Alfa Romeo e Carabinieri, 75 anni di storia su quattro ruote
Un libro racconta il legame tra Alfa Romeo e Arma dei Carabinieri, tra modelli iconici, storia d’Italia e mobilità istituzionale
Settantacinque anni di collaborazione possono essere letti in molti modi: come storia industriale, come evoluzione tecnica dell’automobile o come racconto del rapporto tra istituzioni e cittadini. È da questa prospettiva che nasce Carabinieri e Alfa Romeo – al servizio del Paese, volume che ripercorre il lungo cammino condiviso tra il marchio del Biscione e l’Arma dei Carabinieri.
Non si tratta soltanto di una rassegna di modelli in livrea, ma di una narrazione che intreccia mobilità, sicurezza pubblica e trasformazioni sociali, seguendo l’evoluzione dell’Italia repubblicana dal dopoguerra fino agli scenari contemporanei. Ad accompagnare questa ricorrenza c’è anche un logo celebrativo per il 75° anniversario, che unisce simbolicamente il Biscione Alfa Romeo e la Fiamma dell’Arma, sintesi visiva di una collaborazione diventata parte dell’immaginario collettivo nazionale.
Dalla 1900 M “Matta” alla nascita della “Gazzella”
L’inizio ufficiale del rapporto tra Alfa Romeo e Carabinieri risale al 1951, con l’introduzione della 1900 M “Matta”, veicolo robusto e versatile pensato per affrontare le esigenze operative di un Paese ancora impegnato nella ricostruzione. Fu il primo tassello di una collaborazione destinata a consolidarsi rapidamente.
La vera svolta simbolica arrivò però con la Giulia, entrata in servizio negli anni Sessanta e divenuta il volto della celebre “Gazzella” del Nucleo Radiomobile. Velocità, affidabilità e riconoscibilità trasformarono quella berlina in un’icona della presenza dello Stato sul territorio, contribuendo a creare un’immagine ancora oggi profondamente radicata nella memoria collettiva.
Le Alfa Romeo in divisa attraverso le epoche
Nel corso dei decenni, la flotta dell’Arma ha seguito l’evoluzione tecnica e stilistica della Casa milanese. Modelli come Alfetta, Alfa 90, Alfa 75, 155, 156 e 159 hanno accompagnato stagioni molto diverse della storia italiana, dai complessi anni del terrorismo interno alla lunga stagione del contrasto alla criminalità organizzata.
Più recentemente, Giulietta, Giulia, Tonale e Stelvio hanno raccolto questa eredità, aggiornandola alle esigenze contemporanee in termini di prestazioni, sicurezza e tecnologia. In questo percorso, l’automobile non è stata solo uno strumento operativo, ma anche un elemento di immediata identificazione istituzionale.
Fotogallery: Tutte le Alfa Romeo dei Carabinieri
Un libro che intreccia motori e storia nazionale
Pubblicato da Giunti Editore e Giorgio Nada Editore, il volume è costruito in cinque capitoli che seguono non tanto la cronologia dei modelli quanto quella del Paese. Dalla ricostruzione postbellica al boom economico, dagli anni di piombo alla lotta all’antistato, fino ai nuovi equilibri globali, ogni fase storica trova un riflesso nelle vetture impiegate dall’Arma.
Santo Ficili, CEO di Alfa Romeo e COO di Maserati, ha dichiarato:
“Alfa Romeo è parte della memoria collettiva del nostro Paese, così come lo sono i Carabinieri [...]
Questo volume rende omaggio a una lunga alleanza costruita su fiducia, rispetto reciproco e servizio al Paese".
La 1900 M “Matta” rappresenta l’Italia che riparte; la Giulia Super interpreta la fiducia del miracolo economico; l’Alfetta blindata racconta gli anni più difficili del conflitto interno; Alfa 90 e 75 diventano simboli di presenza e controllo del territorio; i modelli più recenti testimoniano invece la continuità di un rapporto che ha saputo rinnovarsi nel tempo.
Un patrimonio culturale oltre l’automobile
Quella tra Alfa Romeo e l’Arma dei Carabinieri è una collaborazione che va oltre la semplice fornitura di veicoli. È un capitolo di storia italiana in cui design, meccanica e servizio pubblico si sono incrociati lungo migliaia di chilometri, dalle grandi città ai piccoli centri.
Il Gen. C.A. Salvatore Luongo, Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, ha commentato:
"Le Alfa Romeo dell’Arma non rappresentano solo efficienza operativa, ma anche un segno riconoscibile della vicinanza dello Stato ai cittadini".
Le auto in livrea del Biscione, infatti, sono diventate, nel tempo, mezzi operativi ma anche simboli di prossimità, intervento e presenza sul territorio. Un patrimonio fatto di tecnica, memoria e cultura automobilistica che questo volume prova a fissare nero su bianco, raccontando il Paese anche attraverso le sue strade.
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