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Quanto biocarburante c’è davvero in benzina e gasolio in Italia?

Analisi degli obblighi di miscelazione, del ruolo di HVO e biometano e delle prospettive per etichette e carburanti rinnovabili entro il 2030

Quanto biocarburante c’è davvero in benzina e gasolio in Italia?
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

La benzina e il gasolio venduti oggi in Italia contengono già una quota di biocarburanti sostenibili, inserita direttamente nella componente “tradizionale” dei carburanti immessi in consumo. Questa miscela non è sempre evidente al consumatore, perché gli obblighi di legge sono gestiti a livello di operatori e non di singola pompa.

Comprendere come funzionano gli obblighi di miscelazione, quali tipi di biocarburanti vengono utilizzati e quali effetti reali hanno su emissioni, consumi e motori consente di valutare con maggiore consapevolezza l’evoluzione dei carburanti liquidi per auto private e veicoli commerciali nei prossimi anni.

Come funzionano gli obblighi di miscelazione e gli obiettivi UE

Gli obblighi di miscelazione dei biocarburanti in benzina e gasolio derivano dal quadro normativo europeo sulla promozione dell’energia da fonti rinnovabili nei trasporti, recepito in Italia con decreti nazionali che fissano obiettivi annuali di immissione in consumo. In pratica, i soggetti obbligati devono immettere sul mercato una certa quota di biocarburanti sostenibili, che può essere raggiunta miscelando biocomponenti nei carburanti fossili oppure immettendo in consumo biocarburanti in purezza, purché conformi ai requisiti di sostenibilità.

Secondo le FAQ del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la quota di biocarburanti sostenibili miscelata in benzina e gasolio viene contabilizzata come parte della componente minerale ai fini del rispetto dell’obbligo nazionale. Lo stesso documento chiarisce che anche i quantitativi di biocarburanti immessi in purezza possono concorrere all’assolvimento dell’obbligo, ampliando le opzioni per gli operatori del settore. Per un approfondimento tecnico sulle risposte ai quesiti degli operatori è possibile consultare il documento del MASE dedicato ai biocarburanti disponibili sul sito istituzionale.

Il quadro europeo definisce inoltre criteri di sostenibilità e di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra che i biocarburanti devono rispettare per essere conteggiati negli obiettivi. Il regolamento (UE) 2022/996 consolidato stabilisce, tra l’altro, che i biocarburanti utilizzati nei trasporti, inclusi quelli miscelati in benzina e gasolio, devono garantire specifiche soglie di riduzione delle emissioni rispetto ai combustibili fossili di riferimento, oltre a rispettare criteri su origine delle materie prime e tracciabilità.

Differenze tra biocarburanti avanzati, HVO e biometano nei trasporti

Nel linguaggio corrente si tende a parlare genericamente di “biocarburanti”, ma il quadro reale è più articolato. I biocarburanti avanzati sono prodotti da materie prime non in competizione con la filiera alimentare, come residui agricoli, scarti dell’industria alimentare o rifiuti organici, e godono di un trattamento favorevole negli obiettivi di miscelazione. Accanto a questi esistono biocarburanti di prima generazione, ottenuti da colture dedicate, che sono soggetti a limiti e criteri più stringenti per evitare impatti indiretti sull’uso del suolo.

Una categoria particolare è rappresentata dall’HVO (Hydrotreated Vegetable Oil), un gasolio paraffinico di origine rinnovabile che può essere utilizzato sia miscelato al gasolio fossile sia, in determinate condizioni, in purezza. Alcuni operatori hanno avviato la distribuzione di HVO ad alta concentrazione o al 100% in una rete di stazioni dedicate, con particolare interesse per flotte aziendali e veicoli commerciali che cercano una riduzione immediata delle emissioni senza cambiare motorizzazione. Un quadro aggiornato sulla diffusione di questo carburante è disponibile nell’approfondimento su HVO e biodiesel e dove trovarli, utile per comprendere come si stia ampliando l’offerta sul territorio.

Nel segmento dei gas per autotrazione, il biometano rappresenta l’equivalente rinnovabile del metano fossile, con cui è chimicamente compatibile. Secondo quanto riportato da Federmetano, richiamando un decreto legislativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale, dal 2026 per il gas naturale e il biometano destinati al trasporto stradale gli obblighi di immissione in consumo di biocarburanti si intendono automaticamente assolti, poiché la quota di biometano incentivato supera la percentuale minima richiesta. L’analisi è consultabile sul sito di settore Federmetano, che rinvia alla normativa di riferimento.

