecnologia che nel nostro Paese conta oltre 3 milioni di veicoli circolanti. Di seguito, le risposte alle domande:
- Il GPL ha ancora un futuro?
- Come leggere il 9% di quota di mercato?
- Con l’Euro 7 conviene ancora investirci?
- Il retrofit può fare la differenza?
- Bi-fuel, trifuel e ibride a GPL sono l’evoluzione naturale?
- Convertire un’auto è davvero utile per l’ambiente?
- A che punto è il bioGPL?
- Gli investimenti dipendono dalla politica?
- Oggi conviene ancora scegliere il GPL?
Il GPL ha ancora un futuro?
"Non c’è alcuna fine del GPL nel medio-lungo periodo. È una soluzione concreta e immediatamente disponibile per accompagnare la transizione energetica in modo pragmatico. Anche alcune Case stanno rivedendo i piani di elettrificazione totale, segno che serve realismo industriale. Fondamentale però è la stabilità normativa: chi investe ha bisogno di regole certe e di una revisione del regolamento CO₂ che valorizzi anche i carburanti rinnovabili e le soluzioni carbon neutral".
Come leggere il 9% di quota di mercato?
"Il dato va valutato nel complesso. Il GPL mantiene una quota stabile intorno al 9%, pari a oltre 140.000 vetture l’anno, con più di 3 milioni di auto circolanti. È una base solida. I consumatori lo scelgono per convenienza economica, minori emissioni, possibilità di circolare anche con limitazioni e per una rete distributiva tra le più capillari d’Europa".
Con l’Euro 7 conviene ancora investirci?
"Sì. Il GPL parte già da livelli emissivi contenuti rispetto ai carburanti tradizionali ed è riconosciuto come carburante alternativo nella transizione. Può integrare componenti bio e rinnovabili. Per i costruttori diversificare le tecnologie significa ridurre il rischio industriale, soprattutto in una fase in cui la domanda di elettrico cresce meno del previsto".
Il retrofit può fare la differenza?
"Assolutamente sì. Con 1.500-2.000 euro si può ridurre la CO2 del 10-15%, abbattere gli ossidi di azoto fino all’88% rispetto al diesel e le polveri sottili fino al 92%. A questo si aggiunge un risparmio significativo alla pompa, con prezzi medi inferiori a 0,70 euro al litro. È un intervento immediato su un parco auto che supera i 40 milioni di veicoli e ha un’età media elevata".
Bi-fuel, trifuel e ibride a GPL sono l’evoluzione naturale?
"Sì, perché aumentano la flessibilità. Consentono di ottimizzare consumi ed emissioni in base all’utilizzo. Integrare GPL e ibrido permette di sfruttare l’efficienza elettrica in città e un carburante a minore impatto emissivo fuori dai centri urbani, riducendo anche il rischio energetico complessivo".
Convertire un’auto è davvero utile per l’ambiente?
"Sì. Convertire un’auto esistente significa ridurre subito le emissioni senza attendere la sostituzione del veicolo. Oltre alla riduzione della CO2 del 10-15%, si possono ottenere NOx inferiori fino all’88% rispetto al diesel e un abbattimento delle polveri sottili fino al 92%. In città può avere effetti tangibili nel breve periodo".
A che punto è il bioGPL?
"Sono stati fatti progressi importanti nello sviluppo di miscele con bioGPL e DME rinnovabile, con risultati positivi sulla compatibilità tecnica e sulla riduzione dell’impronta carbonica. Il nodo oggi è industriale: bisogna aumentare la disponibilità produttiva per incidere davvero sulla decarbonizzazione del parco esistente".
Gli investimenti dipendono dalla politica?
"Sì. Parliamo di circa 4 miliardi di euro entro il 2030 tra infrastrutture, logistica e ricerca. Investimenti di questa portata richiedono stabilità normativa e il riconoscimento della neutralità tecnologica. È una condizione essenziale per mantenere competitiva una filiera che in Italia coinvolge migliaia di imprese".
Oggi conviene ancora scegliere il GPL?
"Con un differenziale alla pompa spesso superiore al 40% rispetto alla benzina, una rete capillare e benefici ambientali misurabili, il GPL resta una scelta economicamente razionale per molti automobilisti. In una transizione complessa, la pluralità tecnologica è un fattore di equilibrio e il GPL continua a svolgere un ruolo concreto tra sostenibilità ambientale e sociale".
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