Dauphine, la piccola francese che conquistò il mondo
Vengono costruiti oltre due milioni di esemplari e arrivano fino negli USA
Oggi torniamo indietro nel tempo fino all'anno 1956, quando Renault attraversa una fase di grande crescita e guarda oltre i confini europei. L’azienda francese ha già ottenuto un enorme successo con la piccola 4CV, ma i dirigenti sanno che per diventare davvero un protagonista globale serve qualcosa di più ambizioso per entrare nel ricco mercato automobilistico degli Stati Uniti.
Per questo Renault sviluppa un modello completamente nuovo. La presentazione avviene a Parigi, al Palais de Chaillot, davanti a circa 20.000 invitati. L’auto si chiama Dauphine e il nome non è casuale: nella tradizione francese indica l’erede al trono, un simbolo perfetto per una vettura destinata a raccogliere l’eredità della 4CV e ad aprire una nuova fase nella storia della marca.
Una “erede al trono” con motore posteriore
Dal punto di vista tecnico la Dauphine segue uno schema molto diffuso negli anni Cinquanta: motore e trazione posteriori. È la stessa soluzione adottata dalla 4CV e da concorrenti come la Volkswagen Beetle. Questo layout offre un vantaggio importante sulle strade dell’epoca, spesso irregolari o non asfaltate, soprattutto fuori dalle grandi città.
La carrozzeria è moderna e funzionale. Le linee sono pulite, lo spazio interno è generoso e le quattro porte, di serie, rendono l’auto più pratica per l’uso familiare rispetto a molte rivali. Il design riceve gli ultimi ritocchi dal carrozziere italiano Pietro Frua, che in seguito firmerà modelli celebri per Maserati.
Anche l’aspetto estetico contribuisce al successo della Dauphine. In un’epoca in cui molte auto sono proposte in colori piuttosto sobri, Renault introduce tonalità vivaci e originali. Il risultato è una vettura compatta, elegante e riconoscibile, capace di distinguersi nel traffico sempre più affollato degli anni del boom economico.
Renault Dauphine, le origini
Dietro la nascita della Dauphine c’è soprattutto la visione di Pierre Lefaucheux, presidente di Renault nel dopoguerra. Dopo il conflitto mondiale l’azienda deve reinventarsi, e Lefaucheux decide di puntare con decisione sulle automobili per il grande pubblico. È una scelta tutt’altro che scontata: alcune autorità francesi avrebbero preferito trasformare Renault in un produttore di camion.
Lefaucheux insiste invece sulla produzione di vetture accessibili e moderne. Nel 1947 riesce a far partire la produzione della 4CV, che contribuisce in modo decisivo alla motorizzazione di massa della Francia. Ma per entrare davvero nel mercato internazionale serve un modello più grande, più confortevole e più potente.
Nel luglio del 1951 viene autorizzato lo sviluppo di un nuovo progetto, inizialmente noto come “Progetto 109”. In realtà alcuni ingegneri Renault stanno lavorando in segreto su questa vettura già dal 1949. Contemporaneamente l’azienda amplia il proprio stabilimento di Flins-sur-Seine, destinato a produrre il nuovo modello.
Lefaucheux non riuscirà a vedere il risultato finale. L’11 febbraio 1955 muore in un incidente stradale. Il suo successore, Pierre Dreyfus, decide però di portare avanti il progetto con la stessa determinazione.
Il nome definitivo dell’auto nasce quasi per gioco. Durante un banchetto il banchiere Marcel Wiriath, dirigente del Crédit Lyonnais e membro del consiglio Renault, osserva che la 4CV è ormai la “regina” della gamma. Se è così, conclude, il nuovo modello non può che essere la Dauphine, cioè la principessa erede.
Renault Dauphine (1956—1968)
Sotto la carrozzeria si trova un motore a quattro cilindri da 845 centimetri cubici montato posteriormente. Eroga circa 30 cavalli e, a differenza di quello del Maggiolino Volkswagen, è raffreddato ad acqua, una soluzione che lo rende più silenzioso. La velocità massima arriva a circa 115 chilometri orari, mentre il bagagliaio anteriore offre uno spazio sorprendente per una vettura di queste dimensioni. Anche i consumi sono contenuti, intorno ai sei litri ogni cento chilometri secondo le misurazioni dell’epoca.
Quando la produzione inizia nello stabilimento di Flins, Renault prepara con attenzione l’ingresso negli Stati Uniti. Le prime Dauphine vengono inviate oltreoceano quasi in segreto per essere presentate ai concessionari. L’operazione funziona meglio del previsto. Nel giro di pochi anni le vendite crescono rapidamente e nel 1959 più di centomila americani scelgono la compatta francese. Per gestire il trasporto delle vetture Renault arriva perfino a creare una propria compagnia marittima.
Parallelamente la Dauphine diventa uno dei principali modelli d’esportazione europei. La produzione si espande in diversi paesi e non tutte le auto vengono costruite in Francia. In Italia, per esempio, dal 1959 la vettura viene assemblata e venduta da Alfa Romeo con il nome Dauphine Alfa Romeo. Poco dopo la produzione arriva anche in America Latina.
L’avventura americana si complica
Nonostante il successo iniziale, il mercato statunitense si rivela più difficile del previsto. All’inizio degli anni Sessanta i costruttori americani lanciano nuove vetture compatte progettate per contrastare le importazioni europee. Anche Volkswagen rafforza la propria presenza negli Stati Uniti. Renault, nel frattempo, si trova con una rete di concessionari cresciuta troppo rapidamente e con migliaia di vetture invendute. L’avventura americana si conclude così nel giro di pochi anni.
In Europa, però, la Dauphine continua a essere un pilastro della gamma Renault. Nel 1961 la produzione supera il milione e mezzo di esemplari. Arrivano nuove versioni, tra cui la più elegante Ondine, e varianti più potenti come la Dauphine 1093 con 55 cavalli e cambio a quattro marce. Nel 1964 debutta persino una versione con cambio automatico, una soluzione molto avanzata per una vettura compatta di quegli anni.
Renault Dauphine (1956—1968), nel 1961 la produzione supera il milione e mezzo di esemplari
La piccola Renault dimostra anche un talento inatteso nelle competizioni. Con le giuste modifiche diventa sorprendentemente competitiva e ottiene vittorie in gare prestigiose come la Mille Miglia, il Rallye Monte Carlo e la 12 Hours of Sebring. Un ruolo importante in queste versioni sportive lo gioca il celebre preparatore Amédée Gordini, soprannominato “il mago”, che sviluppa varianti sempre più performanti della berlina francese.
Un nuovo capitolo
Nel frattempo Renault prepara il futuro. Nel 1962 arriva la Renault 8, un modello più moderno destinato gradualmente a prendere il posto della Dauphine. La produzione della storica compatta non termina però immediatamente: la versione standard resta in listino fino al 1965, mentre le ultime varianti Gordini escono di fabbrica nel dicembre 1967.
Quando la produzione si conclude, sono stati costruiti più di 2,15 milioni di esemplari. Un risultato straordinario che segna una svolta nella storia dell’azienda: grazie alla Dauphine Renault passa da costruttore nazionale a marchio automobilistico con presenza globale.
Fotogallery: Renault Dauphine (1956-1968)
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