Impatto reale su emissioni e consumi per auto private e veicoli commerciali

L’impatto reale dei biocarburanti miscelati in benzina e gasolio sulle emissioni dipende da diversi fattori: tipo di biocomponente utilizzato, percentuale di miscelazione, ciclo di vita della materia prima e tecnologia del motore. In termini di tubo di scarico, un carburante contenente una quota di biocomponente può comportare variazioni minime nei consumi specifici, spesso non percepibili nell’uso quotidiano, mentre il beneficio principale riguarda la riduzione delle emissioni di gas serra calcolata sull’intero ciclo di vita, come richiesto dai criteri europei di sostenibilità.

Per le auto private omologate per benzina o gasolio standard, la presenza di biocarburanti entro i limiti previsti dalle specifiche di prodotto non richiede modifiche tecniche né comporta, di norma, problemi di compatibilità. Diverso è il caso di carburanti ad alta concentrazione di biocomponente o di HVO puro, che possono richiedere omologazioni specifiche del costruttore o essere destinati prioritariamente a flotte e veicoli commerciali. In scenari operativi intensivi, come consegne urbane o trasporto leggero, l’adozione di carburanti rinnovabili ad alta quota può rappresentare una leva immediata per ridurre l’impronta carbonica senza attendere il completo rinnovo del parco veicoli.

Un ulteriore elemento da considerare è la distinzione tra riduzione delle emissioni climalteranti e qualità dell’aria locale. I biocarburanti sostenibili, secondo il quadro normativo europeo, devono garantire una riduzione significativa delle emissioni di gas serra rispetto ai combustibili fossili, ma l’effetto su inquinanti come NOx e particolato dipende dalla combinazione tra carburante, sistema di post-trattamento e condizioni di utilizzo. Per questo, nella valutazione complessiva, è opportuno considerare sia i benefici climatici sia le prestazioni emissive in ambito urbano, soprattutto per i veicoli commerciali che operano in aree a traffico limitato o zone a basse emissioni.

Come leggere le etichette alla pompa e cosa aspettarsi entro il 2030

Le etichette presenti alle pompe di benzina e gasolio indicano principalmente la tipologia di carburante (ad esempio benzina con sigla E e gasolio con sigla B) e la compatibilità con i veicoli, ma non riportano nel dettaglio la percentuale effettiva di biocarburante sostenibile contenuta nel mix. Questo perché l’obbligo di immissione in consumo viene assolto a livello di bilancio complessivo dagli operatori, e non necessariamente con la stessa quota in ogni singola partita di carburante. Se si desidera conoscere la composizione media, è necessario fare riferimento alle informazioni fornite dagli operatori o alle comunicazioni ufficiali.

Guardando all’orizzonte del 2030, il quadro europeo prevede un incremento progressivo della quota di energia rinnovabile nei trasporti, in cui i biocarburanti sostenibili, inclusi quelli avanzati, continueranno a svolgere un ruolo rilevante accanto all’elettrificazione. In altri settori, come l’aviazione, il Parlamento europeo ha già approvato norme specifiche sui carburanti sostenibili che fissano quote minime crescenti negli aeroporti dell’Unione, come illustrato nel comunicato dedicato ai carburanti verdi per l’aviazione disponibile sul sito del Parlamento europeo. Per il trasporto stradale, l’evoluzione attesa è un aumento della quota di biocarburanti sostenibili nei carburanti convenzionali e una maggiore diffusione di soluzioni dedicate come HVO e biometano.

Per chi gestisce flotte aziendali o veicoli commerciali leggeri, la prospettiva al 2030 implica la necessità di valutare con attenzione le opzioni di rifornimento disponibili, considerando sia la compatibilità tecnica dei veicoli sia l’accessibilità delle infrastrutture per carburanti rinnovabili. In questo contesto, l’espansione dei distributori che offrono HVO ad alta concentrazione, documentata anche dagli aggiornamenti sulla rete di rifornimento pubblicati da operatori energetici e media di settore come la mappa dei distributori HVO 100, rappresenta un indicatore concreto di come il mix energetico per i trasporti stia cambiando già oggi, anticipando gli obiettivi di medio periodo.