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Toyota porta le sue ibride a Uber per cambiare il ride-hailing

La partnership europea punta su efficienza e basse emissioni, partendo dai veicoli già più usati dai driver

Perché l’accordo Toyota-Uber cambia il ride-hailing elettrico
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

Più auto ibride ed elettriche sulle strade europee per il ride-hailing: è questo l’obiettivo del nuovo accordo tra Toyota Motor Europe e Uber. La collaborazione annunciata dalle due aziende punta a facilitare l’accesso ai veicoli elettrificati per gli autisti e i partner di flotta che operano sulla piattaforma Uber, accelerando la transizione verso modelli a basse e zero emissioni nel settore del trasporto passeggeri.

L’intesa sfrutta anche un elemento già consolidato: le Toyota, soprattutto ibride, sono da tempo tra le più utilizzate dai professionisti del ride-hailing in Europa grazie ai consumi ridotti, all’affidabilità e ai costi di gestione contenuti. Ora le due società vogliono ampliare ulteriormente questa presenza, offrendo ai driver nuove possibilità per passare a soluzioni più efficienti dal punto di vista ambientale.

Cosa prevede la partnership tra Toyota e Uber

Secondo quanto annunciato dalle due aziende, l’intesa ha un obiettivo chiaro: aumentare il numero di auto elettrificate utilizzate nel servizio di ride-hailing gestito tramite l’app Uber. Toyota Motor Europe metterà a disposizione la propria gamma di veicoli a basse e zero emissioni, mentre Uber offrirà ai propri autisti e ai gestori di flotte un canale privilegiato per accedervi, con formule che – a detta dei partner – mirano a essere più semplici e accessibili rispetto al mercato tradizionale.

La collaborazione nasce anche dal fatto che i modelli Toyota sono già molto diffusi fra i driver professionali europei, un segmento che negli ultimi anni ha accelerato sulla transizione verso ibride ed elettriche. In questo senso, l’iniziativa si inserisce nel solco di altri progetti del marchio nipponico legati alla mobilità condivisa, come dimostrano le esperienze del brand di servizi Kinto e i risultati ottenuti sul fronte flotte, oggetto di analisi in più occasioni anche nel settore, ad esempio con le iniziative sulle flotte Toyota Kinto.

<p>Toyota e KINTO</p>

Toyota e KINTO

Foto di: Toyota

Obiettivi: più elettrificate nel ride-hailing europeo

La parola chiave della partnership è elettrificazione. Toyota Motor Europe e Uber dichiarano di voler accelerare la sostituzione delle vetture tradizionali con modelli ibridi, plug-in o completamente elettrici impiegati per i servizi di trasporto passeggeri prenotati via app. L’accordo è pensato in particolare per chi passa molte ore al volante in contesto urbano, dove consumi e accesso alle aree a traffico limitato diventano fattori decisivi per la sostenibilità economica del lavoro.

Nel contesto europeo, in cui molte città stanno introducendo limiti sempre più severi alle vetture termiche, l’alleanza tra un grande costruttore e una piattaforma globale di ride-hailing può incidere in modo concreto sul parco circolante professionale. Pur senza entrare nei dettagli economici o nei singoli modelli coinvolti, le due realtà puntano a creare un percorso preferenziale per chi vuole passare a un’auto a basse emissioni senza doversi sobbarcare da solo costi e complessità dell’acquisto o della gestione diretta.

Implicazioni per autisti, flotte e città

Per i driver e i gestori di flotte che lavorano con Uber, la novità rappresenta soprattutto una maggiore possibilità di scelta sul fronte delle alimentazioni “green”. Chi vive di chilometri in città guarda a consumi, affidabilità e costi complessivi: aspetti su cui Toyota ha costruito una forte presenza nel mondo professionale e che oggi prova a capitalizzare con un accordo strutturato con la piattaforma di ride-hailing.

Per le amministrazioni cittadine, un maggior numero di auto a basse o zero emissioni dedicate ai servizi di trasporto on demand può contribuire a ridurre l’impatto complessivo del traffico privato e professionale. L’iniziativa va letta anche alla luce di altre mosse del marchio giapponese sul fronte della mobilità urbana e condivisa, dallo sviluppo di progetti di car sharing fino alle sperimentazioni legate alle zone a emissioni ridotte, temi già affrontati in analisi dedicate come quelle sui progetti Kinto nelle città italiane.